R E C E N S I O N E
Recensione di Mimmo Stolfi
Da anni Billy Mohler è uno di quei musicisti che si riconoscono senza mai mettersi in primo piano: presenza affidabile, suono solido, intelligenza musicale spesa al servizio degli altri. Una traiettoria che attraversa territori molto diversi, dal pop d’autore al soul, fino a incrociare figure come Ringo Starr, Lady Gaga, Dolly Parton e Mavis Staples, ma che nel jazz ha sempre trovato la sua voce più personale. Con Live In Europe, pubblicato dalla Dox Records, questa traiettoria compie un ulteriore passo avanti. Più che un semplice disco dal vivo, è il manifesto di un quartetto che ha trovato una propria identità. Accanto a Mohler agiscono il sassofonista tenore Francesco Bigoni, il trombettista Hermon Mehari e il batterista Nate Wood, riuniti in un organico privo di strumento armonico, scelta che costringe ciascuno a ridefinire continuamente il proprio ruolo.

L’assenza di pianoforte o chitarra potrebbe far pensare a una maggiore esposizione dei singoli solisti. Accade invece il contrario. Mohler costruisce un quartetto in cui gli assoli diventano raramente monologhi: Bigoni e Mehari si ascoltano, si commentano, entrano l’uno nel discorso dell’altro con brevi controcanti o incisi melodici, trasformando ogni improvvisazione in un dialogo aperto. È proprio questa circolazione continua delle idee, più ancora dei singoli interventi, a dare unità al disco.
Adaptation, che apre il concerto, dichiara immediatamente questa poetica. Contrabbasso e batteria mettono in moto una figura ritmica compatta e flessibile destinata a sostenere l’intero sviluppo del brano. Su questa trama si innesta l’assolo di Mehari, costruito con un fraseggio ampio e sempre in tensione. Ma la scelta più interessante arriva dai continui interventi di Bigoni: il sassofono non attende il proprio turno, entra nel discorso della tromba con brevi incisi in contrappunto, commenta, rilancia un’idea e torna subito a farsi da parte. Ne nasce un dialogo che evita la tradizionale successione di assoli e conferisce al brano una notevole fluidità narrativa. Quando Bigoni assume definitivamente il centro della scena, il passaggio avviene senza soluzione di continuità. Il suo assolo prolunga il discorso aperto dalla tromba, mentre la sezione ritmica continua a mantenerne saldo l’impulso iniziale. Il ritorno finale dei due fiati, intrecciati in un fitto gioco di armonizzazioni, chiude il percorso con una naturalezza che sembra nascere dall’intero sviluppo del brano, più che dalla semplice ripresa del tema. Reflection rappresenta invece il momento più raccolto del disco. L’introduzione è affidata al sax tenore di Bigoni, che espone una linea melodica dal profilo essenziale, quasi esitante. Il contrabbasso entra con naturalezza, senza alterare il delicato equilibrio iniziale, mentre la tromba di Mehari si inserisce progressivamente fino a trasformare il monologo del sax in un dialogo a due voci. La scrittura lascia presto spazio all’improvvisazione: Bigoni sviluppa il materiale tematico con un fraseggio disteso e narrativo, mentre Mehari gli risponde con un assolo cantabile, mantenendo intatto il clima sospeso costruito dall’ensemble. È una ballad che rifugge ogni compiacimento sentimentale: l’emozione nasce dalla misura, dall’ascolto reciproco e dalla capacità del quartetto di lasciare respirare il silenzio tra una frase e l’altra.

Se c’è però un brano che sintetizza pienamente la fisionomia del gruppo è Ultraviolet. Il tema, esposto all’unisono da sax e tromba sopra una figura ritmica solida e incalzante di contrabbasso e batteria, richiama il linguaggio dell’hard bop senza indulgere nella citazione. Da qui prende avvio un lungo assolo di Bigoni, torrenziale per quantità di idee ma sempre governato da un saldo senso della forma. Mentre il sax sviluppa il proprio discorso, Mehari non rimane in attesa: interviene a più riprese con brevi figure in controcanto che ampliano la prospettiva dell’improvvisazione senza sottrarle continuità. Lo stesso principio guida l’assolo della tromba. Mehari alterna passaggi più raccolti e meditativi a improvvisi squarci di energia, mentre Bigoni continua a insinuarsi nel suo fraseggio con rapidi commenti melodici, mantenendo vivo il carattere dialogico del brano e di tutto l’album. Il ritorno finale del tema, affidato nuovamente all’unisono dei due fiati, non rappresenta tanto una chiusura quanto il naturale approdo di un percorso in cui scrittura e improvvisazione si sono continuamente alimentate a vicenda.
Più che documentare un tour europeo, Live In Europe fotografa il momento in cui Billy Mohler trova definitivamente la propria voce come leader. Non imponendo una visione dall’alto, ma creando le condizioni perché quattro musicisti possano costruire un discorso collettivo in cui nessuna idea rimane davvero isolata. È questa continua circolazione dell’ascolto, più ancora dell’eccellenza dei singoli, a fare del disco uno dei live più convincenti ascoltati negli ultimi mesi.
Tracklist:
01. Adaptation (Live At Bimhuis) (7:56)
02. Reflection (Live at Bimhuis) (6:00)
03. Deconstruction (Live at Carambolage) (6:51)
04. Eternal (Bass Solo) (Live at Carambolage) (1:27)
05. Ultraviolet (Live at Bimhuis) (10:05)
06. Perseverance (Live at Bimhuis) (6:59)
Photo © Paola Tieppo





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