L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore di Paola Tieppo
Un pomeriggio speciale ed indimenticabile, in cui gli orizzonti si sono ampliati per offrirmi un’esperienza letteralmente multisensoriale. Se chiudo gli occhi, con un passo indietro nel tempo, mi ritrovo seduta nella penombra di una sala per musica con in mano un piccolo tesoro di bontà che ho ‘assaporato’ prima con la vista e con l’olfatto, poi con il tatto ed il gusto, mentre l’udito era sollecitato dalle note di un pianoforte…
Sono stata invitata da Emanuele Sartoris e Federica Bertot all’appuntamento inaugurale della loro Stagione Concertistica “Sinestesie” in cui vengono associate musica ed arti diverse. L’eclettico pianista e compositore torinese non è nuovo a commistioni di questo genere: la sua ultima uscita discografica è Inquadratura di composizioni (recensito qui), scritto in collaborazione con il celebre fotografo Roberto Cifarelli, dove alle note si collegano immagini, rumori ed altri effetti sonori.

Dei tre concerti in cartellone, presso l’Associazione Musicale Mario Bertot di Forno Canavese (TO), il primo ha messo in scena il “gusto” con coprotagonista l’alta pasticceria di Marco Barbierato, titolare dell’omonima impresa di Favria, proponendo sette composizioni musicali e sette creazioni dolcissime da ‘consumarsi’ in contemporanea. Tre pezzi, più uno speciale, sottoposti a Marco lo hanno ispirato nella preparazione di un dolce mentre per i successivi tre il processo è stato inverso. Federica Bertot, figlia d’arte, al padre appunto è intitolata l’associazione, diplomata in pianoforte classico al Conservatorio di Alessandria, elegantissima in un luminoso lungo abito bianco, i capelli biondi raccolti sulla nuca da un fiocco rosso, ha dato inizio alle esecuzioni con un Notturno di Chopin, l’Opera 32 n.1, la cui soave malinconia si è sposata con un prelibato cioccolatino fondente a forma di cuore, dal ripieno morbido e delicatissimo, esaltato dall’arancia. A seguire il Preludio in do diesis minore, Op.3 n.2, di Rachmaninov, in cui la musica dall’andamento altalenante ha costretto Federica a tocchi energici e decisi avvicendati ad altri lenti e leggeri. Questo intrigante contrasto ha suggerito alla mente di Barbierato un pasticcino dalla duplice natura “cupa e non”: una profumatissima tartelletta di frolla a fare da base per una cupola di cacao con freschissimo interno liquido alla frutta, da mangiare pertanto in un solo boccone.

La conclusione della parte prettamente classica della scaletta, appannaggio di Federica, ha dato modo alla giovane e raffinata pianista di proporre lo Studio Op.25 n.12, semplicemente conosciuto come Oceano, composto da Chopin con dedica alla Contessa d’Agoult, compagna dell’amico e collega Franz Liszt, nonostante ci fosse dell’attrito fra la nobildonna e la scrittrice George Sand, suo leggendario amore passionale e trasgressivo per l’epoca, in quanto donna già sposata e madre. Il flusso di note è stato “torrenziale” con arpeggi ascendenti e discendenti, come le onde oceaniche impetuose, ben rispecchiato in un paradisiaco macaron al cacao, leggerissimo e croccante, con ripieno cremoso al frutto della passione. Confesso: non mi sono mai sentita attratta dai macaron, era il primo della mia vita e mi ha decisamente conquistata!

‘Sinestesia nella sinestesia’ mi verrebbe da definire il connubio fra musica classica e musica jazz che si sono intrecciate nel quarto brano scritto per l’occasione da Sartoris per un’esecuzione a quattro mani, talvolta a tre, altre a due con alternanza sulla panchetta della coppia artistica.

Così me lo ha illustrato Emanuele: “Il brano Sinestesia Nr.1 é stato composto interamente da me. Ho scritto la parte per Federica come se fosse musica classica, mentre la mia aperta all’improvvisazione come se fosse uno standard del Jazz, succede nella parte centrale del brano, alla fine Federica torna a leggere cosa c’è scritto mentre io ci ricamo sopra. Gli accordi introduttivi sono un omaggio all’accordo mistico di Alexander Scriabin, così come gli accordi finali che chiudono il cerchio e sono gli stessi dell’inizio… Diciamo che é il “mio accordo mistico” e ho scelto come Scriabin una sequenza di note che fosse per me rappresentativa. Il brano rappresenta l’unione dei sensi, la sinestesia, così come Scriabin avrebbe voluto realizzare il suo teatro per l’unione delle arti ed il coinvolgimento in tempo reale di tutti i sensi. Quasi un rituale mistico.” Ecco, in queste ultime parole, direi, sta proprio l’anima del progetto e l’incastro fra le due sensibilità che si intersecano o scorrono parallele. L’uno osserva rapidamente l’altra, e viceversa, seguendo con lo sguardo le note scritte che fluiscono, girando le pagine per l’altro… La pasticceria, gustata subito come da istruzioni ricevute, è stata sublime: un cubetto con base croccante al lampone, mousse e glassa al cioccolato, in percentuali di cacao diverse, e in cima un freschissimo lampone… wow!

Da questo punto, se finora è stato prima Emanuele a presentare i brani con la sua abituale brillante dialettica a cui seguiva la dettagliata descrizione del complice pasticcere, il cambio del processo creativo ha visto Marco introdurre raccontando la composizione dei suoi dolci a cui il pianista ha poi abbinato la propria musica, ovviamente estemporanea. Un delizioso piccolo solido a base rettangolare, ispirato al colore giallo, con esterno di pistacchio, cuore al limone e arachidi sulla sommità, ha suggerito un brano davvero vivace, frizzante e luminoso come il colore dell’agrume protagonista dell’unico dolce senza cacao, con l’obiettivo di essere “dolce ma non troppo” pienamente centrato. Un’altra fantastica sorpresa sul… sesto piolo della scaletta! Ad ogni fortunato spettatore è stata servita una monoporzione del super classico viennese: il trionfo del pan di spagna al cacao, con glassatura di pregiato cioccolato fondente e farcitura di confettura di albicocca… la Sacher Torte! Per quanto la ricetta originale austriaca sia segretissima, la Pasticceria d’Autore Barbierato ha codificato splendidamente la sua versione a cui Emanuele Sartoris ha abbinato il noto standard jazz The Days of Wine And Roses di Henry Mancini.

Una resa travolgente, Emanuele improvvisando quasi ‘saltellava’ sullo sgabello con la gioia e la vitalità che regalano sia il consumo del prezioso alimento stimolatore di endorfine che, per chi l’ama, questa musica. Ultime emozioni con un omaggio alla terra ospite, il Piemonte. Nonostante l’origine sia incerta, qui è tipico trovare nella carta dei dessert lo zabaione: uova, zucchero e vino liquoroso sono gli ingredienti di una crema golosa che per l’occasione è stata rivisitata in consistenza spumosa, servita dentro una ciotolina di -ebbene sì, ancora lui!- cioccolato e guarnita da sferette di riso soffiato al cacao e pezzettini di fragole. La composizione originale di Emanuele è stata potente, espressiva, il finale serio e concentrato ha strappato infiniti applausi. Naturalmente la talentuosa coppia pianistica ha regalato un bis, di sola musica, riproponendo il pezzo condiviso, emblematico della singolare performance.
Senza avere alcun dubbio sulla validità della proposta, ero invece curiosa di scoprirne la realizzazione e così ho appreso la seducente connessione fra musica e gusto, in particolare fra jazz e cioccolato, e sono tornata a casa grata, soddisfatta e pronta al mio #eiovadoadormirefelice …già pensando ai prossimi appuntamenti!
Foto dolcetti © Stefano Barni











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