Edda – Sanremo non mi accetterà mai (e forse è meglio così…)

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Intervista di Luca Franceschini

Di Stavolta come mi ammazzerai?, terzo lavoro solista di Stefano “Edda” Rampoldi, ho già parlato a lungo qualche mese fa. Dopo essere ricomparso nel 2009, smentendo di colpo tutti coloro che avevano iniziato a darlo per morto (non solo artisticamente), l’ex Ritmo Tribale ha provato qualche mossa di assestamento e ha finalmente fatto uscire quel capolavoro che tutti desideravano ma che nessuno osava chiedere. Personalmente, ho amato alla follia questo disco e sono stato ben contento di osservare che non ero da solo: “Stavolta come mi ammazzerai?” è diventato disco dell’anno su Mucchio Selvaggio (che non è poco) ma è finito nella top ten di quasi tutti i portali che in Italia si occupano di musica. Al punto che il tour, che sta toccando in questi mesi le più importanti località d’Italia, si sta rivelando un grande successo. Edda ha mollato il suo lavoro sui ponteggi per star dietro alla musica a tempo pieno, sarà ben felice di vedere che, per il momento, questa scelta sta pagando eccome.
Quella di Milano è una delle ultimissime date dell’anno ed è anche, probabilmente, la più importante. Non solo per la centralità della piazza ma anche perché in questa città Stefano ci è nato, perché qui sono nati i Ritmo Tribale, un gruppo che il rock, in Italia, ha davvero contribuito a crearlo. Di interviste a Edda ne sono già uscite tante, ma quando mi è stato proposto di realizzarne una anch’io, non ho saputo tirarmi indietro. Mi interessava conoscerlo di persona e fare esperienza, seppure per pochi minuti, della sua straordinaria personalità.

Quando arrivo all’Ohibò il soundcheck è ancora in corso ma non mi tocca aspettare molto. Appena sceso dal palco, saputo della mia presenza, Stefano mi viene incontro sorridente e ci mettiamo immediatamente a chiacchierare, comodamente seduti sul divano del backstage. È stata una mezz’ora molto piacevole, durante la quale mi è parso che Edda abbia davvero trovato, anche nel suo percorso artistico, quella serenità e quella pace interiore che coi Ritmo, per un motivo o per l’altro, gli era stata negata. Gioviale e simpaticissimo, senza mai prendersi troppo sul serio ma nello stesso tempo contento dei riscontri positivi che sta avendo col proprio lavoro, ha risposto alle mie domande in maniera scanzonata, con addosso gli stessi pantaloni della tuta che avrebbe poi sfoggiato sul palco. Un mito.

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Ciao Edda, innanzitutto ti chiedo scusa perché ormai ti hanno intervistato tutti, immagino che ti romperai un po’ le palle a rispondere a queste domande, cercherò di evitare il più possibile le banalità…
Vai tranquillo, qualsiasi cosa va bene!

Allora partiamo in maniera originale: il tuo nuovo disco. Mi sono già espresso in sede di recensione, dicendo che mi è piaciuto tantissimo. A quanto pare, per fortuna, non sono l’unico a pensare così…
Il disco è piaciuto, sì! Son contento perché è la prima volta che si sente un po’ di risposta in tal senso, così a questi livelli. Per cui sono tranquillo, sto pensando alle nuove canzoni, al fare bene i live… Però sono contento che sia piaciuto, o almeno, spero che sia piaciuto veramente, eh!

In molti, me compreso, hanno notato la differenza coi due precedenti lavori. Questo suona molto più rock, in effetti…
Erano gli altri due che erano diversi, questo è quello uguale (ride)! Gli altri erano un po’ più personali: il primo quasi acustico, il secondo nasceva da un’idea molto interessante di Taketo (Gohara, produttore celebre che ha lavorato sul primo lavoro dell’Edda solista NDA), questo invece è un disco fatto da tre coglioncelli che si buttano e suonano. È venuto fuori così, da noi tre, con io che ho scritto le canzoni e gli altri due che hanno curato tutti gli arrangiamenti. Quella è roba loro, io di solito scrivo solo le canzoni…

Il mese scorso, intervistato da Radio Popolare, dicevi che le canzoni, una volta arrangiate da Luca e Fabio, prendono una veste completamente diversa rispetto alla prima versione…
C’è una grande differenza, è vero. Mi sono accorto in questi due dischi di una grande differenza tra come le ho proposte io e come sono venute fuori, però magari adesso, scrivendo anche altre cose, qualcosa cambierà. Sai, prima ero un po’ acerbo, adesso invece mentre scrivo riesco magari più a immaginare come potrebbe uscire, mentre prima non ci pensavo neanche. L’arrangiamento comunque è importantissimo, davvero cambia totalmente la canzone!

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Hai notato qualcosa di nuovo nel tuo modo di comporre i pezzi?
Ad esempio adesso mi sto accorgendo che… Ma magari sono solo paranoie, eh? Mi sto accorgendo che la mia voce è sempre molto forzata. Invece nelle nuove canzoni che ho scritto sembro un altro cantante… Sembro lupo Alberto, o no, Alberto lupo (ride NDA)! È una cosa che mi ha colpito, poi in concerto mi va via la voce, me ne succedono di tutte! Per cui, so che di solito gli artisti dal vivo ripropongono quello che fanno in studio… Io no! Te pareva (ride NDA)! Però più o meno ci sta dentro…

Beh, è sicuramente interessante riuscire a usare la dimensione live per fare qualcosa di diverso…
Sì, per me sicuramente lo è! Mi interessa vedere come riesco ad arrivare in fondo. Questo mi ha suggerito diversi spunti di riflessione sul mio modo di cantare, sulla voce che sto usando che magari non è esattamente la mia voce. Tra l’altro mi sono uscite delle canzoni che a mio parere sono bellissime: spero quindi di portare avanti questo disco dal vivo ma sono anche interessato a fare uscire quello nuovo perché, sai, magari potrebbe essere ancora di più centrato…

Nel libro “Uomini” di Elisa Russo ho letto alcuni commenti di persone che sostengono che il tuo modo di cantare sia molto più profondo e maturo adesso, rispetto al periodo coi Ritmo Tribale…
Mah! Più o meno siamo lì. Forse nei Ritmo ero meno consapevole di quella che poteva essere veramente la mia voce. Sai, avevo a che fare con tre amplificatori belli potenti per cui per forza di cose dovevo urlare di più. Adesso l’amplificatore ce l’ho in mano io, è più gestibile. Però, nonostante tutto, devo ancora capire bene. Al momento è come se giocassi ancora in un ruolo non mio: come se uno è un grande attaccante ma lo fanno giocare… che so, terzino! Mi sto cantando i nuovi pezzi e sono quindi molto curioso di vedere come usciranno. Anche coi live sta succedendo qualcosa: ieri provavo i pezzi del disco, mi veniva spontaneo abbassarli di tonalità e mi veniva fuori proprio tutta un’altra voce. Pensa, magari sono anni che sbaglio a cantare! Potrebbe essere un caso veramente assurdo (ride NDA)!

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Si dice in giro che tu abbia finalmente imparato a suonare la chitarra… Io non ho termini di paragone ma direi che, per quanto ho potuto vedere, non te la cavi male…
Eh, insomma! Dire che la suono bene… Ecco, diciamo che peggio non potevo suonare! È un mondo che mi è ancora quasi estraneo però! Semplicemente, componendo io i pezzi e quello essendo l’unico strumento che so suonare, dà una sua impronta per cui poi non è facile strapparmi la chitarra dalle mani, anche se forse ogni tanto sarebbe meglio…

Però tenendo tu tutte le parti, mi pare che la resa sia ottima…
Ma sì, dai! Diciamo che le canzoni me le canto e me le suono da solo!

Cosa mi dici del diario che hai iniziato a tenere dall’inizio di questo tour? Io lo trovo molto bello…
Ah, ti piace? Bene, sono contento. Cosa ti posso dire? Che non scrivo del concerto! Scrivo di quello che è successo prima e dopo, delle persone che ho visto… mi stimola a fare riflessioni sulle cose che mi vengono in mente, è un modo per comunicare la mia visione del mondo, visto che poi risulta così particolare ai più…

Ormai è un po che suoni sempre con gli stessi musicisti. Sarà per questo che i risultati si vedono?
Siamo tre amici che suonano insieme. Siamo un gruppo che funziona. Una sorta di armata Brancaleone ma è un collettivo, persone che si vogliono bene e stanno insieme, come una famiglia, per cui è proprio bello.

Sei stato per molto tempo fuori dalla scena musicale. Adesso che sei tornato, quali sono le differenze più grandi che riesci a notare rispetto a com’era prima?
Nessuna, è tutto uguale! C’è il soundcheck di uno che va bum bum sulla cassa come ora (allude al batterista dei Finistère, che sta facendo un baccano d’inferno a pochi metri da noi NDA) e mi sembra di essere tornato indietro di vent’anni, mentre invece è tutto uguale. Perché poi la vita è uguale! È sempre stata uguale, probabilmente anche quando facevamo le guerre puniche. Batteria, check, chitarre… Tutto sempre uguale (ride NDA)!

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I tuoi testi sono molto particolari. Li scrivi di getto o ci lavori su in diversi momenti?
Vengono fuori così. I testi son difficili da fare, ma non è che ci stia a pensare molto. Sono brevi, la prima emozione che mi viene la butto dentro, ci lavoro un po’ ed è finito lì, non sono quello che deve fare chissà che cosa. Non è che ci sia chissà quale lavoro dietro, però cerco di dire delle cose che mi coinvolgono.

Di sicuro, essendo brevi, contribuiscono all’immediatezza della canzone.
Ma sì, lo dicono anche i Rolling Stones, la canzone deve durare 2 minuti e 30, di più annoia. A meno che non ci siano dei testi pregnanti, ma quelli lasciateli fare ai poeti! È la musica che ascoltavo da bambino: che so, caterina Caselli, Rita Pavone, Sergio Endrigo. Cose così, mica come “L’avvelenata” di Guccini. Per carità, va bene anche quella però a me è più congeniale un altro modo e penso che continuerò a scrivere canzoni così.

Senti, ma la storia di Sanremo com’è?
Ah sì, San Remo! Sì, la cosa di Sanremo, sai, mi dicono che “Stellina” l’hanno mandata a Sanremo e…
Ah, ma non l’hai mandata tu?

Ma no (ride NDA)! Sarà stato Fabio, ogni tanto ci prova (ride NDA)! Poi lui è anche uno che tenta di mediare le cose. Ma io proprio non ce la faccio. Io sono uno che se ho in testa “caga su di me”, come dico in quella canzone, non riuscirei mai a dire “Spara su di me”. La canzone è nata così e mi sembrerebbe sbagliato modificarla. Sono proprio talebano su questo, se cambi verrebbe fuori una roba ipocrita. Anche se penso che Sanremo non accetterà mai una roba del genere. Per fortuna, così non dovrò mai andarci! È un rischio che aleggia perché Fabio vorrebbe che qualcosa proponessi sempre ma io poi non me le ricordo, poi spero di no, insomma, spero che mi venga un collasso (ride NDA)!

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Che poi ormai Sanremo non è neppure più questo tabù. Ci sono andati un bel po’ dei tuoi colleghi, negli ultimi anni…
Ma sì, alla fine quelli del nostro giro ci sono andati quasi tutti e hanno anche fatto bene. Quest’anno però no, il grande Fabio Conti (detto proprio così, fondendo insieme i nomi dei due presentatori NDA) è refrattario a queste cose! Comunque mai dire mai anche se, sinceramente, allontana da me questo calice amaro, piuttosto aspetto che mi richiamino nei carabinieri (ride NDA)…

Prima ho accennato al libro “Uomini”. Un prodotto molto ben riuscito, a mio parere. Cosa ne pensi?
C’era bisogno di fare un po di chiarezza o quantomeno che ognuno dicesse la sua. Poi forse ognuno è rimasto della sua idea o forse, più semplicemente, certe cose non sono chiaribili, però è stata una bella prova, tutti hanno detto qualcosa che riguarda la loro vita, vista attraverso la loro visione. Adesso se non altro so cosa pensano di me certe persone, hanno detto cose che proprio non sapevo, per cui è positivo!

Trovo che Elisa Russo abbia fatto proprio un bel lavoro. Quanto ci ha messo a scriverlo?
Ci ha messo tre anni. Elisa è una persona bravissima, siamo molto amici, è molto seria, è una che potrebbe scrivere di tutto e quando scrive di musica è proprio preparatissima.

Hai nostalgia di quei tempi?
No, ho nostalgia di Londra, ho nostalgia di una vita che non ho fatto e delle cose che ancora non sono riuscito a fare. Sono appena tornato da Londra, sai, ho fatto appena una settimana e ci tornerei volentieri. So che ho fatto una vita… che è questa, adesso la sto continuando e andrà come andrà. Ho nostalgia di certe emozioni che ho provato, poi ho fatto delle scelte, ho dovuto rinunciare, mollare certe cose. Ho nostalgia delle cose che non ho fatto, delle cose che non ho potuto fare per farne altre. Perché poi le cose che hai fatto sono archiviate, non ci pensi più. Poi uno sbaglia, eh! Non si può sempre fare tutto.

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Ma le canzoni dei Ritmo Tribale le fai ancora, in questo tour?
Sì, anche se magari non stasera, visto che probabilmente verranno Fabrizio e Scaglia, per cui magari si arrabbiano (ride NDA)… Però certo che le faccio, anche perché ce le chiedono! Poi però non mi ricordo i testi per cui è un casino! Non mi ricordo i testi delle mie, figurati di quelle! Però è così, non ho nessun impedimento a farle anzi, magari prima o poi faremo anche qualcosa coi Ritmo Tribale…
Cioè?

Ma sì, le canzoni ci sono, sono belle, sarebbe anche bello ricantarle, vedremo!

Altra domanda originale: progetti futuri?
Vorrei fare un altro disco ma non tanto per cavalcare l’onda anche perché sarà un altro tipo di disco e poi, come ti dicevo, sembra che ci sarà un altro cantante, visto che quello di prima è morto. Poi bisognerà anche vedere cosa tireranno fuori loro in sede di arrangiamenti…

So che ti sei trasferito a Bibbiena…
Volevo fare il disco ma avevo bisogno di una sala prove gratis. I casi della vita mi hanno fatto finire lì, è una ex scuola elementare, c’è un’aula con una finestra da cui vedo gli alberi, ci sto dentro un sacco di ore. Quindi fondamentalmente è questo, volevo un posto dove stare a fare il disco, poi sono rimasto lì anche perché ci vive la mia ragazza. Però devo essere sincero, se non c’era la sala prove non ci sarei andato (ride NDA)!

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Il concerto non farà che confermare lo stato di grazia di Edda. Nonostante l’inizio ad ore piccole (una piaga a cui sembra proprio non esserci rimedio), i “Furore Uterino”, come li ha scherzosamente soprannominati lui, hanno messo a ferro e fuoco un Ohibò gremito in ogni ordine di posti. La resa sonora è più che discreta, l’impatto assolutamente dirompente, con Fabio Capalbo che pesta sulle pelli come un dannato e Luca Bossi che si divide sapientemente tra basso e tastiere, riempiendo il suono con intelligenza e contribuendo così all’ottima resa live di ogni singolo pezzo. Edda è come al solito: gigione quanto basta, fa battute e interagisce col pubblico in maniera perfettamente naturale. Nulla di montato nel suo atteggiamento: lui è così, è un modo per scacciare la tensione e cercare di divertirsi. La voce è magnifica e anche se certe note non ci prova nemmeno a raggiungerle, adatta e interpreta tutto con grande confidenza, senza che le esecuzioni perdano di fascino. Col tempo, è diventato anche molto più serio e anche se qualche volta gioca ancora a modificare i testi e a saltare qualche verso, il tutto risulta molto più professionale. La chitarra è tutta sulle sue spalle e, checché ne dica lui, la suona bene, con un gran controllo, senza sbagliare praticamente nulla. Il set non è lunghissimo (poco più di settantacinque minuti) ma contiene numerosi brani, vista anche la scarsa durata degli stessi. Ovviamente a fare la parte del leone tocca a “Stavolta come mi ammazzerai?”: dall’iniziale “Pater” alla conclusiva “Saibene” (da brividi la versione di stasera), passando per “Tu e le rose”, “Stellina”, “Mademoiselle”, “Puttana da un euro”, il disco viene riproposto quasi per intero e si conferma, anche in questa veste, come un lavoro davvero potente. Accanto a questo, versioni riarrangiate di alcuni vecchi pezzi: “Milano” e “Organza” sono letteralmente da pelle d’oca mentre “Emma” e “Odio i vivi” (unici due estratti dal secondo disco) si amalgamano bene col vecchio repertorio, allontanando un po’ quell’aria di poca accessibilità di cui le versioni in studio sembravano ammantate. Nei bis, chiedendo scusa a Scaglia e Rioda (che poi risulteranno non pervenuti), arrivano anche “Uomini” e “L’assoluto”, proposte con solo voce e chitarra ma che fanno lo stesso scorrere più di un brivido lungo la schiena. Non sappiamo cosa succederà ma, per quello che si è visto finora, Edda merita di continuare alla grande la sua carriera solista. Il prossimo disco sarà quello più difficile: l’esposizione mediatica non è mai qualcosa che lascia tranquilli ma se la squadra rimarrà la stessa non possiamo che attenderci ogni bene. Nel frattempo, il tour è ancora lungo: chi se lo fosse perso cerchi di rimediare al più presto…

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Grazie a Starfooker per le foto.

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