R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

La cosa che mi colpisce maggiormente (ma che mi aspetto) quando ascolto un disco di Lina Allemano è che quando si infila il cd nel lettore e si pigia play, la musica sembra già incominciata e fluisce senza un vero inizio come se fosse un continuum che provenga da remote eternità del suono e altrettanto prosegua, anche dopo il termine dei pezzi e dello stesso disco, verso altri remoti lidi… Non fa eccezione l’ultimo lavoro del Lina Allemano Four, quartetto ormai affilatissimo che vede Brodie West al sax alto, Andrew Downing al contrabbasso, Nick Fraser alle percussioni e, naturalmente, Lina Allemano alla tromba. Il titolo dell’album, uscito il 1° novembre scorso  (ventesimo anniversario della band) per l’etichetta Lumo Records, è The Diptychs ovvero i dittici.

Titolo sibillino ma molto razionale che fa riferimento alla serialità delle sei composizioni, binate tra loro  Positive/Negative (tracce 1 e 2); Resist/Coalesce (tracce 3 e 4); e Scrambled/Over Easy (tracce 5 e 6). Positive, che apre l’album, ha tutto quello che occorre per aver una carica di positività: ritmo quieto anche se non prevedibile dove la tromba di Lina dialoga con accondiscendente ragionevolezza con il sax di Brodie West qualche volta facendole il verso, qualche volta ricalcandone i ritmi e con le discrete percussioni ad imbastire l’incontro. Ci si aspetta che Negative venga a turbare questo idillio iniziale e le aspettative non vengono smentite: suoni acuti, lunghi, inquieti, contrappuntati da colpi di piatti della batteria di Nick Fraser e poi ancora modulazioni di tromba e sax che creano aspettative non definite e sospese tra l’ansia e il turbamento, insomma il primo dittico sembra funzionare alla perfezione, anche in considerazione che verso la metà del brano le note si frantumano e la tromba di Lina sembra a tratti uno sciamare d’api fino alla quiete finale che lascia irrisolta l’atmosfera. Ero curioso di arrivare a Resist che si apre con la tromba che assomiglia a un segnale di allarme con suoni ripetuti come di uno strumento che richiama le truppe (o i rivoltosi) alla battaglia. Il brano prosegue su toni a volte più lievi ma che evocano una vigile resistenza a qualcosa che se non sta accadendo potrebbe accadere. Che la battaglia o la rivolta sia finita o forse solo rimandata non è dato sapere, ma certo è che Coalesce (che più o meno significa fondersi), sembra sopire le inquietudini del brano che lo precede. Quasi un sussurrare della tromba e la risposta colloquiale e conciliante degli altri strumenti ci portano in un clima di confabulazione, non senza qualche clamore fatto dagli acuti della tromba. Scrambled e Over Easy sembra essere il dittico più libero e meno vincolante al titolo. Quasi un domestico giocare degli strumenti, in un continuo scambio di ruoli e senza troppe preoccupazioni tematiche. Sì, over easy, troppo facile, un rilassamento giocoso e libero, anche a ritmi sostenuti ma molto rilassati e all’apparenza senza soverchie preoccupazioni. Il gioco della batteria di Nick Fraser, contrappuntato da tromba e sax, il basso di Andrew Downing che fa capolino tra una pausa e l’altra dei dialoghi tromba-sax-batteria, seppur con suoni grevi ma modulati da un intima riservatezza, sembrano mostrare una volontà di spensierata elaborazione non già semanticamente connotata, come già i due titoli lasciano intendere. Quello che traspare dall’album è certamente un divertimento (usando il termine nella sua accezione originale) d’insieme d’un gruppo straordinariamente affiatato che fa del jazz raffinato, godibile, complesso ma tanto equilibrato da sembrare facile (o over easy, se vogliamo usare il titolo che chiude l’album).

Tracklist:
01. Positive
(6:24)
02. Negative (7:21)
03. Resist (7:23)
04. Coalesce (5:32)
05. Scrambled (6:02)
06. Over Easy (9:49)


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