R E C E N S I O N E
Recensione di Alessandro Tacconi
You forgot that you came from the land of light,
they repaid the indifferent with stasis
while you threw ashes on the fire.
Jacopo Ferrazza, The Cave
Album di riconquista, appropriazione di se stessi. Lavoro che invita a ricontattare la parte più profonda di sé, quella da cui ci siamo separati… un milioni di anni fa?
È possibile?
L’importante è provarci.
Processo che parte dal profondo, che affonda nella meditazione, nell’intuizione della nostra caverna.
Prometheus quinto album del contrabbassista Jacopo Ferrazza è dunque un album concettuale? Assolutamente no, anche se lo sostiene un pensiero filosofico e compositivo molto preciso.

Musica innestata e derivata dalla contemporaneità, in cui il genere umano sembra allo sbando. Otto composizioni che riflettono lo spaesamento, l’essere fuori fuoco ma soprattutto la possibilità di una “redenzione”, attingendo al fuoco che portiamo dentro di noi.
And here I am, with open arms, no more fear of you!
Why don’t look at me? Stingy gods remember
I have many live sto rise as the sweetest of fiery titans.
Jacopo Ferrazza, Titan Rise
Otto storie che vivono di mutamenti sonori repentini, in cui gli strumenti acustici e l’elettronica si incontrano e allontanano di continuo.
Diverse atmosfere, dicevamo, che di volta in volta ci portano in ambienti differenti: dalle dilatazioni armoniche più meditative agli accumuli ritmici, dalle irruente progressioni rock alle distese liquide oscure e talvolta inquietanti ma necessarie.
Il fuoco è l’elemento fondante del mito a cui fa riferimento Ferrazza, e di esso ne fa propria la mutevolezza e l’energia.
I compagni di questo viaggio sono gli stessi del disco precedente, Fantàsia: Enrico Zanisi al piano e ai synth, Livia De Romanis al violoncello, Valerio Vantaggio alla batteria, Alessandra Diodati alla voce e ovviamente Jacopo Ferrazza al contrabbasso e ai synth.
Fire that blazes from me burns all the gray barren moors.
Now everything can be reborn
Jacopo Ferrazza, I Am Everywhere
In questo album continuamente si allude alla forza cangiante e rigenerativa, cui può accedere qualsiasi essere umano nel momento in cui si risveglia dal torpore in cui si trova.
Ogni brano si pone questo obiettivo: riuscire a dare una sferzata all’ascoltatore, metterlo nella condizione di percepire la possibilità del mutevole.
Dall’esordio quasi “cosmologico”, Prologue, all’exitus, I Am Everywhere, in cui abbiamo guadagnato, dopo una discesa nel profondo, una percezione ulteriore di noi stessi. Questo non significa che il percorso sia terminato: il dinamismo del brano, dopo una delicata introduzione, ci ricorda che siamo sempre in viaggio dentro/con noi stessi.
Ne trarremo gioia?
Possibile, ma non possiamo fare altrimenti.
Tracklist:
01. Prologue (01:08)
02. The Cave (06:31)
03. Prometheus (05:47)
04. The Rediscovery of Fire (07:03)
05. Pillory (06:51)
06. Titan Rises (05:06)
07. Oceanine Chorus (04:42)
08. I Am Everywhere (07:48)
Foto © Simone Angileri




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