L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore di Daniela Pontello
Il concerto è iniziato alle 22:00 e si è chiuso alle 23:15. Un’ora e un quarto vissuta tutta d’un fiato, senza pause né intermezzi. Bob Mould è salito sul palco da solo, con la sua chitarra elettrica e un amplificatore. Nessuna scenografia, nessun artificio: solo lui, il suono e la voce. Icona della scena alternativa e storico chitarrista degli Hüsker Dü, ha dimostrato ancora una volta la sua capacità di reggere il palco, con una forza espressiva che non ha bisogno di orpelli.
Al Legend ha confermato la sua coerenza artistica: un approccio essenziale, sincero e potente, che mette al centro la musica e la relazione diretta con il pubblico e questo ha reso l’esperienza ancora più intensa. Non è stato un concerto “spettacolare” nel senso comune. Ogni brano è stato un ponte tra passato e presente. La sua voce, segnata dal tempo ma ancora potente, e il rumore della chitarra hanno riempito la sala con una forza che non aveva bisogno di altro.

Dopo oltre quarant’anni di carriera, Mould continua a lasciare il segno con performance che uniscono energia punk, melodia e introspezione. Il concerto è stato l’occasione per presentare Here We Go Crazy, il quindicesimo album di Mould, pubblicato nel 2025. L’album contiene 11 brani inediti in poco più di mezz’ora, con un ritorno al suono diretto e melodico che richiama la sua storia con gli Hüsker Dü.
La scaletta non ha lasciato respiro: un flusso continuo, senza interruzioni, che ha reso evidente quanto Mould viva ancora la sua musica come urgenza. La serata ha attraversato tutta la sua storia, dai brani più recenti di Here We Go Crazy ai classici degli Hüsker Dü e dei Sugar. I momenti più intensi sono stati quelli in cui ha riportato sul palco la fragilità e la rabbia degli anni ’80: Hardly Getting Over It, Too Far Down, Never Talking to You Again. Canzoni che parlano di perdita, di identità, di resistenza, e che oggi risuonano con una forza diversa, più consapevole. I pezzi nuovi, come Here We Go Crazy e Next Generation, hanno mostrato che la sua energia creativa non si è spenta. Il rumore resta per lui un linguaggio di sincerità.

Quello che mi ha colpito di più è stato il suo stare lì, da solo, senza protezioni. Un uomo che porta con sé la memoria di un percorso difficile, anche identitario, e la trasforma in energia condivisa. Non c’era bisogno di grandi parole: bastava il suono, bastava il gesto. Alle 23:15, quando il concerto si è chiuso, la sensazione era quella di aver attraversato un viaggio compatto e intenso. Nessuna pausa, nessun calo: solo un’ora e un quarto di immersione totale. Uscendo dal Legend, la percezione è stata chiara: Bob Mould non ha bisogno di altro che di sé stesso e della sua chitarra per regalare un grande momento.
Setlist:
- The War
- Flip Your Wig (Hüsker Dü)
- I Apologize (Hüsker Dü)
- Hoover Dam (Sugar)
- Stand Guard
- Siberian Butterfly
- Sinners and Their Repentances
- The Descent
- Forecast of Rain
- Next Generation
- I Don’t Know You Anymore
- You Say You
- Here We Go Crazy
- The Ocean
- Daddy’s Favorite
- Black Confetti
- Hardly Getting Over It (Hüsker Dü)
- Too Far Down (Hüsker Dü)
- Never Talking to You Again (Hüsker Dü)
- Celebrated Summer (Hüsker Dü)
- See a Little Light
- If I Can’t Change Your Mind (Sugar)
- Something I Learned Today (Hüsker Dü)
- Makes No Sense at All (Hüsker Dü)













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