R E C E N S I O N E


Recensione di Sabrina Tolve

Con Heartstrings, Snowpoet (il progetto guidato dalla voce di Lauren Kinsella e dalla scrittura/produzione di Chris Hyson) prosegue il suo percorso verso un jazz intimista che parla anche di folk e di dream-pop. L’album privilegia l’ascolto ravvicinato: qui la voce diventa strumento principale, le trame strumentali sono sottili e curate, e ogni brano sembra pensato per creare uno spazio di attenzione dove parole e suoni si rispondono.
Il disco conferma la cifra estetica del duo: arrangiamenti essenziali ma ricchi di dettagli, una predilezione per i contrasti dinamici e una scrittura che ama la sospensione. Heartstrings è un lavoro che cresce con l’ascolto, rivelando piccoli elementi (un pedale di pianoforte, un’eco elettronica, un fiato lontano) che trasformano la semplicità apparente in profondità emotiva.

Due artisti in un'immagine sfocata con colori vividi, uno accanto all'altro, in un ambiente intimo.

L’apertura con tenderness instaura subito il tono del disco: lento, avvolgente, sospeso. La vocalità di Kinsella si apre come una carezza ma contiene anche tensione — un’intimità misurata che trova nel tappeto armonico di Hyson il suo sostegno. È un brano d’atmosfera che invita a modulare il respiro, e che si immerge quasi nel più strutturato Our World che allarga il campo lirico. La melodia si imprime con delicatezza, mentre gli arrangiamenti costruiscono un senso di spazio sociale ma filtrato dalla lente personale della cantante. New Tree 109A presenta invece un paesaggio sonoro che sa di metamorfosi: qui emerge l’attitudine del disco a fondere natura e memoria. one of those people è un altro brano intimo, quasi diaristico: poche note capaci di raccontare identità e appartenenze. La struttura lascia spazio a pause che valgono più di mille parole – e in qualche modo è un ottimo allaccio a (interlude), breve pausa strumentale che riorienta l’ascolto, con riverberi e un senso di calma che preparano la seconda parte dell’album. Living to Live è uno dei momenti più pieni ed espansivi: costruzione graduale, sviluppo melodico e un arco emotivo che porta lontano. Il tema è esistenziale ma raccontato senza retorica, con una sottile gloria che nasce dall’ordinarietà. Host invece lavora su sospesi e risoluzioni nervose. forest_bathing, uno dei miei brani preferiti, è immersivo e sensoriale: il titolo indica bene l’intento. Atmosfere palpabili, suoni che richiamano l’ascolto della natura e un senso di cura che attraversa la traccia come una passeggiata meditativa. FOR YOU è una dichiarazione, un invito che non scade mai nella banalità. Chiude l’album Skin che è un brano lungo e denso. C’è contatto, presenza. La lunghezza permette un lento dipanarsi tematico e sonoro, fino a un finale che lascia una sensazione di compiutezza sospesa.

Heartstrings è un disco che conferma Snowpoet come un progetto capace di coniugare precisione jazzistica e sensibilità narrativa. È un album per chi ama l’ascolto attento: non offre immediate esplosioni ma piccoli miracoli di dettaglio — una frase ben cantata, un accordo che risuona più a lungo del previsto, uno spazio silenzioso che parla. Lauren Kinsella e Chris Hyson costruiscono qui un mondo sonoro coerente e affettuoso, perfetto per chi cerca musica che sappia toccare senza urlare.

Tracklist:
01. tenderness (5:42)
02. Our World (4:45)
03. New Tree 109A (4:33)
04. one of those people (4:47)
05. (interlude) (2:29)
06. Living to Live (5:23)
07. Host (4:17)
08. forest_bathing (3:41)
09. FOR YOU (4:42)
10. Skin (5:45)

Photo © Alex Bonney

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