R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Del Noce

Il suono libero dell’eccellenza può anche palesarsi nel cimento tra due personalità indipendenti, ma non esenti da forti elementi di affinità: il veterano d’ottone Wadada Leo Smith, classe 1941, vanta peculiare ed in apparenza inarrestabile prolificità, in guisa sia di titolare che associativa, tratto comune con la star pianistica Sylvie Courvoisier, di oltre una generazione più giovane, ma non per ciò poco stagionata in termini ideativi o esperienziali. Il recente album Chimaera, a firma della seconda (doppio album Intakt, 2023) arruolava entro un composito sestetto ben due punte di tromba, tali Nate Wooley e, non certo secondo per carisma, il presente Smith.

La frequentazione fra i due contitolari si fa risalire alla mediazione di John Zorn in una performance datata 2017, e doveva essersi mantenuta una potente connessione i due se, dopo gli incontri preparatori, hanno potuto recarsi in sala d’incisione riversando di getto, nell’ordine esposto e senza scarti i materiali qui ripresi, entro un’unica sessione protrattasi, a detta dei due, non più di un paio d’ore e senza interventi di editing.

D’emblée, l’introduttiva Olo’Upnea and lightning  espone fragili anatomie di cristallo del pianoforte e vigorie non laccate della tromba, in un intercambio franco e privo di formalità, tratteggiando una visione insieme lacerante e meditativa. Ben più densa e grumosa pasta nella concitata e turbolenta Naomi’s Peak , improntata ad un’invettiva senza sconti, che solo in parte si lascia andare alla decantazione dei tesi umori. Parzialmente a dispetto del titolo, Whispering Images  mantiene sì una trama più lieve, ma non esente da tensioni e larvate acredini di fondo. Scultorea nelle prime battute, A Line Through Time esita in un pezzo di bravura in cui i due espongono una gamma pressoché completa dell’arte della modulazione, preludendo poi al mood decisamente più capriccioso (e intelligentemente ludico) di Vireo Bellii.

Dedicata all’omonima, vertiginosa cascata naturale del Venezuela (ma anche recante l’immagine dell’“angelo caduto”) la titolante Angel Falls propende nella sua grande estensione per lineari astrattezze ed interazione fertile (ma in parte occulta) tra i due solisti, improntati ad uno spirito più spesso apollineo. Canovaccio free e scompaginamento delle geometrie in Sonic Utterance (Courvoisier qui più aspra e idiosincrasica, Smith piuttosto lirico e distante), e si perviene all’epilogo nell’eversiva astrattezza di Kairos, che depone in parte il carattere caotico a favore di una visionarietà tesa ed ammonitoria.

Il catalogo di casa Intakt ci ha elargito negli anni tutta una serialità di formazioni a due, per lo più comprendenti il pianoforte variamente appaiato (strumento a fiato, batteria etc), spesso esponendo vedette d’elevata caratura, con esiti per lo più importanti ma talvolta destinati ad una fruizione alquanto provvisoria; non riesce tale il caso del presente e ben argomentato Angel Falls, in cui funzionalmente si esalta la maturità del sommo caposcuola afroamericano e della solista elvetica radicata sulla scena newyorkese, ed ove, a parte il valore e le qualità della suddetta empatia creativa (sedimentata su decadi esperienziali), si riconoscerà come le alchimie tra i due spiriti abbiano certamente (e come si usa dire) “lasciato il segno”.

Sylvie Courvoisier: pianoforte
Wadada Leo Smith
: tromba

Tracklist:
01. Olo’ Upnea and Lightning (8:36)
02. Naomi Peak (6:23)
03. Whispering Images (5:52)
04. A Line Through Time (7:30)
05. Vireo Bellii (8:53)
06. Angel Falls (10:44)
07. Sonic Utterance (4:34)
08. Kairos (6:50)

Foto © Peter Gannushkin

Rispondi

In evidenza

Scopri di più da Off Topic Magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere