R E C E N S I O N E


Recensione di Alessandro Tacconi

Fin dai suoi esordi discografici come leader alla fine degli anni Cinquanta e negli anni Sessanta, soprattutto con la Blue Note Records (tra i molti album sono assolutamente da ascoltare: Point of departure, Judgement, Pax… a cui collaborarono artisti del calibro di Eric Dolphy, Joe Henderson, Freddie Hubbard, Kenny Dorham, Tony Williams…), Andrew Hill mostrò una precisa identità compositiva, prendendo sempre più le distanze dalla scena hard bop in voga all’epoca.
Con il passare del tempo, il pianista e compositore ha mantenuto inalterato il proprio spirito di ricerca e la propria individualità senza inseguire il successo a tutti i costi, alternando la carriera di concertista a quella di insegnante.

La musica è la mia terapia,
il mio rifugio, la mia passione.
Andrew Hill

Ritratto in bianco e nero di Andrew Hill, pianista e compositore jazz, con uno sguardo intenso e una postura seria, di fronte a un pianoforte.

Successivamente, soprattutto dagli anni Ottanta, le registrazioni si diradano, quindi ci pare più che meritoria la ripubblicazione da parte di Palmetto Records del doppio album live A beautiful day, revisited, in cui vengono raccolte le registrazioni di tre serate, 24-26 gennaio 2002, al Birdland di New York dell’Andrew Hill Sextet plus Ten. I due CD non propongono i concerti per intero, ma sono una selezione di nove brani, la cui durata è rispettivamente di 39 e 43 minuti.

Oltre al pianoforte di Hill, fanno parte del sestetto i sassofonisti Greg Tardy e Marty Ehrlich, il trombettista, arrangiatore e direttore Ron Horton, Scott Colley al basso e Nasheet Waits alla  batteria. Il tentet è formato dai sassofonisti John Savage, JD Parron e Aaron Stewart, Jose Davila alla tuba, Charley Gordon, Joe Fiedler e Mike Fahn al trombone, Dave Ballou, Bruce Staelens e Laurie Frink alla tromba.  

Ogni concerto è un’occasione
per condividere la mia anima con il pubblico.
Andrew Hill

Il leader coinvolge Ron Horton per scrivere gli arrangiamenti dei brani e per la direzione durante l’esecuzione. In un ensemble che suona jazz, il direttore tiene conto di come si sviluppa il brano e quali sono i solisti da fare intervenire in un momento piuttosto che in un altro. Questo approccio rende ogni volta l’esecuzione differente dalla precedente. A Beautiful Day, ad esempio, viene proposta in due versioni, che differiscono di ben quattro minuti.

Il programma offerto nel doppio album è molto vario, grazie alla felice e originale scrittura di Andrew Hill. Faded Beauty, ad esempio, è lirica e intima, New Pinocchio giustappone la frammentazione a momenti corali, Bellezza ha come protagonista la tromba, che duetta nella seconda parte con la tuba.          

Direzione per l’uscita. Nella musica classica quello che si suona è già stato pensato, composto e scritto, e conta soprattutto l’interpretazione orchestrale, invece nel jazz si deve produrre musica istantaneamente, tenendo conto del feeling con gli altri musicisti.
Anche questa non è una novità, se non per quanto riguarda il modo di dirigere: Charles Mingus urla le proprie indicazioni da dietro l’ingombrante contrabbasso, mentre John Zorn siede sorridente di fronte ai musicisti, facendo dei cenni con le mani per modulare e (s)combinare quanto stanno suonando.
Nel caso dei sedici elementi dei concerti di Andrew Hill, ciò che abbiamo apprezzato è soprattutto la grande agilità dell’insieme, dovuta anche alla qualità degli arrangiamenti.   

Tracklist:
01. Divine Revelation (8:16)
02. Faded Beauty (11:27)
03. New Pinnochio (7:37)
04. A Beautiful Day (11:57)
05. J Di (5:50)
06. 5 Mo (6:38)
07. Bellezza (8:41)
08. A Beautiful Day (Thursday) (16:04)
09. 11-8 (6:06)

Photo © Lourdes Delgado

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