L I V E – R E P O R T


Articolo di Daniela Pontello, immagini sonore © Natascia Caronte

Dal 27 novembre al 17 dicembre 2025 Einaudi presenta il progetto speciale Echoes from The Summer Portraits, nato dalla collaborazione con il figlio Leo, che ha arricchito le composizioni con sfumature elettroniche. Il teatro Dal Verme è centro di questo pellegrinaggio musicale con 17 date, tutte sold out.
Sul palco della Sala Grande, oltre a Ludovico Einaudi al pianoforte e Leo Einaudi alle chitarre, tastiere ed elettronica, un ensemble formato da Federico Mecozzi e Klest Kripa ai violini, Redi Hasa e Veronica Conti ai violoncelli, Rocco Nigro alla fisarmonica, Francesco Arcuri alle percussioni, Gianluca Mancini alle tastiere, Alberto Fabris al basso.

Venerdì sera ero lì anche io e che esperienza unica e profondamente significativa essere seduta nel coro, dietro i musicisti con una prospettiva del tutto diversa dello spettacolo. Non ho assistito a un concerto frontale, ma sono stata dentro la musica. Da quella posizione, non vedevo solo l’effetto finale, ma l’atto della creazione stessa. Ho potuto osservare il respiro dei musicisti. I piccoli cenni, lo scambio di sguardi tra Einaudi e l’ensemble (i violoncellisti, i violinisti, il percussionista), la coordinazione quasi telepatica che dal fronte non si coglie. La concentrazione profonda di Einaudi, il movimento delle sue mani che scolpiscono il suono, la fatica e la passione che si riversano sui tasti. I tocchi delicati sulle corde del violino, la dinamica sul violoncello, l’uso ingegnoso delle percussioni. Questa vista privilegiata ha trasformato l’ascolto in un’esperienza di gratitudine e meraviglia per l’artigianato musicale. Vedere fare la musica, pezzo dopo pezzo, ha amplificato l’emozione fino alla commozione. È stato come vedere l’anima del brano prendere forma, un momento davvero prezioso e indimenticabile. È l’essenza della musica dal vivo. La scaletta del concerto di Ludovico Einaudi al Dal Verme è stata un mix curato dei suoi brani più amati e di nuove composizioni tratte dai suoi progetti più recenti.

Quando Ludovico Einaudi è apparso, la standing ovation è stata breve e contenuta, come se nessuno volesse rompere troppo presto la magia. Si è seduto, e per un istante, è stato tutto immobile. Poi, le sue mani hanno toccato i tasti. Non era solo suono, ho chiuso gli occhi e ho sentito le prime note, l’emozione era chiara: pura malinconia fatta di ghiaccio e miele. Non stavo più ascoltando un concerto. Stavo viaggiando. Ogni brano era una stanza diversa della mia memoria. Quando i violoncellisti si sono uniti a lui, e le percussioni (così precise, così fisiche) hanno aggiunto il loro battito, la musica è diventata tridimensionale. La luce sul palco era calda, soffusa, e si muoveva con la musica, trasformando il Maestro in un’ombra danzante che si fondeva con lo strumento. L’ho visto chiudere gli occhi, la sua testa inclinata, non in esibizione, ma in sincera, profonda connessione con il flusso della creazione.

Questi alcuni brani in scaletta basata sul documento raccolto dal palco:
* Rose Bay
* Punta Bianca
* Fly 
* Run
* I Giorni
* Eros
* Una Mattina
* Nuvole Bianche
* Swordfish
* Pathos
* Divenire
* Experience
* Atoms (da Elements)
* Wind Song
* Rolling Like a Ball
* L’Origine Nascosta
* Almost June
* The Path of the Fossils

I concerti di Ludovico Einaudi al Teatro Dal Verme di Milano sono un appuntamento fisso molto atteso ogni anno e le recensioni degli spettatori e della critica sono quasi unanimemente entusiastiche. “Una emozione unica dall’inizio alla fine. Un’esperienza che porta a galleggiare per due ore in un mare di emozioni diverse”. Uscendo dal Dal Verme, mi sono sentita come se una parte di me fosse stata alleggerita. È stata una purificazione emotiva.

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