R E C E N S I O N E
Recensione di Aldo Del Noce
Naturale curiosità, coloristica creatività oltre ad un personale senso celebrativo suonano tra i fondativi ingredienti della rinnovata avventura in musica dell’agguerrito trio norvegese. Congedatisi con impressioni francamente positive alla loro terza prova discografica Mangelen Min (Hubro, 2019), i tre fantasisti rilanciano la propria ricerca mercé un soundscape vivido e fremente, non dissimile dagli omologhi cantori del neo-folk scandinavo, che ne riesce efficacemente trasceso in termini di segni e stilemi. Concentrata e pulsante, la “materia elettroacustica” del trio esordisce con effervescenza e vitalismo in Piano Under Vann: la frenesia ‘biologica’ delle drum-machines, le energetiche correnti delle elettroniche, lo spirito-guida incarnato dalla vocalità sono tutti atouts di grande efficacia affrescale, come si connoterà il prosieguo della raccolta.

Incantatoria e fatata (e non poco ammiccante) la liquidità fiabesca Hand/Vindfang, portatore di stupore brillante come in Bilverden, d’analogo clima; più “concreta” ed alquanto concitata la pungente Saunte, forte di un originale arrangiamento che impiega campionature di ukulele ed archi fuori accordatura. L’esposizione si fa estetizzante, e peculiarmente contemplativa, nel controllato spirito infantile di Baby, når du sover, nella pulviscolare Elvesyntesis, nel minimale raccoglimento di Kokong o nella spiritata cantilena di Le Laia. Più intricati giochi ritmico-tematici s’avvertono nello sviluppo di passaggi quali l’ipnotico Sabar/Gull, di non poca reminiscenza tribale, o la conclusiva Da/Innom, improntata ad una blanda dimensione ludica.
Ci si congeda (temporaneamente) da un pervasivo piacere dell’ascolto, con l’indubbio quanto (ancora) sorprendente valore aggiunto di un carico di freschezza, come è via via più raro poter salutare nelle fluviale inflazione discografica, in forza di un senso continuativo ed auto-rigenerativo della sorpresa che, non sembri esagerato, palesa una corrente creativa non estranea al sortilegio.
Mantenendo un vincente ‘golden standard’ che non esita a disvelare soluzioni fresche e vibranti per confermare il proprio importante status creativo e la costante propensione all’auto-superamento, il trio s’installa di nuovo all’attenzione auditiva e somatica con soluzioni originali e potenti; disseminando segni ed ancorando vitalità creativa, tendente a “soddisfare corpo mente ed anima”, dei talentuosi Building Instrument si consolida la carica di avant-folk trasfigurato e dinamizzato – e non finisce qui.
Musicisti:
Mari Kvien Brunvoll — voce, glockenspiel, zither, flauto, percussioni, elettroniche
Åsmund Weltzien — synth, elettroniche
Øyvind Hegg-Lunde — batteria acustica ed elettronica, percussioni, sampler, glockenspiel, synth
Tracklist:
01. Piano Under Vann [6:31]
02. Hand/Vindfang [5:08]
03. Kai Techno [0:57]
04. Le Laia [3:48]
05. Bilverden [3:08]
06. Saunte [3:51]
07. Elvesyntesis [0:53]
08. Baby, når du sover [4:23]
09. Måne Under Vind [2:25]
10. Sabar/Gull [3:59]
11. Kokong [0:59]
12. Da/Innom [4:30]
Building Instruments page
Månen, Armadillo su BANDCAMP
Månen, Armadillo su SPOTIFY
Photo © Linn Heidi Stokkedal




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