L I V E – R E P O R T – D A N Z A
Articolo di Alessandro Tacconi
Favoloso preambolo
L’arte crea e rigenera. L’arte pulsa della parte più profonda dell’essere umano. Nessun’altra espressione culturale è in grado di suscitare nello stesso tempo pari emozioni in una platea.
Il linguaggio artistico racconta di un tempo fuori dal tempo. Il mythos è forma epica di narrazione che nasce dal profondo. Tutte le narrazioni favolistiche ci parlano di questo “fuori tempo permanente”, che esiste nel tempo del racconto e quindi della messa in scena.
Cenerentola è uno dei capisaldi di questi racconti, che riportano ogni spettatore al tempo dell’infanzia. Il momento in cui i mostri e le creature terribili esistono veramente, ma il bimbo vuole avvicinarle per conoscerle e averne magari meno paura.
Il valore universale di quest’opera d’arte sta nel fatto che la si può vedere e apprezzare senza che parola venga proferita. Ciò accade con le maggiori espressioni dell’umano ingegno: la bestia umana ammutolisce davanti alla potenza dell’arte. Salvo nei cupi periodi in cui la mentalità fascista la fa da padrone, mettendo in campo la deprecabile cancel culture.

Trasformare è creare
Il favoloso regista e coreografo Philippe Lafeuille, coadiuvato da Hennion Flavie, ha portato sul palco del Teatro Menotti, dal 14 al 16 novembre, la fiaba celeberrima scritta e riscritta da Giambattista Basile nel XVII secolo ne Lo cunto de li cunti, da Charles Perrault alla fine del XVII e dai Fratelli Grimm all’inizio del XIX. Il gruppo di ballerini Chicos Mambo è composto dai giovani e talentuosi Audras Antoine, Chevalier Florent, Dobby Emmanuel, Kouadri Mohammed, Vitrano Stephane, e Mesia Philippe.
Il linguaggio dei corpi è senz’altro quello del balletto contemporaneo (meno male) ma, da teatrante, ho ravvisato anche molte analogie con il teatro danza e con quello circense.
Ad esempio: in quanti modi è possibile andare su di un monociclo? E poi: i sacchetti di plastica che cosa possono diventare, come li possiamo trasformare? Possiamo mutarne la consistenza e l’identità? E che dire dei mocho? Servono a pulire i pavimenti, certo, ma perché non indossarli o ballarci sopra intanto che si fanno le pulizie. E le famigerate bottiglie di plastica? Perché non farle diventare dei fuochi d’artificio al momento del bacio di Cenerentola con il Principe.
Un balletto di trasformazione degli oggetti e dei corpi dei ballerini, che si piegano, fondono l’uno nell’altro, spariscono e appaiono magicamente in modi sempre nuovi e flessuosi.
Le coreografie sono risultate al tempo stesso complesse e di grande effetto, eppure fruibili e spesso ironiche. Le risate del pubblico hanno sottolineato quest’ultimo aspetto.

Costumanze visionarie
Petitpierre Corinne ha sfoggiato un’inventiva sfrenata, che ci ha fatto venire alla mente la pellicola Crudelia di Craig Gillespie con una straordinaria Emma Stone. In quel caso una certa estetica punk si contrapponeva a un modo di concepire gli abiti piuttosto paludato. Anche in questo caso, ricorre un’alure punk, ad esempio con l’impressionante abito della matrigna nella scena del gran ballo, ma non solo. Gli abiti ricavati (ricamati!?) dal materiale plastico sono in grado di mutare la fisicità stessa dei ballerini. Vi sono, ad esempio, i copricapo fatti di bicchieri di diverse dimensioni o di tappi di plastica, oppure le due sorellastre le cui teste sono legate l’una all’altra da una fettuccia anch’essa di materiale plastico. E che dire della sontuosa veste che ha un ampio strascico, che serve per fare apparire e sparire magicamente alcuni personaggi della storia sulla e dalla scena.
Se parole di lode abbiamo scritto per i costumi, altrettanto dobbiamo fare per il piano luci progettato da Coutant Armand e per la colonna sonora di Antisten.

Applausi. Sipario
L’applauso prolungato della platea, che per l’occasione vedeva anche la presenza di molti bambini, è stato il giusto tributo all’impegno della compagnia. Una performance che è stata al contempo accessibile, ma mai banale, fruibile eppure sofisticata.
Il direttore artistico del Teatro Menotti, Emilio Russo, ha scelto giustamente di portare nuovamente sul suo palco, a meno di un anno dalla loro ultima performance, i Chicos Mambo.
Siamo lieti che la danza contemporanea trovi dei luoghi altri, rispetto ai teatri d’opera, per proporre il proprio linguaggio a un pubblico sempre più curioso e partecipe. Anche perché il balletto classico…






Photo Credit © Accentation Bruit, Olivier Frety






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