R E C E N S I O N E


Recensione di Sabrina Tolve

Con Dream Life, Marta Del Grandi ritorna con il suo terzo album, pubblicato il 30 gennaio 2026 per Fire Records, a tre anni di distanza da Selva e dopo un intenso tour europeo che l’ha consolidata come una delle voci più personali e interessanti della scena indipendente nell’ultimo decennio. Questo nuovo lavoro segna un’evoluzione netta nel suo percorso artistico: un pop contemporaneo che fonde narrazione autobiografica, riflessioni politiche e sociali, e un immaginario sonoro sospeso tra realtà e sogno.

Dream Life è un album che parla di confini: tra reale e onirico, tra memoria e ambizione, tra passato e desiderio di futuro. In bilico tra malinconia e ironia, la scrittura di Del Grandi si nutre di immagini vivide e riflessioni intime, senza indulgere nel lirismo fine a sé stesso.

L’approccio sonoro è più definito e pop rispetto a Selva, pur mantenendo sofisticatezza e una sensibilità radicata in territori espressivi ibridi che attingono al jazz, all’indie, all’elettronica minimale e a influenze post-punk e art pop. La dimensione sonora di Dream Life è spesso sospesa, come se ogni canzone fosse una fotografia o un’istantanea mentale: dettagliata, intuitiva, eppure aperta a molteplici interpretazioni.

You Could Perhaps apre l’album con un passo leggero e introduttivo, suggerendo subito la natura immaginifica dell’album, come se fosse l’invito a entrare in un mondo di riflessioni sospese tra sogno e realtà. Segue Dream Life, la title track, che esplora la frizione tra ciò che viviamo e ciò che desideriamo, affrontando la distanza tra realtà quotidiana e ambizioni personali attraverso un pop chiaro e stratificato. Antarctica invece affronta temi etici e contemporanei — dal dilemma climatico alla condizione umana — con un riff funk alla Talking Heads e un fraseggio vocale astratto alla Laurie Anderson. Prosegue, 20 Days Of Summer, in un terreno di introspezione, con una linea melodica che oscilla tra leggerezza e tensione, trasformando la nostalgia estiva in un piccolo momento di meditazione. Alpha Centauri è uno dei momenti più suggestivi dell’album: un pop sospeso, intriso di nostalgia adolescenziale e di un sentimento di rinascita dell’io interiore, costruito anche grazie a un uso efficace di ottoni e melodie profonde. Arriva quindi Shoe Shaped Cloud, che dipinge una riflessione dolente su una relazione al capolinea, con una progressione che richiama l’intimità vulnerabile di alcune ballate alternative. Neon Lights porta con sé un contrasto tra chitarre fuzz e basso vibrante, offrendo un viaggio introspettivo nell’identità e nella curiosità personale, simile a uno spazio urbano onirico. Gold Mine è breve ma potente; evoca paesaggi sonori quasi industriali o post-pop che ampliano il campo emozionale dell’album. Si arriva alla fine con Some Days (feat. Fenne Kuppens), che aggiunge un dialogo vocale ricco di tensione, in cui il passato emerge come presenza viva e invita a contemplare la relazione tra memoria e desiderio, e Oh My Father, che chiude Dream Life con una ballata affettuosa e meditativa, esplorando dinamiche familiari e relazionali in un finale che riporta l’ascoltatore alla materialità delle esperienze più profonde.

In Dream Life Marta Del Grandi compone uno spazio in cui il pop non è mai banale, ma è anzi riflesso di uno stato interiore complesso e pulsante. L’album usa l’estetica onirica come lente per guardare alle contraddizioni del presente – l’ansia per il futuro, il desiderio di controllo, la nostalgia che non placa la mente. Pur mantenendo una chiarezza melodica e un suono pop distintivo, Dream Life abbraccia la tensione tra reale e irreale, tra l’ambizione di conquistarne la forma e la consapevolezza che non possiamo padroneggiarla. In questo senso, l’album si conferma come uno dei lavori più ricchi e stratificati della scena indipendente europea del 2026, capace di parlare tanto alla testa quanto al cuore.

Tracklist:
01. You Could Perhaps (03:04)
02. Dream Life (04:00)
03. Antarctica (02:59)
04. 20 Days of Summer (03:57)
05. Alpha Centauri (04:31)
06. Shoe Shaped Cloud (04:10)
07. Neon Lights (03:43)
08. Gold Mine (01:51)
09. Some Days (feat. Fenne Kuppens) (04:17)
10. Oh My Father (03:34)

Marta Del Grandi – vocals, synths, additional guitars and programming
Fenne Kuppens – vocals on Some Days
Artan Buleshkaj – guitars
Kobe Boon – bass guitar
Simon Raman – drums and percussions
Heleen Andriessen – piano on Dream Life 
Benjamin Hermans – baritone and alto saxophone
Frederik Heirman – tenor tuba and trombone
Bert Vliegen – synths, additional programming

Photo © Claudia Ferri

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