R E C E N S I O N E
Recensione di Luca Onyricon Giglio
Il leggendario chitarrista-bassista-saxofonista canadese del Québec René Lussier celebra quest’anno cinquant’anni di carriera musicale, e lo fa in grande con la pubblicazione del pirotecnico Fiat Lux (Circum Disc, 2025). Il musicista celebra la sua amicizia creativa con il batterista-percussionista svizzero (anch’egli residente a Montreal dal 2000) Robbie Kuster, rinnovando la formula chitarra-batteria che Lussier ha spesso esplorato (in particolare con Chris Cutler e Pierre Tanguay negli anni ’90), e che insieme dà il titolo a questo nuovo scintillante lavoro.
Fiat Lux presenta quattordici brani brevi ed eclettici e funge da parco giochi di musica contemporanea per gli intraprendenti autori, che avevano un solo principio guida: sperimentare e dare libero sfogo alle idee più audaci, ma senza prendersi troppo sul serio. Il disco mette in risalto le voci sempre creative, sovversive e idiosincratiche di Lussier e Kuster, nonché il loro acuto e gioioso senso dell’umorismo. “È tutto incentrato su libertà, gioia e accettazione. Profondamente radicato nel rispetto e nell’amore. E questo si irradia attraverso la musica“, afferma Kuster.

E infatti nel loro primo album in duo abbracciano tutto il possibile con amore, dalle acrobazie di chitarra e batteria, ai groove edificanti, dagli spoken dadaisti, ai canti esoterici, al gamelan distorto, agli attacchi metal esplosivi e ai giochi sonori con una sega, un organo a unghie e uno spazzolino elettrico; creano molte deviazioni imprevedibili, un sacco di divertimento e un’ispirante sensibilità per la spontaneità e la decostruzione dei generi musicali.
E allora via sulle montagne russe con il funk rock di Troc iniziale, con i suoni concreti sulla parsimoniosa Ayoye (e Clous épinette più avanti), il folk-jazz-hop su Rien D’acquis e l’heavy metal su Rock 66 che ci porta dritti al giro della morte prima della fine della corsa.
La tracklist però intraprende anche deviazioni inaspettate con la meditativa Jew’s Harp and Toothbrush e si conclude prima con una splendida e introspettiva cover di Haven’t Been Where I Left di Ornette Coleman (eseguita per la prima volta dai Bang on a Can All-Stars) e infine con una versione esplosiva di una breve traccia del compositore e poeta francese di inizio Novecento Albert Larrieu, dal titolo appropriato, Biscuit – La Feuille d’Érable
Una produzione musicale dunque che riflette lo spirito giocoso ed eccentrico di due musicisti di avant-jazz decisi a sperimentare di tutto non escludendo nulla in fase di arrangiamento e nell’uso della strumentazione. E lo fanno in toto, partendo addirittura dall’artwork e dal titolo del disco scegliendo Fiat Lux, un’espressione latina che significa “sia fatta la luce” a stagliarsi perfettamente su una enigmatica copertina raffigurante due fiammiferi con le teste congiunte (un’idea di Lussier, realizzata dal musicista e amico Robert Marcel Lepage), che cattura perfettamente le dinamiche del duo e del concept artistico dell’intero lavoro.
In definitiva, questo primo duetto dopo mezzo secolo di attività è un bel modo di guardare indietro, allo specchietto retrovisore, senza dare l’impressione di farlo. Un’occasione in cui René Lussier ci offre ancora una volta tutta l’originalità del tesoro del suo linguaggio.
Tracklist:
01. Jumeaux (0:25)
02. Troc (3:32)
03. Ayoye (1:46)
04. Rien d’aquis (3:40)
05. Guimbarde Et Brosse à Dents (1:58)
06. Bidou (2:47)
07. Sauvé (3:00)
08. Clous Épinette (2:12)
09. Figure (0:55)
10. Rock 66 (4:49)
11. La Valise Du Vendredi (2:17)
12. Fiat Lux (3:30)
13. Haven’t Been Where I Left (5:45)
14. Biscuit – La Feuille D’Érable (4:21)
Photo © Julie Gauthier






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