L E T T U R E


Recensione di Aldo Pedron

Boomer’s Story, è un titolo preso in prestito dal terzo album di Ry Cooder (novembre 1972). Un libro autobiografico che però può essere applicato e calza a pennello a tanti cultori, collezionisti di dischi o giornalisti musicali. Già, è come se Paolo mi avesse chiamato in causa. Boomers’ Story, sottotitolo come la musica ci ha salvato la vita, prefazione di Pier Angelo Cantù, è il più recente libro di Paolo Vites. Sia nel suo caso come di altri, la musica, la passione per la musica ci ha letteralmente cambiato e salvato la vita. Non è un racconto nostalgico bensì un atto di verità. Chiunque abbia vissuto i gloriosi anni ’60 e ’70 sarà rimasto folgorato dalla bellezza della musica e di tutto ciò che vi sta attorno. Un’emozione durata una vita senza alcun rimpianto bensì la consapevolezza di esserci stato e di aver consumato decine e decine di canzoni e di album, conosciuto molti artisti che ancora oggi portiamo nel cuore. Paolo è stato folgorato e dylaniato da Bob Dylan, Neil Young, Crosby Stills Nash & Young, i Beatles, i Byrds e la voce malinconica di Gene Clark, The Band, i Grateful Dead, Bruce Springsteen, Tom Petty, Patti Smith, The Clash, Leonard Cohen, Eric Andersen e molti altri ancora.

Elettrizzante ed emozionante il suo racconto sui negozi dischi, della sua gioventù, sui primi 45 giri e come il suo primo album acquistato nella cittadina in cui ha vissuto fino a vent’anni, la Standa con un reparto ben fornito, fu quel Desire di Bob Dylan che gli cambiò la vita (giugno 1976) ed acquistato con le 5 mila lire come regalo di promozione all’esame di terza media.

Un libro che è la memoria di una generazione che ha trovato nella musica rock la propria voce, la propria libertà e il proprio modo di stare al mondo. L’autore, con uno sguardo intimo ma sempre lucido, racconta gli anni Settanta attraverso dischi, canzoni, concerti, negozi, aneddoti a lui cari e film che hanno segnato un’epoca e un immaginario collettivo. Non è un saggio né una cronaca musicale, ma un racconto personale fatto di emozioni, avvenimenti, incontri, ricordi e scoperte. La musica come rifugio, come compagna di vita e come specchio di un tempo in cui tutto sembrava possibile. 

Dischi come Zuma e Decade di Neil Young, Horses di Patti Smith, due album doppi acquistati contemporaneamente come Double Dose degli Hot Tuna e On Stage di Loggins & Messina, Hard Rain del 1976 (un live di Bob Dylan), il primo LP dei Dire Straits, la Nitty Gritty Dirt Band di Uncle Charlie & His Dog Teddy e If I Could Only Remember My Name di David Crosby vengono citati, analizzati prima con l’occhio di un neofita, poi come intenditore, di un appassionato ed infine da critico dal punto vista culturale, storico ed esistenziale per l’autore. Una lettura che parte da lontano che ci chiarisce le idee sull’influenza del Rock sulla generazione dal 1946 al 1964.

Paolo, boomer come me, consacra il tema in poco meno di duecento pagine di rievocazioni e riflessioni che ci hanno fatto credere, pensare e sognare un mondo migliore.  Gli anni ’60 e ‘70 sono stati un’epoca irripetibile con la nascita del movimento giovanile e di quella musica che parlava di libertà, ribellione, speranza, rabbia, sogno e desiderio. A Paolo, per quanto esterofilo per formazione, la musica italiana ha giocato un ruolo importante nella sua crescita e perciò non trascura i vari Edoardo Bennato, Francesco Guccini, Fabrizio De André, Francesco De Gregori e dove in loro trova il suo Bob Dylan o Leonard Cohen stesso.    

Gli anni ’80 vengono quasi tralasciati e così il nuovo millennio, in cui Vites pensa che “la musica è finita” (e.… siamo abbastanza d’accordo). Non ci sono speranze, anche che se l’autore cita sua nipote che oggi ha due anni e mezzo e che forse ascolterà e erediterà i suoi dischi e con gli occhi d’oggi si accorgerà credo, che quel mondo non esiste più.

Un libro che inquadra perfettamente un’epoca. Chissà se ancora oggi ci sarà voglia di ritrovare quei valori autentici, quella passione e quella sete di libertà che hanno fatto da colonna sonora alle nostre vite (oggi da boomer). 

PAOLO VITES è giornalista pubblicista dall’aprile 1994 nato a Lavagna (Ge) il 27/6/1962. Ha scritto per le maggiori riviste musicali italiane e per diversi quotidiani nazionali.  Redattore del quotidiano online Ilsussidiario.net dal settembre 2010. In precedenza, ha collaborato con le maggiori testate musicali italiane, tra cui Buscadero e Mucchio Selvaggio, con l’americana On The Tracks, con diversi quotidiani nazionali ed è stato redattore del mensile musicale JAM – Viaggio nella musica dall’ottobre 1996 al luglio 2009. Ha intervistato alcuni tra i più grandi musicisti internazionali (Paul McCartney, Patti Smith, James Taylor, Joe Strummer, Donovan, Sheryl Crow) ed è autore di monografie su Bob Dylan, Patti Smith, The Clash e Cat Stevens. Ha collaborato alle enciclopedie rock di Arcana, Editori Riuniti e Baldini e Castoldi.  Ha pubblicato una raccolta di racconti con il Gruppo Editoriale l’Espresso, Do You Believe In Magic? la strada verso casa (2008). Ha inoltre scritto le biografie ufficiali di Francesco De Gregori e Antonello Venditti per il Corriere della Sera e TV Sorrisi e Canzoni (2009 e 2010). Nel 2011 ha pubblicato Un sentiero verso le stelle, sulla strada con Bob Dylan (Pacini Editore). Nel 2018 ha firmato insieme a Roberto Saetti Ghosts Upon the Road, Eric Andersen disco per disco (Late for the Sky / Vinyl Legacy Association). Nel 2020 pubblica Bob Dylan 2002/2020. Diciotto anni di canzoni e altro (Caissa Italia).

Una risposta a “Paolo Vites – Boomer’s Story. Come la musica ci ha salvato la vita (Arcana, 2026)”

  1. Ho letto il libro di Paolo Vites anche se io più’ vecchio di sette anni ho avuto come primo disco di Dylan The Freewheelin’ e non sono d’accordo sul suo pensiero sulla musica prog che non deve essere considerata come un semplice esercizio di tecnica e bravura, anche a me non piacevano tutti gruppi ma salvavo i miei preferiti Yes, Emerson Lake & Palmer e i King Crimson.
    Poi la canzone di Crosby The Lee Shore non è in accordatura aperta ma è una delle poche in accordatura standard e unica anche per avere un accordo di MI ne maggiore ne minore.

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