R E C E N S I O N E


Recensione di Alessandro Tacconi

Il pluripremiato pianista scozzese Fergus McCreadie pubblica anche il suo quinto album, The shieling, con Edition Records, a un anno di distanza dal precedente Stream. Affiancano il leader il contrabbassista David Bowden e il batterista Stephen Henderson.
Le registrazioni sono avvenute in un cottage a North Uist, un’isola delle Ebridi scozzesi. È un luogo molto suggestivo sia per quanto riguarda la fauna che per la presenza di un antico cerchio di pietre, ricoperto da torba paludosa, colline basse dove si respira una grande energia, anche grazie alla potenza dell’oceano.
The shieling è stato registrato in cinque giorni. A differenza dei precedenti in cui ogni aspetto delle composizioni era stato deciso prima, in questo caso molto è stato lasciato all’ispirazione del momento e a quanto si creava durante la registrazioni. Hanno anche avuto un ruolo importante nella realizzazione dell’album la produttrice Laura Jurd e il tecnico Gus Stirrat, che hanno lavorato su di un centinaio di take.

Soffiano da ogni parte i venti della terraferma,
che cosa ce ne facciamo noi quaggiù
che abbiamo davanti il mare blu come il cielo,
che guarda dentro i nostri occhi
infondendoci tutta la sua voglia di vivere?
(J.T. Alexander, Ballate marine, Un pound di sale marino)

Ogni brano di questa album ci porta in luoghi dove la natura è incontaminata. Proprio questo aspetto lo si percepisce dalla qualità delle composizioni: dinamiche, delicate, poetiche e gioiose.
Ogni traccia è caratterizzata da una profonda cantabilità, anche grazie al fatto che sono state riprese alcune melodie popolari. Dieci brani in cui quello più lungo dura poco meno di 7 minuti, per un totale di 45 minuti.
Immaginiamo storie che parlino di gente comune, abituata a strappare alla terra dura e alle acque ogni pezzo di cibo. Racconti di ordinaria quotidianità, dove a farla da padrone è la necessità di una rete di legami sociali forti e sentiti, quelli che non lasciano mai indietro nessuno.

Sentiva intorno questo profumo
Non c’erano fiori, non c’erano donne
Eppure avvinceva ogni suo senso
Ributtandolo ogni volta dieci passi indietro.
Fermati! Non ti affannare! Quanto hai da guadagnare
(J.T. Alexander, Ballate marine, I petali di velluto)

Il modo in cui è stata trattata la forma della ballata tradizionale ci ha colpito molto. Il linguaggio antico e quello del jazz contemporaneo sono stati mescolati con grande sapienza.
Tutto fluisce in modo organico, passando da un brano moderno a uno dove la tradizione viene attualizzata, senza che per questo ne sia snaturata la fonte dell’ispirazione.

L’incipit dell’album, il brano Wayfinder, esemplifica molto bene il tipo di approccio del trio alla materia sonora che ha deciso di registrare. È molto interessante come l’improvvisazione, anche partendo dalle melodie tradizionali, si sviluppi con grande naturalezza e libertà. Echi jarrettiani si sono proposti alla nostra mente nelle progressioni armoniche, ad esempio in Fairfiled o in Eagle Hunt, che è uno degli episodi più muscolari dell’album.

The shieling di Fergus McCreadie è un’ottima prova discografica, che ci ha convinto per le ragioni che abbiamo spiegato e perché, anche in questo caso, abbiamo avuto voglia di ascoltarlo ancora e ancora. Quale miglior regalo di un album che continui a invogliarne l’ascolto? 

Tracklist:
01. Wayfinder (05:25)
02. Sparrowsong (03:46)
03. Lily Bay (02:30)
04. Climb Through Pinewood (04:08)
05. Fairfield (04:42)
06. The Path Forks (06:50)
07. Windshelter (04:43)
08. Eagle Hunt (05:17)
09. Ptarmigan (04:32)
10. The Orange Skyline (04:0
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Photo © Dave Stapleton

One response to “Fergus McCreadie – The Shieling (Edition Records, 2025)”

  1. […] composita, con un altro trio, giust’appunto scozzese, quello di Fergus McCreadie – leggi qui. Il pianismo dell’Autrice, intrecciato con il contrabbasso e il battito leggero della […]

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