R E C E N S I O N E


Recensione di Silvano

La “chiave di lettura” per decifrare Tippin’, del trio guidato da Carl Allen è Chordless, che tradotto alla lettera significa “Senza gli accordi” o meglio “Senza la presenza in organico di strumenti polifonici in grado di produrre accordi”.
In assenza di questa informazione, l’intero lavoro svolto potrebbe restare senza un congruo riconoscimento del suo valore e originalità. All’ascolto risulta evidente che la strumentazione presente è minimale, limitandosi ad una batteria, un contrabbasso e un sax o altro fiato e questo per l’intero album, con l’eccezione di
Song For Abdullah, ove è presente un pianoforte suonato da Lohn Lee.

L’originalità di questa produzione risiede nel significato della sua “chiave” ovvero del citato termine Chordless. Per realizzare questa condizione, durante l’esecuzione di ogni intero brano i due musicisti Christian McBride (contrabbasso) e Chris Potter (fiati) hanno suonato senza mai avere il riferimento dell’armonia sulla quale si stava costruendo il brano e alla quale, per scelta, forzatamente ci si doveva riferire per l’esposizione del tema o per i vari assoli. La parte ritmica gestita da Carl Allen (batteria) nella medesima condizione, ha dovuto seguire e assecondare il lavoro degli altri due strumentisti. Questo significa in pratica alzare l’asticella della difficoltà di produrre jazz avendo l’armonia dei brani presente praticamente solo nella mente degli esecutori.
Per lavorare in questa vincolante condizione i musicisti coinvolti devono essere ben affiatati fra loro, ma soprattutto di alto livello e in grado di accettare una condizione di vincolo capace di rendere il loro lavoro difficoltoso. Conosciamo quindi chi sono questi prodi strumentisti con le capacità di produrre un jazz di qualità senza l’ausilio di un qualsiasi concomitante strumento polifonico (un pianoforte, una chitarra, un organo, un vibrafono, una fisarmonica, un’arpa, ecc.) in grado di produrre l’armonia prevista per il brano.
Carl Allen è il progettista e leader ispiratore di questo lavoro. Oltre a partecipare a diverse produzioni musicali dell’etichetta Atlantic dalla metà degli anni ’90, attualmente è insegnante della sezione di Studio del Jazz dell’Università del Missouri di Kansas City ed è stato insignito del premio Ellis Marsalis Jr. 2025 come educatore e insegnante di jazz.
Christian McBride al contrabbasso è stata una scelta obbligata per la realizzazione di questo particolare album in quanto egli e Allen hanno suonato insieme per anni sia in tour che in studio. Chris Potter ha suonato sax tenore e soprano e anche il clarinetto basso (notizie su di lui potete trovarne qui); è stato invitato a partecipare al progetto dopo aver suonato insieme ai due colleghi in Kinds Of Love della pianista Renee Rosnes tre anni prima; il modo di suonare di Chris ricordava ad Allen le registrazioni del Vanguard Trio di Sonny Rollins, che lo incoraggiarono a intraprendere la strada del Chordless.
Tale condizione di produrre jazz è risultata per me un argomento del tutto nuovo e all’inizio persino poco credibile. Al fine di convincere me stesso che questa condizione di lavoro fosse possibile ho usato come cartina di tornasole la prima traccia, Parker’s Mood, che è un blues classico. Come noto la sequenza degli accordi di un blues classico si svolge in 12 misure che si ripetono. La struttura armonica in 4/4 è praticamente sempre questa: 4 misure dell’accodo di tonica maggiore, 2 misure dell’accordo di 4a maggiore, 2 misure di tonica maggiore, 1 misura di 5° maggiore, 1 misura di 4° maggiore, 2 misure di tonica maggiore. Salvo possibili eccezioni o varianti questa è la sequenza ripetitiva e classica degli accordi delle 12 misure di blues. Ho verificato e per l’intero brano Parker’s Mood la sequenza di accordi viene rispettata da parte dei fiati e dal contrabbasso senza che nessuno esegua una qualsivoglia forma di armonia. Questo vale anche per tutte le 10 restanti tracce suonate secondo questo canone, tranne Song For Abdullah.
Tippin’ è stato registrato nei Van Gelder Studio, a Englewood Cliff, New Jersey, il 13 Gennaio 2024. La registrazione, durata solo 5 ore e senza l’esecuzione di prove, è ottima ed eseguita come piace a me, ovvero con la sonorità neutra dell’ambiente dello studio, senza artifici aggiunti e reso così come se si stesse ascoltando l’esecuzione in condizioni live, in un ambiente ininfluente per sonorità e ritardi. Gli strumenti sono ben dosati e risultano sempre ben identificabili, tracciabili e puliti.

Conserverò questo insolito album come prezioso esempio di una chiave di esecuzione di un jazz a costruzione inevitabilmente e necessariamente minimale, ma di grande valore tecnico/artistico, che rischia di sfuggire a un primo disattento ascolto o a una valutazione superficiale. That’s All Folks.

Musicisti:
Carl Allen | batteria
Christian McBride | contrabbasso
Chris Potter | sax tenore e soprano, clarinetto basso
John Lee | piano (traccia 8)


Tracklist:
01. Parker’s Mood (6:15)
02. Happy Times (5:35)
03. A Morning Story (6:06)
04. Hidden Agenda (5:55)
05. Alter Ego (6:48)
06. The Inchworm (4:08)
07. L’s Bop (6:44)
08. Song For Abdullah (5:05)
09. Roy’s Joy (5:54)
10. James (5:04)
11. They Say It’s Wonderful (6:33)
12. Put On A Happy Face (6:09)

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