R E C E N S I O N E
Recensione di Aldo Del Noce
Decisamente fuoriuscita dal campo di nicchia dei cultori, la personalità di Benedicte Maurseth, praticante e divulgatrice del violino Hardanger e della connessa cultura, investitasi in una decina di uscite discografiche e già due volumi a propria firma, torna ad espandersi nell’album in oggetto, sfrondato dalle precedenti mediazioni stilistiche e puntante molto nettamente alla celebrazione del nativo ambiente entro una diversamente immaginifica, e trans-temporale rappresentazione sonora.
Quanto al titolo Mirra è un’antica e dimenticata parola dialettale dell’area dello Hardanger (nel fronte più occidentale della Norvegia), che descrive il momento in cui le renne corrono insieme in cerchio, sia per riscaldarsi che per allontanare i predatori, ed è a questa peculiare specie animale, nonché alle loro estreme condizioni di vita che il disco sarebbe dedicato.

“Solo due volte nella mia vita ho visto delle renne selvatiche” racconta Benedicte. “La prima volta era una grande mandria, probabilmente diverse centinaia di animali, che correvano fitte l’una con l’altra con intensa concentrazione, fondendosi quasi completamente con il paesaggio grigio-marrone intorno a Dyranut, sull’altopiano di Hardangervidda. Avevo sette anni: molti anni dopo, le ho viste di nuovo, per caso, dirigersi verso est in un giorno di primavera. Questo nonostante fossi cresciuta in montagna, a Maurset, nell’Eidfjord, proprio ai piedi del vasto altopiano dove ho vagato per anni in ogni direzione. Anche lì, le renne vagano da migliaia di anni. Quindi non sono mai lontane, anche se rimangono sfuggenti. Sono in continuo movimento: migrano. Quando il vento invernale si abbatte sul paesaggio per giorni interi, le renne restano immobili e aspettano, senza emettere alcun suono. Sopportano il vento impetuoso e la neve, fino a -40 gradi. Partoriscono i vitelli nella neve umida primaverile: dopo un’ora o due, il piccolo si alza e corre dietro alla madre. In autunno, fuggono dai cacciatori, ma si riuniscono di nuovo per la stagione degli amori, prima che femmine e maschi si separino di nuovo”.
Mantenendo il trio strumentale di base del precedente e lodato Hárr, si arruola anche il tastierista Morten Qvenild, contributivo curatore della ripresa e della costituzione dell’originale sound, al pari degli sperimentati Mats Eilertsen e Håkon Stene, tutti con ruolo di polistrumentisti investiti nell’implementazione delle originali tessiture d’insieme.

Astratta ed insieme materica, l’eponima Mirra si apre nel rauco e fioco risveglio delle parti strumentali, che progredisce nella cullante e sfuggente cantilena tematica, esposta sullo sfondo di una stratificata e ben originale sonorità ad imitazione del bramito animale, infittita da percussioni di timbrica naturalista.
Lineare e contemplativa la tersa esposizione di Dagar med vind, percorsa dalla voce in trance dello Hardanger e dal discreto bordone dei cordofoni, conformando uno dei passaggi di più spiccata spiritualità della raccolta. Questa procede nell’incedere anticato della medievaleggiante Kalven reiser seg (“il vitello si erge”), ipnotiche iterazioni intessono il moto fluviale e l’andamento ritualistico nell’intensa e pulsante Sommarbeite , ma tali frenesie si spengono alquanto nel nebuloso ed alieno paesaggismo artico in Kvitkrull, di sonorità aspra e glaciale.
Risonanze arcaiche e misteriche nella concisa Jaktmarsj, richiamante un fosco letargo della vita e della mente; all’impronta del disgelo invece l’incantato clima in Nysnø over reinlav (“neve fresca sul muschio di renna”), che permane occulta ma infittita di primordiali segni di animazione silvestre. Aria sottile e clima disteso in Simleflokk under månen (o “stormo di uccelli sotto la luna”) che segna l’epilogo di un album articolato in sole otto misure ma di speciale intensità immaginativa.
Ammettendo prestiti dal minimalismo e pescando nelle astrattezze del Kautrock, non disconoscendo mondi alternativi à la Jon Hassell, il presente Mirra porta avanti il limite esplorativo del senso della ‘folk-fusion’, magnificandone le radici etno-sonore nelle primigenie implicazioni naturalistiche, e riuscendo certamente coraggioso, non soltanto in termini di soundscape, e di grande rispetto ecologico, ma puntando, si direbbe, con modalità risolute e radicali alla ricerca di una profonda dimensione di Verità.
Musicisti:
Benedicte Maurseth – violino Hardanger, composizioni
Håkon Stene – percussioni melodiche, chitarra 12 corde, percussioni
Mats Eilertsen – contrabbasso, basso elettrico, elettroniche
Morten Qvenild – tastiere, processing
Tracklist:
01. Mirra [7:20]
02. Dagar med vind [6:13]
03. Kalven reiser seg [2:23]
04. Sommarbeite [5:32]
05. Kvitkrull [1:33]
06. Jaktmarsj [2:55]
07. Nysnø over reinlav [8:15]
08. Simleflokk under månen [6:48]
Benedicte Maurseth page
Mirra su BANDCAMP
Månen, Armadillo su SPOTIFY
Photo © Ravyna Jassani




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