L I V E – R E P O R T
Articolo di Alessandro Tacconi, immagini sonore © Daniela Pontello
Unica data italiana per la formazione anglosassone, che si è tenuta all’Alcatraz di Milano venerdì 13 febbraio. Un pubblico caloroso e partecipe ha accolto alle 20:44 l’ingresso dei propri beniamini, il trio proveniente da Manchester: Gogo Penguin. Il concerto che doveva durare 90 minuti è durato effettivamente… 90 minuti! Precisione svizzera più che anglosassone. Alle 22:15 tutti a casa, appagati dal programma del gruppo. I numerosi fan hanno salutato ogni brano con un caloroso applauso, anche prima della fine dell’esecuzione degli stessi.
Conta la formula
Se accendi un falò
Canto la frescura
Se cavalchi un pedalò
Arriccia il graticcio
Con uno svogliato scalpiccio
(J.T Alexander, Quando non sapevo 1+4)

Il concerto segue la promozione dell’ultimo album, Necessary Fictions, pubblicato tramite XXIM a giugno del 2025. Si tratta del settimo album della carriera del trio di Manchester composto da Chris Illingworth al pianoforte e ai sintetizzatori, Nick Blacka al contrabbasso, al basso elettrico e ai sintetizzatori e Jon Scott alla batteria. Negli anni la formula messa a punta da Gogo Penguin ha avuto ragione di un apprezzamento crescente da parte di critica e pubblico. Il bilanciamento del suono acustico e di quello elettronico, composizioni minimaliste delle linee di pianoforte, il drumming muscolare e al contempo molto agile, il ruolo comprimario del basso elettrico o del contrabbasso nell’esecuzione della parte melodica sono risultati vincenti.
Durante la serata i Gogo Penguin hanno proposto alcune composizioni dei loro album precedenti oltre a quelle dell’ultimo lavoro come Umbra, Fallowefield Loops, State of lux… I brani selezionati per questo concerto hanno una struttura tutto sommato analoga: incipit sospeso con poche note del pianoforte o della tastiera, il ritmo che mano a mano cresce, la tessitura armonica si fa più fitta, il pianoforte che reitera una stessa serie di accordi con minime variazioni, il contrabbasso che assume il ruolo di voce solista, il drumming che fa decollare il brano, per poi tornare alla forma iniziale. Complessivamente il concerto è risultato molto godibile.

Si disponeva di questo servizio
Che tutti dicevano “Ah beh… Ohi boh! Uh, bello”
Messo in tavola faceva il suo
Tolto dal tovagliato se ne restava un po’ così
Non dico dimesso, ma abbastanza anonimo
(J.T. Alexander, La fricassea della mise en place)
Daudi Matsiko, cantautore britannico-ugandese, ha aperto il concerto con un set di circa mezz’ora, proponendo alcune composizioni dal suo ultimo lavoro: An introduction to failure. Successivamente ha raggiunto il trio sul palco per cantare insieme a loro il brano scritto a otto mani Forgive the Damages.

Immagini sonore © Daniela Pontello




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