R E C E N S I O N E
Recensione di Riccardo Talamazzi
Rolf Lislevand ci mostra il suo Libro Primo con la stessa attenzione di chi sfiori le pagine d’una antica cinquecentina riesumata dall’oscurità del tempo. I brani che questo liutista porta in luce sono il viatico di un vero e proprio cammino verso l’estasi, una sospensione aurea nel panorama musicale europeo del XVI° e XVII° secolo che tuttavia ancora vibra, pulsa, si incendia di sentimento sotto le dita di questo musicista norvegese, all’opera con il suo secondo lavoro per ECM. Il Libro Primo rappresenta infatti un caso esemplare di reinvenzione filologica applicata al repertorio dell’alto barocco e delle prime pubblicazioni stampate ad opera di liutisti italiani e spagnoli, qui raccolte in un breve compendio appunto di opere prime. Il musicista nordico non si limita a riproporre le partiture di Kapsberger, Gianoncelli e altri autori italiani e spagnoli sostenitori di nuove musiche, ma interviene attraverso un’interpretazione che oscilla tra il rigore storico e una libertà formale che potrebbe definirsi quasi contemporanea, se pensiamo che i musicisti di allora improvvisavano lavorando sopra temi melodici scritti, grosso modo proprio come i jazzisti di oggi e così come in effetti opera con giudizio lo stesso Lislevand.

Poi c’è sempre qualcosa di sorprendente nei Libri Primi. Il primo gesto, il primo tentativo di ordinare il caos creativo in una forma compiuta di techne, il momento in cui l’artista ancora giovane decide di trasformare in materia sonora ciò che è stato fino a quel punto una pura intuizione e che poi, col tempo, acquisterà maturità perdendo però alle volte in spontaneità e furore creativo. Rolf Lislevand affronta questo territorio con una consapevolezza duplice, da un lato lo sguardo filologico, meticoloso, da interprete che conosce bene le fonti e dall’altro la volontà di rendere questa musica vitale, porosa, calorosamente espressiva. Lislevand sa che i maestri che decostruirono la polifonia non parlano più, oggi, il linguaggio della loro epoca, bensì il nostro. Per questo le sue interpretazioni suonano come arabeschi onirici, frasi che respirano nel silenzio oppure si agitano con vertiginosi scarti e improvvise implosioni. Alcuni brani diventano moduli geometrici a costruire una siepe d’intrecci in cui è bello esserne imprigionati, altri sono dinamici come uno sciame impetuoso di note riverberantesi in ogni direzione. La scelta soggettiva di modificare l’accordatura dello strumento, tra l’altro, non è un vezzo ma un atto di ricerca organologica che produce non solo variazioni timbriche ma anche un ripensamento della funzione armonica. Tale operazione rescinde il cordone ombelicale dall’idea di un’“autenticità” fissa, restituendo invece un variegato campo di possibilità sonore. Il risultato è un inaspettato caleidoscopio di suoni. A volte è l’arciliuto dai timbri cristallini a disegnare volute sottili come fili d’erba, altre volte è il chitarrone o tiorba a lasciar macchie di nero inchiostro con le sue corde basse e profonde. Ogni traccia sembra un cero fumigante che lasci la sua scia, un gesto fragile e al tempo stesso denso di potenza. In questo senso, l’album non è un mero documento, bensì un laboratorio di estetiche comparate. La polifonia rinascimentale a cui abbiamo sopra accennato, con la sua architettura imponente – un classico esempio è la musica di Giovanni da Palestrina (1525-1594) – viene qui in un certo qual modo semplificata a favore della monodia – la base della cosiddetta Nuova Musica a cavallo tra cinquecento e seicento – cioè un’unica linea melodica che respira libera e che può accompagnare un canto oppure essere seguita da un basso che non è più semplice sostegno ma può diventare spinta dinamica. Infatti le interpretazioni di Lislevand rinascono di continuo, come improvvisazioni calate in un paesaggio di antica immobilità che, ad ogni ascolto, si illumina di bagliori inattesi. In termini più generali, Libro Primo sembra dimostrare come il processo storico-musicale tenda ciclicamente a ricontestualizzare il passato in chiave del presente. La modernità percepita – che Lislevand stesso paragona all’impressionismo francese fino al jazz contemporaneo – non appare dunque fuori luogo. Essa è, anzi, la prova che ogni interpretazione, come lo stesso Lislevand afferma, è sempre e inevitabilmente un’improvvisazione. Lungo il decorso dell’album si ascoltano in filigrana passaggi che evocano musiche di là da venire d’impronta ottocentesca, brani che assomigliano sorprendentemente a frammenti di country acustico americano, momenti di ballate irlandesi alla Martin Carthy o alla Martin Simpson, malinconici flamenchi fino a progressioni armoniche discendenti che personalmente mi hanno fatto addirittura pensare a gruppi prog come i Genesis (!).

Dal Libro primo d’intavolatura di lauto (1611) di Johannes Hyeronumus Kapsberger (1580-1651), autore italiano figlio di padre austriaco ma di madre veneziana, emerge la Toccata Terza, l’approccio ideale a questo album. Siamo subito proiettati attraverso la sonorità pastosa del liuto in qualche ambiente nel cuore di un palazzo della Serenissima, con un musico che suona meditando sul lento trascorrere del Tempo. Quanta grazia melodica, in questi due minuti di armonica solitudine… Di Giovanni Paolo Foscarini (?-1649) da Ancona e da Li cinque libri della chitarra spagnola (1644) è tratta questa pensosa Tasteggiata, delicatamente arpeggiata e con vasti intervalli riflessivi, regno incontrastato della sonorità notturna della tiorba. La meraviglia continua con un altra traccia di Kapsberger, la Toccata Sesta, introdotta da un rapidissimo arpeggio alla Robbie Basho (!!) che prelude ad una progressione armonica discendente appoggiantesi su ritardi e sequenze di accordi alternati tra tonalità maggiori e minori. Sembra di ascoltare un’opera per chitarra di due, tre secoli posteriore. Gioia pura è quello che ci aspetta col brano seguente, la Corrente con le sue spezzate (1650), tratta da Il liuto di Bernardo Gianoncelli, detto il Bernardello (?-1650?), musicista probabilmente bergamasco – le notizie storiche su questi autori sono spesso incomplete e frammentarie. Un basso continuo accompagna una melodia saltellante e briosa di grande bellezza. Se avete mai ascoltato la chitarra del contemporaneo francese Pierre Bensusan ci potreste trovare più di un’analogia. Si torna a Kapsberger con la Toccata Quinta, all’interno di un mondo cortese con l’innata malinconia e le misteriose doleances di un musicista che cerca di leggere la realtà attraverso le lente giornate autunnali della sua Venezia. Di seguito s’intromette Lislevand con un proprio brano originale, la Passacaglia al Modo Mio, che ci fa capire quanto questo musicista nordeuropeo sia riuscito a penetrare nell’animo della musica mediterranea, reinterpretandone sospiri, dubbi, nostalgie e speculazioni dell’anima. Alcune reiterazioni melodiche che Lislevand utilizza in questo brano, qualche passaggio sulle corde basse e su corde doppie, sparse suggestioni deja entendù ci suggeriscono la genesi contemporanea di questa musica che però certamente non sfigura se collocata nell’ambito più generale di questi musicisti originali cinque-seicenteschi. Dal Libro terzo d’intavolatura di chitarone (1621) di Kapsberger viene estrapolata questa Toccata Seconda. Non c’è dubbio che le note dell’autore veneziano camuffino spesso un senso di distacco, un addio a persone o a momenti di vita vissuta, altrimenti non si spiegherebbero questa arie colme di echi provenienti da un indefinibile dimensione personale. Dal Trattato de Glossas (1553) dello spagnolo Diego Ortiz da Toledo (1510-1570) proviene la Recercada Sesta molto cadenzata, con i bassi parecchio in evidenza e un fraseggio di note veloci che giocano a nascondersi tra le timbriche gravi del chitarrone. Tornando a Karpsberger si va a curiosare nel Libro quarto d’intavolatura del chitarone (1604) con un brano dove le note iniziali in forma d’arpeggio mi hanno ricordato certi approcci solisti di un banjoista come Bela Fleck. Sempre dello stesso autore veneto è la seguente Toccata Seconda Arpeggiata, un vero John Fahey ante litteram – c’è persino da credere alla metempsicosi, in casi come questo (!). Si resta ancorati alla personalità di Karpsberger con questa Toccata Prima tratta dal Libro primo d’intavolatura di lauto, già feconda sorgente di alcuni brani descritti inizialmente. Immersa in un’atmosfera a metà tra la Laguna e il Mediterraneo, evidenzia un sforzo di ricerca e improvvisazione dell’Autore che Lislevand s’adopera di rivestire d’una patina velatamente moderna. La Gagliarda Prima, sempre di Karpsberger, è una danza dentro le cui battute si cerca una dilatazione temporale attraverso i numerosi rubati. Del resto il ballo corrispondente veniva chiamato danse des cinq pas, per sottolineare le movenze saltate che si muovevano a cavallo della battute musicali. Le seguenti Follias sono in parte attribuite sempre a Kerpsberger ed in parte ad Alessandro Piccinini da Bologna (1566-1638). Chiude la selezione un brano di Diego Ortiz, Ricercada Quinta, dove, tra le melodiche vibrazioni di metà cinquecento emergono, pur timidamente, gli elegiaci paesaggi spagnoli, celebrati secoli dopo da autori come Albeniz.
Libro Primo ci rivela, oltre la luminosa superficie, la sua natura più profonda. Siamo di fonte ad un’opera che, pur nel rigore della sua costruzione, rimane aperta, incompiuta, sempre in fieri. Una musica che cerca i suoi santi protettori nel passato ma che respira di improvvisazione, dove ogni interpretazione è davvero un’istantanea, mai replicabile allo stesso modo. Alla fine, l’album non si limita a restituirci un frammento di storia, ma diventa una visione d’insieme sul senso stesso dell’arte: la necessità, apparentemente universale, di riconfezionare il passato nell’estetica del nuovo, affinché il pubblico possa riconoscersi ancora una volta nello stesso contenuto emotivo.
Tracklist:
01. Kapsberger: Libro primo d’intavolatura di lauto: Toccata terza (2:01)
02. Foscarini: Li cinque libri della chitarra alla spagnola: Tasteggiata (3:22)
03. Lislevand: Intro / Libro primo d’intavolatura di lauto: Toccata sesta (3:51)
04. Gianoncelli: Il liuto di Bernardo Giaconcelli detto il Bernardello: Corrente con le sue spezzate (2:02)
05. Kapsberger: Libro primo d’intavolatura di lauto: Toccata quinta (3:03)
06. Lislevand: Passacaglia al modo mio (7:24)
07. Kapsberger: Libro terzo d’intavolatura di chitarone: Toccata seconda (3:17)
08. Ortiz: Trattado de Glosas: Recercada sesta (1:53)
09. Kapsberger: Libro quarto d’intavolatura di chitarone: Kapsberger (2:18)
10. Kapsberger: Libro primo d’intavolatura di chitarone: Toccata seconda arpeggiata (2:35)
11. Kapsberger: Libro primo d’intavolatura di chitarone: Toccata prima (4:08)
12. Kapsberger: Libro primo d’ intavolatura di lauto: Gagliarda prima (2:17)
13. Kapsberger: Libro primo d’intavolatura di chitarone / lntavolatura di liuto et di chitarrone: Folias (5:23)
14. Ortiz: Trattado de glosas: Recercada quinta (3:08)
Photo 1 © Caterina Di Perri




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