L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore di Paola Tieppo
A quel primo appuntamento di cui avevo scritto qui, e non è stato l’unico, sono seguite varie altre Sinestesie (ad esempio questa) presso l’Associazione Musicale Mario Bertot di Forno Canavese (TO) e ho sperimentato abbinamenti più o meno originali fra musica e arti diverse. Per l’ultima proposta della seconda stagione concertistica, l’aspettativa era considerevole e anticiperò subito che non è stata disattesa.
Si è verificata una naturale evoluzione nello svolgimento degli eventi e, proprio nell’intento di non ripetersi, “Musica & Cocktails” ha offerto qualche novità. Chiaro fin dal titolo cosa sarebbe stato accostato ai brani di pianoforte dei curatori Federica Bertot ed Emanuele Sartoris, ma a parte chiedersi “quali cocktails” sono state le scelte musicali a regalare alcune sorprese.

Ripercorrendo col pensiero, ed i miei costanti appunti, i repertori precedenti, sono stati tanti gli autori classici omaggiati con rigore e precisione dalla giovane esecutrice: da Chopin a Debussy, da Satie a Beethoven a Skrjabin a Bach e a Rachmaninov, con alcune incursioni fra gli esponenti del minimalismo contemporaneo Yann Tiersen e Philip Glass. Sartoris, invece, si è subito distinto per le improvvisazioni, l’impronta jazzistica e la personale interpretazione di pochi grandi evergreen come Tea For Two, Pure Imagination, Lush Life, I Love You Porgy, Take Five, fra accenni di danze dervisce e proprie composizioni, sia estemporanee che scritte per l’occasione e destinate ad essere poi riprodotte a quattro mani… e finire in uno specialissimo album, che meriterà un’analisi a parte.

Dunque, preannuncia Emanuele, qui la prima novità: oggi non ci sarà un brano originale suonato in coppia. Si ascolteranno sei composizioni, due per ognuno dei tre cocktails, così equamente suddivise: a Federica tre pianisti dei giorni nostri e a lui tre standard jazz fra i suoi preferiti, a cui tiene molto. Dopo averci rivelato della sua recente lettura del Simposio di Platone, racconto di un banchetto fra vari personaggi, e “in sostanza una grande bevuta”, Sartoris, per cui “il bere ci guida nei discorsi più profondi”, lascia la parola al bartender Tito Villani, del gruppo Montenegro, che introduce il primo cocktail. Si tratta del popolarissimo Spritz, qui particolarmente rosso grazie alla presenza fra gli ingredienti del Select, come da originale ricetta veneziana, servito con un’oliva nel calice in vetro ed una ciotolina con salatini, taralli e patatine. Federica ha scelto di accompagnare la degustazione con il minimalismo solare e leggero di I Giorni (2001) di Ludovico Einaudi, composizione ispirata da un viaggio in Mali dell’autore, ad esprimere il valore unico di ogni giorno. Emanuele invece omaggia subito il suo pianista preferito, Bill Evans, con Beautiful Love (1931), uno standard di cui il leggendario trio di Evans, quello con Scott LaFaro e Paul Motian, ha reso un’iconica interpretazione nel 1961.

Abbracciando, giustamente, la filosofia che i cocktails si servono solo in bicchieri di vetro, e con tanto ghiaccio, viene ora offerta una bevanda di colore verde chiaro con una fettina di lime disidratato: il Basil Smash, creato poco meno di vent’anni fa, e caratterizzato dal basilico. A supportare Tito, ed arricchire la delibazione, la moglie Giovanna Califri, dopo analisi della “botanica del cocktail”, ha approntato per ognuno di essi uno stuzzichino adeguato: in questo caso è una piccola e soffice frittatina calda con zucchine e formaggio, leggera e deliziosa. Gusto il tutto a piccoli morsi, sorseggiando compiaciuta, mentre con la sola mano destra Emanuele introduce Emily (1964), un walzer composto da Johnny Mandel e magistralmente interpretato anche dal ’nostro’ amato Bill Evans. Segue Federica con Aqua (1998) di Ryuichi Sakamoto, scomparso tre anni fa e autore di innumerevoli tesori musicali, che invita ad allontanarsi dal superfluo per avvicinarci all’essenziale: una scrittura minimalista che sento molto vicina alla natura della padrona di casa. Con crescente curiosità, e quella leggera ‘euforia’ che mi riporta indietro nel tempo, siamo giunti al gran finale.

Conosco abbastanza Emanuele da intuire cosa aspettarmi: per lui “il Negroni è tutto, è jazz!” ed è l’unione di tradizione, rappresentata dal Vermouth, qui per la precisione un Rosso Antico, e sapere, dove il Campari è sostituito dal Select, più “la follia del gin” e la nota creativa di Tito con l’aggiunta del mescal, un distillato di agave aromatico e leggermente affumicato. Proprio quest’ultima caratteristica è richiamata da Giovanna con una prelibata lasagnetta bianca al ragù di salsiccia e provola affumicata. La musica? Per Bertot è un tuffo profondo nel giardino primordiale di Eden (2019) dell’interessante pianista e compositrice polacca Hania Rani mentre per Sartoris è un’apoteosi con What A Wonderful World (1967) resa immortale da Louis Armstrong e offerta con generosità, cambi di tempo e la consueta travolgente verve, alimentata da un ‘bicchiere’ in bella vista sul pianoforte, come da abitudine fin dagli esordi del pianista torinese.

Così, al grido di “W il Negroni” sono finiti il tardo pomeriggio musicale e conviviale, la stagione concertistica, qualche ottima bottiglia miscelata con abilità e accompagnata con cura. Rimangono la bellezza della musica ascoltata, come sempre del resto, la gratitudine per le nuove conoscenze, di vario genere, in un ricordo che non si perderà fra i cosiddetti fumi dell’alcool e la consapevolezza che ci ritroveremo presto per una terza programmazione. Nel frattempo, dopo una cenetta ‘riequilibrante’, #eiovadoadormirefelice …










immagini sonore © Paola Tieppo






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