R E C E N S I O N E
Recensione di Mimmo Stolfi
Dan Weiss e l’arte di far cantare il caos
Un viaggio tra lirismo obliquo, architetture ritmiche e improvvisazione collettiva nel nuovo album ‘Unclassified Affections’.
Una tensione particolare, sotterranea percorre Unclassified Affections, l’ultimo lavoro del batterista e compositore Dan Weiss. Non è la tensione del virtuosismo ostentato, né quella di un’intellettualità chiusa in sé stessa. È una tensione creativa, viva, pulsante, che nasce dall’incontro tra struttura e spontaneità, dalla volontà di scrivere per dei musicisti e non per degli strumenti, dal desiderio – raro, oggi – di rendere ogni brano un’esperienza emotiva irriducibile alle sue parti.
Dan Weiss ha chiamato a raccolta tre tra i musicisti più inventivi della scena newyorkese: la vibrafonista Patricia Brennan, il chitarrista Miles Okazaki e il trombettista Peter Evans. Insieme formano un quartetto che sfugge alle gerarchie canoniche e si muove come un organismo cangiante, capace di improvvisare collettivamente con la stessa precisione con cui esegue passaggi intricati e metricamente fratturati. Il suono è timbricamente seducente, alieno rispetto al formato jazz tradizionale, eppure profondamente radicato in una pratica d’ascolto intensiva, esigente, che interroga e amplifica la forma canzone.

A partire dal titolo – tratto da Gita al faro di Virginia Woolf – si intuisce l’ambizione culturale di questo progetto. Ma non c’è nulla di didascalico: le “affezioni non classificate” di Weiss sono emozioni complesse, stratificate, che sfuggono alle definizioni rapide e ai sentimenti pronti all’uso. La title track apre il disco con un lento svelarsi: Brennan disegna al vibrafono arabeschi evanescenti, seguita dalle frasi oblique di Okazaki e dalle intromissioni sottili di Evans. Weiss entra in punta di bacchetta, ma con la consueta lucidità architettonica: non accompagna, piuttosto articola, suggerisce, plasma l’energia.
L’album alterna momenti di riflessione sospesa a esplosioni controllate di caos. Holotype è un labirinto ritmico in cui i quattro musicisti si inseguono e si sorpassano in tempi dispari, mentre Mansions of Madness parte da un riff granitico per poi esplodere in una spirale di distorsione e frammentazione che non rinuncia mai alla chiarezza formale. Existence Ticket sembra quasi citare la fusion elettrica di Bitches Brew, ma riformulata in un linguaggio secco, postmoderno, in cui groove e astrazione si danno battaglia.
In Perfection’s Loneliness, Brennan e Evans si muovono con eleganza minimalista tra pause e sussurri, dando vita a una ballata rarefatta, a tratti struggente. È forse il brano più lirico del disco, ma anche il più silenziosamente radicale: la sua lentezza è un atto di resistenza in un panorama musicale che corre sempre più in fretta. Plusgood, con i suoi echi di ritmi africani e sfumature brasiliane, mostra invece il lato più danzante e poliritmico del gruppo, mentre Consoled Without Consolation scava in profondità, combinando polifonia e tensione drammatica, fino a un climax collettivo che pare trattenere il fiato per non spezzare l’incanto.
Il disco si chiude con Dead Wall Revelry, una suite di oltre nove minuti che distilla tutto il senso del progetto: un crescendo lento, mai lineare, dove ogni gesto strumentale sembra rispondere a una logica interna, segreta, ma inevitabile. Evans tocca qui forse il vertice espressivo, trasformando la sua tromba in voce interiore, interrogativa, lirica fino allo spasimo. Il finale non è una chiusura, ma un varco che resta aperto, un invito all’ascolto ripetuto.
Unclassified Affections è un lavoro che non seduce con facilità, non strizza l’occhio a mode o nostalgie. Ma per chi è disposto ad abitare il suo paesaggio in trasformazione, a perdersi nei suoi intrecci ritmici, nelle sue pause eloquenti, nelle sue esplosioni improvvise, è un disco che regala molto più di ciò che promette. È jazz, certo. Ma anche musica da camera mutante, teatro interiore, architettura emotiva. È Dan Weiss al suo meglio: instancabile, rigoroso, ispirato. E vivo, profondamente vivo.
Tracklist:
01. Unclassified Affections (4:35)
02. Holotype (7:28)
03. Perfection’s Loneliness (6:46)
04. Mansions of Madness (5:19)
05. Consoled Without Consolations (6:48)
06. Existence Ticket (8:10)
07. Plusgood (7:46)
08. Dead Wall Revelry (9:39)
Photo © Stephanie Ahn-Weiss


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