R E C E N S I O N E


Articolo di Monica Gullini

Ops, l’ha fatto di nuovo. E ancora una volta stupisce e ammalia. Signore e signori, David Byrne è tornato con Who Is the Sky? e non ha affatto intenzione di mollare il colpo. A sette anni dall’acclamato American Utopia, l’ex testa parlante raduna attorno a sé collaboratori di tutto rispetto, a partire dal produttore, Tom Hull alias Kid Karpoon (già vicino ad Harry Styles) per poi passare alla Ghost Train Orchestra e al percussionista Mauro Refosco. Nel mezzo i tamburi di Tom Skinner e la straordinaria St Vincent, già al fianco di Byrne in Love This Giant.
Mettiamo subito le carte in tavola: è un lavoro spensierato, al quale Kid Karpoon con synth e ritmi frenetici ha dato un taglio sfacciatamente pop. Un incontro perfetto dunque, se si pensa che il musicista statunitense ha fatto della leggerezza il suo vessillo per anni.

Un uomo in giacca bianca con una mano sollevata verso una luce, su sfondo blu.

Un ragazzo che conobbi una decina d’anni fa definí i Talking Heads fautori di un genere “immotivatamente felice”. Amico mio, risposi, quando sei un genio della musica puoi permetterti tutto, anche una certa dose di realismo nascosta dietro una apparente spensieratezza. David Byrne è sempre stato l’uomo della dicotomia, diviso tra l’essere e il volere, ed Everybody Laughs è l’esempio più lampante di una spaccatura che si ricuce. La chitarra gipsy, in apparenza scanzonata come percussioni e archi, scava a fondo nell’animo dell’interprete e di St Vincent che lo accompagna ai cori, evidenziando una certezza granitica: possiamo ridere o piangere, cercare suggerimenti dal soffitto o nella spazzatura, sempre nel posto da dove siamo venuti dobbiamo tornare. La sinfonica When we are singing, forte di potenti assoli di violino e synth delicati, torna sul tema della mortalità, ma il sorriso deve prevalere anche nei momenti più difficili. Ecco allora trovare ispirazione quotidiana dalla confusione di una casa e degli oggetti che la abitano nel funky di My apartment Is my friend (i muri e le finestre possono connetterci, come durante la pandemia) e continuare con A Door called no, canzone in cui una porta spiega al musicista il motivo per cui non dovrebbe aprirla. È una traccia dolce e nostalgica, in cui l’artista parla di come gli venga consigliato di planare sulla vita con leggerezza per trovare usci aperti, ed è ciò che succede una volta incontrata una ragazza che lo ama: ogni cellula, ogni atomo, ogni essere vivente annuiscono al suo passaggio, finalmente la porta giusta si spalanca! What is the Reason for It, a metà tra Tomorrow di Amanda Lear e le incursioni di una band mariachi, racconta l’eterno conflitto tra cuore e cervello (stupendo il duetto con Hayley Williams), mentre I Met the Buddha at a Downtown Party mette in scena il surrealismo che ha reso David famoso, in un dialogo paradossale tra l’artista e la divinità che ha definitivamente abbandonato le preoccupazioni ultraterrene per abbracciare i piaceri mortali. La tematica che emerge è quella di dare attenzione alle piccole cose di ogni giorno e il messaggio si rafforza in Don’t be like that, brano che sembra ammonire l’ascoltatore ma che in realtà vuole dirgli di essere semplicemente se stesso, con pregi, difetti e persino vaghe ambientazioni folk. La hitcockiana The Avant Garden, uno dei pezzi più riusciti dell’album (che grande qui la Ghost Train Orchestra) snuda il fianco a fascinazioni no wave tanto care all’artista statunitense. L’avanguardia, ci ricorda Byrne, vuol dire tutto e niente e in fin dei conti ciò che vede non gli aggrada poi molto; apparire sempre giovani e avere un bell’aspetto ha le sue controindicazioni.

Uomo pensieroso con camicia bianca e gilet blu, posato su uno sfondo scuro.

Le persone ci giudicano dal nostro aspetto / Guardano la copertina e non leggono il libro / Lo fanno a te e lo fanno a me, canta perso nella melodia maccarthiana di Moisturizing Thing mentre i violini si soffermano sulla crema idratante che l’ha reso un bambino di tre anni. In fin dei conti, I’m an outsider, ribadisce nel brano seguente, fermo nella sua posizione e bravo a farsi largo tra gli ottoni e le sonorità calypso del finale. Non mi importa cosa dici, probabilmente pensi che sia strano, io so chi sono, dove sono stato, aggiunge ancora una volta Byrne, nel tentativo finale di forzare la mente dell’interlocutore, vista come un club il cui accesso è consentito solo a pochi eletti. La chitarra di She Explains Things to me racconta un mondo che si dispiega poco a poco (non sfigurerebbe affatto in un album di Lucio Corsi), mentre la trascinante The Truth, animata da tamburi e ritmi latini, prende in prestito un’affermazione di Norma Shearer per svelare una certezza granitica. “La verità, mia cara, è l’ultima cosa che un uomo vuole sentire”, esclama l’attrice, a cui fanno eco le parole di David. La vita è fugace, noi siamo fragili e mortali perciò meglio godere delle piccole cose senza porsi troppe domande.

Sì conclude così Who Is the Sky?, un disco strano, effervescente, stravagante, una miscela esplosiva di pop, atmosfere tribali e testi surreali. È difficile stabilire chi possa essere il cielo tra il bambino di tre anni, il Buddha che si rimpinza alla festa o il cantore della verità ma una cosa è certa: benedetta l’AI che per una volta l’ha fatta giusta, confondendo “guy” con “sky” e rendendo surreale all’ennesima potenza un album costellato da momenti paradossali. Il doppio senso e le mille sfaccettature di termini e suoni sono sempre state il marchio di fabbrica dell’ex testa parlante: d’altronde, non lo dicevano pure i Led Zeppelin che a volte le parole hanno due significati?

Who Is the Sky? è un lavoro ottimista che però muove profonde riflessioni: qual è il nostro posto nel mondo? Questo sfrenato consumismo ci porterà lontano? Siamo davvero capaci a non fare entrare in rotta di collisione testa e cuore? Possiamo vivere in maniera autentica, nonostante scenari politici poco incoraggianti?

Dimenticavo: la frequentazione col ragazzo che parlava di “felicità immotivata” è durata quanto un gatto in tangenziale, ma questa è un’altra storia.

Tracklist:
01. Everybody Laughs (3:48)
02. When We Are Singing (3:24)
03. My Apartment Is My Friend (3:03)
04. A Door Called No (2:35)
05. What Is The Reason For It? (3:11)
06. I Met The Buddha at a Downtown Party (3:14)
07. Don’t Be Like That (3:01)
08. The Avant Garde (3:42)
09. Moisturizing Thing (2:42)
10. I’m an Outsider (3:32)
11. She Explains Things To Me (2:19)
12. The Truth (3:02)

Photo © Shervin Lainez

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