L I V E – R E P O R T


Articolo di Daniela Pontello, immagini sonore © Natascia Caronte

Un viaggio vocale tra radici, rituali e rivoluzioni interiori.

In un’atmosfera raccolta e vibrante, Mila Trani ha incantato il pubblico del Blue Note con un concerto che è stato un rito sonoro, un attraversamento emotivo, una dichiarazione d’identità. La cantautrice e arrangiatrice, che vive tra Barcellona e Milano, ha presentato il suo primo progetto solista Menta Selvatica, un concept album che esplora il femminile attraverso miti, personaggi e rituali, mescolando sonorità mediterranee, jazz, ritmi caraibici, flamenco, fado e folklore italiano.

La voce di Mila – potente, duttile, capace di passare dal sussurro al canto rituale – ha guidato il pubblico in un viaggio che toccava terre lontane e intime. I brani, spesso introdotti da brevi racconti o riflessioni, hanno costruito un ponte tra tradizione e contemporaneità, tra corpo e spirito.

Il concerto ha attraversato generi e geografie con naturalezza: canti curdi e ottomani si sono intrecciati con ritmi afrobrasiliani e afrocubani, mentre le armonie jazz si fondevano con melodie greche e indiane. Mila ha mostrato una padronanza rara della voce come strumento, sperimentando con loop, effetti e tecnologie vocali senza mai perdere autenticità.

La scaletta ha seguito un arco narrativo coerente, alternando momenti di introspezione a esplosioni ritmiche, con arrangiamenti raffinati e una presenza scenica magnetica. Mila era accompagnata da Bartolomeo Barenghi alla chitarra collaborazione dal 2020, Sandrine Robilliard al violoncello e Martí Hosta alle percussioni.

È stata un racconto in sé:

  1. Avorio – apertura sospesa, voce e silenzio si incontrano in un respiro che prepara al viaggio.

2. Sentimento – cover intensa e personale del brano degli Avion Travel. Una canzone che le ha sempre parlato di ricerca, di esplorazione interiore. È come un viaggio musicale che si apre all’orizzonte, dove ogni nota è una possibilità e ogni silenzio una domanda. Un percorso che non cerca risposte definitive, ma si nutre di dubbi, di emozioni sfumate, di visioni che cambiano a seconda di chi ascolta. Per Mila, rappresenta anche la fine di un ciclo: il suo stesso cammino artistico che trova compimento con l’uscita del disco. Ha scelto di interpretarla perché nutre una profonda ammirazione per gli Avion Travel. Li considera un esempio raro di libertà creativa: capaci di mescolare generi, linguaggi e tradizioni senza mai perdere autenticità. Una dimostrazione che si può fare musica colta, radicata, fuori dalle logiche commerciali, e arrivare comunque al cuore delle persone. Ha introdotto il brano con una frase di valore simbolico e politico: “La terra palestinese ai palestinesi”. Un gioco di parole che è anche un invito a riflettere sul senso di appartenenza, sull’identità, sulla necessità di restituire dignità alle radici.

3. Tupanara – un omaggio alla forza ancestrale.

4. Senza sfiorire – canto di resistenza e dolcezza, con richiami al fado.

    5. Sorella malinconia – dialogo intimo tra voce e violoncello, una carezza che scava nel profondo. La malinconia può diventare un ponte verso la memoria che è l’architettura della ns vita trasformandosi ora per lei in alleata.

    6. Menta selvatica – title track, potente e rituale, con influenze mediterranee e flamenco. Ha scelto Menta selvatica come titolo dell’album perché questa pianta racchiude per lei un mondo di significati. Ha un profumo immediatamente riconoscibile, un carattere generoso e lenitivo, ma anche una natura ribelle: cresce ovunque, si insinua tra le crepe, resiste. In questa forza gentile rivede il suo modo di vivere e di creare: spontaneo, istintivo, ma radicato. Il titolo porta con sé anche un richiamo più antico, legato alle sue origini salentine. In quella terra, fin dal Medioevo, si praticava il tarantismo: una forma di guarigione attraverso la musica e la danza, che portava chi ne era colpito in uno stato di trance liberatoria. Nei testi di Ernesto De Martino, la menta compare tra le erbe offerte alla “tarantata”, la donna ferita nel corpo o nell’anima, in cerca di sollievo. Il brano che dà nome al disco incarna tutto questo. Inizia con un ritmo ipnotico, quasi rituale, e si sviluppa fino a un momento di improvvisazione che rappresenta la liberazione, il passaggio. È la metafora perfetta di ciò che ha significato per lei comporre questo lavoro: un processo di trasformazione, di ascolto profondo, di ritorno alle radici per poterle superare.

      7. Nenna ne\zitella

      8. O bem do mar\ Vacanze romane – rilettura del classico dei Matia Bazar. Mila ha cantato “Roma, dove sei? Eri con me. Oggi prigione tu, prigioniera io” con una malinconia che ha attraversato la sala, restituendo alla canzone il suo senso profondo di perdita e nostalgia.

      9. Essenza – brano sospeso, con loop vocali e armonie jazz.

      10. Cerco – cantata a voce nuda con il pubblico: un gesto di vulnerabilità e vicinanza.

      11. Lontano – viaggio interiore, con atmosfere greche e ottomane.

      12. Ninna nanna – fuori scaletta, come dono finale: una melodia dolce e antica, cantata a voce nuda, che culla, che resta.

        Menta Selvatica è un invito a riscoprire la voce come radice, come rito, come rivoluzione.
        Nel suo saluto è come se Mila ci avesse detto: “Ora potete andare, ma portate con voi questa voce che vi protegge.”

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