L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore di Paola Tieppo
Nonostante ne avessi già sentito parlare, per la prima volta mi sono trovata a raggiungere Tortona, invitata ad assistere alle due serate di Arena Derthona Jazz edizione 2025. Apprendo così che la cittadina piemontese ospita dal 2010 un festival culturale estivo con una “sezione” jazz a cura di Charly Bergaglio e nei vari luoghi designati si sono esibiti artisti di indiscusso prestigio internazionale, quali Chick Corea, Burt Bacharach, Esperanza Spalding, Pat Metheny, Stefano Bollani, Hiromi, Enrico Rava e Dado Moroni con Danilo Rea. A questi si aggiungono altri importanti nomi del panorama italiano più cantautoriale, come Sergio Cammariere, Eugenio Finardi, Franco Battiato, Francesco De Gregori e Nino Buonocore. L’elenco sarebbe lungo e ricco di proposte tali da incontrare i più diversi consensi ed attrarre numeroso pubblico. Quest’anno la scelta è caduta su Raphael Gualazzi, in apertura, e su Frida Bollani Magoni, in chiusura, con Mark Glentworth. Purtroppo, a causa di uno spiacevole imprevisto, ho dovuto rinunciare al secondo concerto che sarebbe stata interessante occasione di riascoltare la giovane pianista e cantante, figlia d’arte, un paio d’anni dopo averla conosciuta live a Milano. Oltretutto qui era accompagnata dal compositore, pianista e percussionista britannico in azione al vibrafono, strumento che prediligo e ben si accosta al pianoforte… ma così è andata!

Raphael Gualazzi, classe 1982, nato ad Urbino, dopo gli iniziali studi di pianoforte classico ha ampliato i suoi orizzonti musicali spaziando fra blues, jazz, soul, pop e cantautorato, componendo, arrangiando, suonando e cantando senza darsi alcun limite nella sua ricerca musicale. Il grande pubblico lo ha conosciuto per la partecipazione alla sessantunesima edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo (2011), in cui ha ottenuto il primo posto nella categoria Giovani. Attualmente si esibisce con vari progetti e formazioni che partono dal solo ed arrivano all’orchestra. Sul palco del Teatro Civico di Tortona, un gioiello di architettura neoclassica, datato 1836/1838, riccamente decorato da affreschi e stucchi, Gualazzi si è presentato solo, pianoforte e voce, e, a giudicare dagli applausi tributatigli, non ha deluso le aspettative degli spettatori. Entrambi i concerti erano ‘sold out’ da alcuni giorni e, considerata la capienza dichiarata di 450 posti, la direzione artistica non può che ritenersi soddisfatta, pensando da subito alla prossima edizione.
Anche con Gualazzi ho avuto una precedente esperienza live -quasi tre lustri fa!- ma ammetto che il ricordo è un po’ sbiadito. Da allora l’ho seguito non proprio assiduamente quindi un pizzico di curiosità c’è nello scoprire la sua evoluzione artistica. Il repertorio proposto è una successione di pezzi ‘pescati’ da generi ed autori molto diversi ma lo stile dell’esecutore è il trait d’union che li accomuna e li ‘firma’.

Con il brano d’apertura, il mio primo pensiero va al ragtime: un ritmo binario, veloce e vivacissimo, che mi ricorda le ‘vecchie’ comiche in bianco e nero. Così continua e i primi brani sono senza presentazioni: una sequenza di pezzi swingati e cantati, spesso con la voce alterata, calandosi nell’epoca in cui ho l’impressione che Gualazzi si riconosca meglio. Intercalati, si levano un omaggio alla “blueswoman” Bessie Smith, la più popolare e rappresentativa cantante jazz e blues degli anni venti e trenta, con Careless Love Blues (1925), per ricordarla nell’anniversario preciso della sua scomparsa, avvenuta il 26/09/1937, ed uno ad Anne Brown, “più che jazz, una cantante lirica”, ed infatti la sua biografia la descrive come un soprano, scelta da George Gershwin nel 1933 per interpretare Bess a partire dalla prima mondiale della sua famosa opera Porgy and Bess (1935). Un altro tributo è al celeberrimo pianista francese Michel Petrucciani, con Charlie Brown (1994), ma sono molteplici, e multidirezionali, le sfaccettature che Raphael vuole mostrare. Un salto in Brasile con l’evergreen Garota De Ipanema (1962) di Tom Jobim ed una puntata in Italia con Vacanze Romane (1983), indimenticabile successo dei Matia Bazar, entrambe proposte in solo piano, ma naturalmente riarrangiate seguendo il proprio tempo vigoroso. Di più: anche Giuseppe Verdi entra nella set list con Falstaff e l’aria Cori di Zingarelli (1893), su cui il pianista ha creato un divertissement.

Ai numerosi brani altrui, sono intercalati alcuni pezzi originali: da Un Mare Di Luce (2013) a Crying Laughing (2016) passando per Follia D’Amore (2011), il famoso esordio sanremese. Nonostante il passare degli anni, Gualazzi appare sempre piuttosto timido quando deve parlare ed il suo tono di voce un po’ basso si contrappone all’energia e all’altezza del suono. Richiamato sul palco per un bis, la scelta, forse dettata dal difficile momento storico che il mondo sta attraversando, cade su Imagine (1971) di John Lennon e l’esecuzione, qui in controtendenza, ne rende una versione rallentata, delicata, dal testo cantato con ‘sofferta’ partecipazione.
Al termine, rimane l’eco di una performance da ricordare, piano piano il teatro si svuota, la notte si riappropria del suo mood silenzioso… #eiovadoadormirefelice







![Sonia Spinello con Sonia Candellone – Time don’t move [anteprima video + intervista]](https://offtopicmagazine.net/wp-content/uploads/2026/04/Spinello_Candellone_ETEREA-©Riccardo-Botta.jpg)
Rispondi