R E C E N S I O N E


Recensione di Aldo Pedron

Roberto Formignani è sicuramente tra i migliori chitarristi italiani in assoluto. Chitarrista blues e non solo, cantante, autore, insegnante multi-task e docente. Cofondatore nel 1990 dell’Associazione Musicisti di Ferrara, di cui diventa presidente nel 2000, e direttore della Scuola di Musica Moderna, introducendo novità nell’offerta formativa come attività complementari e guide all’ascolto. Si avvicina al blues in giovanissima età e a dodici anni acquista la sua prima chitarra. L’incontro con l’armonicista Antonio D’Adamo segna una svolta decisiva ed i due fondano nel 1981 la Mannish Blues Band partecipando a numerose serate, festival e ottenendo riconoscimenti a livello nazionale (Quelli Della Notte con Renzo Arbore nel 1985, Pistoia Blues, Milano Blues festival, Aventino Blues, Imola Blues, Ravenna Blues, ecc.). Suona in tutta Italia e collabora sia dal vivo che su disco con artisti come Andy J. Forest, Dirk Hamilton (in almeno 4 album), Willie Murphy, Jerry Dugger, Phil Manzanera, Alan King. Incide numerosi album di cui è il leader con i fenomenali Bluesmen.

Il progetto The Bluesmen nasce nel 1993 con l’apporto fondamentale di una nuova base ritmica composta da Bruno Corticelli (basso) e Daniele Barbieri (batteria) che stimola il quartetto a rivisitare in maniera personale i classici del blues in veste acustica; il primo lavoro della band si concretizza nel 1995, producendo con l’etichetta Musicando il CD di blues-swing acustico Intrepido Blues. (davvero splendido). Roberto Formignani è il leader storico della band che negli anni inserisce e alterna vari elementi come l’eccellente Massimo Mantovani alle tastiere, Roberto Poltronieri al basso e Roberto Morsiani alla batteria.

Nel 1992 e 1994 suona e incide con una formazione chiamata The Fax. Nell’aprile 2015 esce il nuovo CD dal titolo Find Yourself che contiene 10 brani di cui 9 inediti scritti da Roberto Formignani (la title track insieme a Massimo Mantovani). Nel 2018 suona in The Liberation Project – Songs That Made Us Free – South Africa, Italy, Cuba   e in I Can Hear My Papa Calling (Roberto Formignani e Phill Manzanera alle chitarre), in Free Nelson Mandela al dobro e in una versione di Bella Ciao con Phil Manzanera (ex Roxy Music, alla chitarra e arrangiamento) e Roberto (chitarra).Notizie più recenti ci danno un Roberto Formignani solista, e a suo nome nel 2020 pubblica l’omonimo Roberto Formignani e nel 2021 un E.P strumentale intitolato Soundtracks.

Esce ora questo nuovo elettrizzante compact-disc disponibile in digitale e in formato fisico: 202 (dal titolo curioso). Il titolo dell’album racchiude una serie di riferimenti simbolici e personali: il giorno e il mese di nascita dell’artista e quello della chitarra raffigurata in copertina e utilizzata per incidere, la numero 202 di 300 esemplari. 202 nasce come tutte le sue produzioni precedenti da un processo creativo lento e stratificato, fatto di idee catturate nel tempo. Spunti melodici, riff di chitarra e frammenti musicali sono stati registrati in modo istintivo.

L’album si muove attraverso storie, immagini e suggestioni che spesso sono frutto dell’esperienza personale di Roberto Formignani. Inciso a Sermide (Mn) presso il Sonic Design di Marco Malavasi con l’ausilio a mo’ di trio con Alessandro Lapia al basso e Roberto Morsiani alla batteria mentre la foto di copertina è di Guido Harari. 11 brani tutti composti da Roberto Formignani, di cui l’iniziale Early Fiftiesapre il racconto con uno sguardo immaginario ai favolosi anni ’50 quando regnava il Rock And Roll, evocando un’epoca non vissuta ma profondamente sentita. Ritmo cadenzato, energetico e danzabile con la chitarra dai riff potenti.

Dirty Road è il racconto del musicista spesso costretto a confrontarsi con le dinamiche e le regole del mercato discografico e con le mode del momento. If You Want To Be My Friend è uno slow d’atmosfera. The Blues Door (Gorée) è il simbolo della deportazione degli schiavi africani verso l’America e il tutto ha inizio nell’isola di Gorée nel Senegal, un lungo viaggio spesso senza ritorno. Hey My Lord introduce una dimensione e un tema spirituale. Un blues suadente e la chitarra alla Roy Buchanan. Like When I Was Young è un classico giro blues, uno shuffle in 12 battute dal ritmo swingato. Running On The Mountains è uno strumentale frenetico e visionario con la chitarra che spicca voli pindarici alla Mark Knopfler. All In Vain è la disillusione di chi ha creduto invano che la musica avesse potuto cambiare il mondo e il trio con chitarra, basso e batteria a scandire il tempo. Irish richiama una giga irlandese ma la mia preferita in assoluto è Sliding On The Blue Sunset, una “ballad” che ci riconcilia con il mondo intero, melodie e armonie alla Procol Harum ma con il tocco magico della chitarra di Roberto. Ballata in stile Bluerain dei Bluesmen del 2002. Refugiados è un brano intenso, struggente, uno strumentale per chitarra e dobro e dove Roberto raggiunge gli alti vertici di Balkan Blues, il brano capolavoro dei suoi Bluesmen del 2007.

Un progetto che racchiude esperienza, ricerca sonora e passione musicale, frutto di un percorso artistico coerente e personale maturato in oltre 40 anni di attività. Da ascoltare assolutamente!

Tracklist

    1. Early Fifties
    2. Dirty Road
    3. If You Want To Be My Friend
    4. The blues Door (Gorée)
    5. Hey My Lord
    6. Like When I Was Young
    7. Running On The Mountains
    8. All In Vain
    9. Sliding On The Blue Sunset
    10. Irish
    11. Refugiados

    Rispondi

    In evidenza

    Scopri di più da Off Topic Magazine

    Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

    Continua a leggere