Cristina Donà – Un’incantautrice tra presente e futuro

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Intervista di E. Joshin Galani, foto di Starfooker

Cristina Donà, storica cantautrice lombarda in equilibrio fra pop e rock alternativo, è una voce che spicca nel panorama musicale italiano per l’intensità e lo spessore delle sue produzioni. “Così vicini”, ottavo album uscito lo scorso settembre, ritrova la spontaneità degli esordi, con arrangiamenti diretti e testi più intimi.
Dopo averla apprezzata a fine novembre, in occasione del suo concerto milanese, le abbiamo posto alcune domande per approfondirne la conoscenza sia artistica che personale.

Le uscite dei  tuoi album sono degli eventi molto attesi, che ripagano sempre le pause tra un progetto e l’altro. A cosa sono dovuti questi tempi lunghi?
Tutto è relativo. In un momento storico in cui ci si dimentica di ciò che accade in tempo reale, credo sia giusto non farsi prendere dall’ansia di essere sul mercato a tutti i costi. Il rischio di essere dimenticato c’è sempre, anche se fai un disco al giorno. Al di la delle logiche comportamentali di questa società, passo lunghi periodi in cui scrivo senza avere una meta precisa, sino a quando intravedo un orizzonte probabile. Quello è il momento in cui si cominciano a delineare i tratti del nuovo lavoro. In un mondo ideale sarebbe giusto uscire allo scoperto quando il materiale in tuo possesso ha un valore significativo, opzione non sempre possibile.

“Così vicini” da un punto di vista degli arrangiamenti si scosta dai lavori precedenti, mentre nei testi leggo un trait d’union su aspetti intimi ed emozioni sviscerate dal profondo. L’interiorità di questo lavoro corrisponde alla scelta di portare in giro il tour in acustico, dove la voce emerge sicuramente più nuda rispetto all’accompagnamento delle orchestrazioni musicali?
Il tour che riguarda questo album è doppio, sia acustico che elettrico. Siamo partiti con un set acustico. Quest’ultimo proseguirà anche nel 2015 da fine febbraio a fine aprile e riprenderemo i concerti col gruppo in estate. Per quello che riguarda il duo, io e il mio staff, abbiamo pensato di prevedere delle esibizioni in luoghi raccolti, dove è più facile rendere tangibile il concetto di “vicinanza”. La voce rimane un punto cardine, nel mio caso, perché ciò che permette al senso delle parole di arrivare al pubblico è sicuramente l’emozione vocale. Devo ammettere che è difficile scegliere tra lo spettacolo in duo e quello con il gruppo. Dunque porterò in giro entrambi.

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Mentre i tuoi testi sono così intimi, sulla tua pagina facebook commenti spesso accadimenti sociali. Come pensi ci possa essere equilibrio tra il proprio mondo interiore e quello esteriore?
Trovare un equilibrio tra il mondo interiore e ciò che sta fuori è una delle operazioni più difficili di questa vita. I nostri sentimenti sono in relazione a ciò che ci circonda e ne vengono spesso condizionati. L’ideale, soprattutto in un periodo storico in cui il bombardamento mediatico è costante e assillante, sarebbe mantenere le distanze per approfondire, valutare, prendere del tempo per capire, ma quel tempo manca, o non lo vogliamo trovare. Per avere un “mi piace” sembra che si sia disposti a pubblicare le più grandi oscenità in circolazione e questo vale sia per la gente comune che per i quotidiani online. Sono logiche commerciali: già, ma lo trovo aberrante. Quello che sono nelle mie canzoni è la stessa persona che sta su Fb, o che stava sul vecchio sito e comunicava anche attraverso un diario o che rispondeva con lettere a mano a chi scriveva alla casa discografica quando non si usava abitualmente internet. Ogni tanto capita sott’occhio qualcosa che credo valga la pena mettere in risalto e lo faccio. Non è un modo per cercare equilibrio ma per condividere e confrontarsi. E’ interessante vedere la risposta di chi ti segue, fatta eccezione per chi si esprime solo per provocare o farsi notare. Fortuna sulla mia pagina questa tipologia è assai rara.

C’è stato nella tua vita un evento “imprevedibile” che ti ha sorpreso con una nuova energia?
Certamente e più di uno. Di solito sono eventi difficili, spesso drammatici. Teoricamente dovremmo cercare di utilizzarli per crescere, per conoscere i risvolti della nostra anima, quelli ancora nascosti. Il fatto è che spesso tali eventi ci devastano e basta. Nel bene o nel male, quelle situazioni mettono in moto una serie di nuove energie: sta a noi capire se e come utilizzarle.

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Perché “l’infinito della testa viaggia ad una luce sola”?
Anni fa mi sono invaghita della teoria delle stringhe, teoria, che, se non erro, nasce all’interno della meccanica quantistica. Il mio interesse era e resta puramente a livello teorico e molto superficiale perché non sono assolutamente in grado di entrare nella materia. Quello che mi aveva colpito di questa teoria, oltre all’ipotesi di realtà parallele e a tanto altro, era l’idea di trovare una legge unica, che sia valida per tutto, per ciò che è infinitesimamente piccolo ed infinitamente grande. L’infinito, pur nella sua incomprensibilità, essendo noi esseri finiti, è un concetto che ci appartiene e io l’ho immaginato come una sola entità che viaggia e attraversa ogni cosa, in ogni istante. Una luce speciale che unisce il tutto.

Tregua è del 1997, tra poco festeggerai vent’anni di carriera. Ami fare bilanci o sei ben presente nell’oggi?
Mi piace ricordare quanto sono stata fortunata, per il resto preferisco concentrarmi sul presente e sul futuro.

Dai tuoi inizi come si è evoluto o involuto il mondo musicale, per quanto riguarda l’aspetto pratico (realizzazione del progetto, promozione, etc)?
E’ cambiato totalmente. Se si parla di possibilità democratiche per una biodiversità musicale nazionale direi che si è notevolmente involuto. Per quanto riguarda l’aspetto pratico si è passati da un formula prestabilita, dove lo studio di registrazione era un passaggio obbligato, alle nuove tecnologie che permettono il prodotto fatto in casa. Questo può significare la possibilità di lavorare con un budget ridotto rispetto al passato, ma non che sia possibile fare a meno di una serie di persone che aiutino il prodotto ad essere promosso. Servono delle risorse economiche che è sempre più difficile recuperare con le vendite. Il download illegale ma anche lo streaming, che porta esigue risorse agli artisti, soprattutto di piccola e media grandezza, hanno ridotto drasticamente la possibilità di sopravvivenza in questo mestiere. Le persone non sono più abituate, ed educate, e forse nel nostro paese non lo sono mai state, a pensare che quando acquistano musica ne permettono anche l’esistenza. In Italia sembra quasi da fessi comprare musica, fare un atto responsabile e legale, se si può agire gratis illegalmente e questo, purtroppo, non vale solo per la musica. Al contrario, non partecipando economicamente, ne decretiamo la morte, per lo meno di quegli artisti che non sono foraggiati da sponsor o grossi compensi per i concerti.

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Nell’arco delle tue composizioni ho notato numerosi riferimenti alla cultura orientale. [il ritornello de “Le solite cose” è cantata come un mantra, la quinta stagione è un chiaro rimando alla teoria dei 5 elementi, “Giapponese” come citazione; la perpendicolarità come moto energetico che va dritto al centro, nella copertina di “Così vicini” il fermo immagine è del “Kinin” la meditazione camminata] Sono tutte suggestioni volontarie? C’è una parte di oriente in te?
Mi fa molto piacere che tu abbia notato questa presenza nella mia musica. Subisco una grande fascinazione da parte di quel mondo. Ha parametri per la comprensione dell’essere umano molto diversi da quelli “occidentali”. Nella Medicina Tradizionale Cinese e in alcune discipline orientali, la considerazione “dell’energia” che riguarda l’essere umano è un nodo importante. L’uomo risponde alle stesse leggi e alle stesse dinamiche dell’universo, a ciò che lo circonda, al contesto in cui è inserito. Dunque l’equilibrio e la gestione di tale energia è fondamentale. Quando si parla di “energia”, di meridiani energetici, di campi magnetici degli organi del corpo umano, di frequenze, nel nostro paese può succedere che si venga ancora presi per pazzi, se va bene, o per un residuo resistente dei figli dei fiori, invece la questione è molto più seria, concreta e pratica di ciò che appare. Per me fa parte della fisica, intesa come materia scientifica. E poi considerare l’essere umano, quando lo si cura o lo si esamina, nel suo insieme, evitando di limitarsi all’osservazione del sintomo ma cercando di scoprire la causa, mi sembra più logico e rispettoso di altre vie. Non escludo di potermi curare con un rimedio allopatico, ci mancherebbe. Quando alcuni perché della vita, della medicina e della filosofia occidentale non mi soddisfano, vado a cercare altrove e spesso in alcune discipline orientali trovo risposte che mi corrispondono. Se ci pensi, in Italia, il concetto di energia applicata all’essere umano coincide quasi sempre con quella religiosa, mistica, lontana, per pochi o per chi è in grado di gestirla. Che tristezza. Ottusità e interessi del mercato.

Altri aspetti comuni che costellano i testi sono le parole ed i silenzi. Per te, definita artisticamente cantautrice dell’anima, cos’è il silenzio?
E’ fare spazio tra i pensieri per andare oltre ciò che siamo.

A proposito di parole: nel 2000 usciva “Appena sotto le nuvole” libro di una poesia palpabile e vibrante; a seguire, il libro on the road “God Less America”. Il 2012 ha visto la pubblicazione della tua biografia “Parlami dell’universo”. E’ prevedibile un ritorno di Cristina Donà alla poesia su carta e non solo in musica?
Non lo so.  Se avrò materiale sufficientemente valido, forse. Mi piacerebbe tornare a disegnare per cercare una mia via, un mio stile con i segni. Un’espressione grafica da legare alle parole. Chissà.

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