R E C E N S I O N E
Recensione di Sabrina Tolve
Sasio è un debutto che non ha niente dell’esordio incerto: è un autoritratto feroce e vulnerabile, un disco che arriva dopo anni di strada, di palchi, di lavori fisici, di rabbia sedimentata e di amore per una città che non smette mai di ferire. È il tentativo di dare un nome a tutto ciò che ribolle sotto la pelle. E quel nome è il suo. Salvatore Carannante si espone senza paracadute, con una voce che cambia registro a seconda della lingua, del dolore, della ferita da mostrare: l’italiano per sussurrare, il napoletano per incidere. Scritto insieme a Giulio Ragno Favero e prodotto dallo stesso Favero, Sasio è un disco compatto e brusco, asciutto e densissimo. Le undici tracce pescano da vissuti reali; il suono è una mescolanza ruvida: elettronica spigolosa, echi anni ’90, atmosfere semicinematografiche, esplosioni industriali e momenti in cui tutto si restringe a una voce e a pochi accordi. È un disco che non rincorre nulla: fa esattamente ciò che promette, cioè scendere nel profondo.

L’album si apre con L’invincibile, che mette subito a nudo la direzione: un pezzo di denuncia, cantato in napoletano, che allarga lo sguardo sulla disumanizzazione contemporanea, sulle guerre lontane e vicine, sul rischio di abituarsi all’orrore. È una marcia rabbiosa, un manifesto. Segue Perfetto, che apre una crepa più emotiva: mani fredde, strade vuote, un invito a non mollare quando tutto si sgretola. Un brano che abbraccia invece di colpire. Vincent inizia con corde intime e poi deflagra in elettricità scura; un urlo di libertà e amore imperfetto, sospeso tra tenerezza e violenza. Si prosegue con Celeste che rappresenta un po’ il lato sentimentale dell’album, un canto che parla di restare nonostante la paura. Un tono completamente diverso quello di Re Mida, che colpisce duro: avidità, corruzione, oro che diventa maledizione. È una delle tracce più politiche e meno accomodanti. Grenouille è invece il brano più struggente: una ninna nanna spezzata, un saluto impossibile a una bambina strappata via troppo presto. Akasaka racconta la disillusione e la fatica di crescere senza appigli, ma anche la dedizione che resta nonostante tutto, mentre Phoenix è un tentativo di rialzarsi: malinconico, diretto, abrasivo nel modo giusto. Nfunn è un pugno allo stomaco: l’immigrazione, il mare, le vite che si spengono senza nome. Nessun filtro, nessuna carezza – e probabilmente il mio brano preferito di tutto l’album, che si avvia alla chiusura con Cristallo, un brano dove si affronta la ferita dell’abbandono paterno trasformandola in una lucida diagnosi di solitudine. Il pezzo finale, Fragili ossa, chiude senza consolazioni: un mondo che traballa, chi sopravvive a fatica, le morti bianche, l’ingiustizia quotidiana.
Sasio è un disco che non fa prigionieri. Non cerca la bellezza, la genera per attrito. È materiale vivo, scritto con le mani sporche e il cuore scoperto, e guidato da una produzione che non tradisce mai il nucleo emotivo delle canzoni. Favero lo modella come un corpo pulsante: elettronica, cemento, memoria e carne. L’alternanza tra italiano e napoletano diventa esigenza narrativa: ogni lingua ha la sua funzione, il suo peso specifico. Quello che colpisce è quanto Sasio non sia un disco di debutto ma una dichiarazione di identità. Salvatore Carannante si mette al centro non per ego, ma per responsabilità: la sua biografia diventa testimonianza, le sue ferite diventano specchio. È un’opera che parla di rabbia, ma soprattutto di sopravvivenza. Della volontà di trovare voce dove prima c’era solo rumore. Un ottimo debutto, urgente e umano.
Tracklist:
01. Invincibile
02. Perfetto
03. Vincent
04. Celeste
05. Re Mida
06. Grenouille
07. Akasaka
08. Phoenix
09. Nfunn
10. Cristallo
11. Fragili ossa
Cover © Stefano Saggiomo
Photo © Gennaro Cimmino




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