Scisma – Mr. Newman (Woodworm, 2015)

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Articolo di Luca Franceschini.

Gli Scisma, nel panorama rock alternativo italiano, sono stati il classico gruppo che ha sprigionato una fiammata potente e luminosa ma altrettanto breve.
Due dischi in due anni, tra 1997 e 1999, autentiche pietre miliari di un sound che proveniva chiaramente da tutto ciò che si combinava oltreoceano in quei movimentati anni ’90 ma che era nello stesso tempo pronto a traghettarsi nel nuovo millennio.
E ci sono riusciti bene, vista tutta la gente che hanno ispirato.
Come spesso accade, è stato difficile dare una solidità costante ad un progetto tanto artisticamente brillante. Paolo Benvegnù ha iniziato una carriera solista ricca di soddisfazioni, è diventato lui stesso un punto di riferimento, ma il gruppo che aveva fondato già da adulto, come una sorta di tentativo ironico, è sparito nel nulla, in uno scioglimento di fatto mai annunciato ma lo stesso spietatamente reale.
È arrivato in sordina, questo “Mr. Newman“. Personalmente l’ho saputo dallo stesso Paolo, durante una chiacchierata al termine di un suo concerto al Carroponte, quest’estate. L’ha buttata lì con semplicità, come se fosse una delle tante cose da fare nella vita per uno che fa il musicista di professione.
Invece, non mi sembra proprio un’operazione da liquidare con noncuranza e questo, indipendentemente dal fatto che la cosa duri o meno. E anche se, lasciatemelo dire, il ritornello di questi anni è “con la crisi del mercato musicale le reunion di vecchie glorie spuntano come funghi”. Tutto vero, ci mancherebbe. Ma ciò non toglie che gli Scisma torneranno a suonare insieme e che hanno registrato del materiale nuovo. Chi non trova motivi per gioire smetta pure di leggere, a questo punto.
Allora, in attesa di buttarci a capofitto sul concerto di Brescia, che per il sottoscritto sarà anche la prima occasione di vederli dal vivo, parliamo un attimo di questo “Mr. Newman”.
Prima doverosa precisazione: non si tratta proprio un disco intero, ma di un ep di sei pezzi. Vero però che le canzoni in questione sono tutte nuove di zecca e che la durata complessiva raggiunge pienamente la mezz’ora: un pochino di più di un antipasto, insomma.
Sui contenuti musicali, invece, ci sarebbe da fare una riflessione un po’ più complessa. Quando una band ritorna dopo quindici anni di inattività, durante i quali alcuni dei componenti si sono pure ritirati a vita privata, è difficile che una certa alchimia si ricrei dal nulla in quattro e quattr’otto.
Mentre dall’altra parte, sappiamo che di tutti, quello che è sempre stato attivo e che ha anche avuto le maggiori soddisfazioni professionali è stato Paolo Benvegnù che già comunque era stato l’anima compositiva di questa formazione.
Dunque, che questa reunion sia avvenuta sotto il patrocinio del cantautore milanese, non è un mistero. Appurato questo, non c’è quindi da stupirsi nel constatare che “Mr. Newman”, a conti fatti, suona più come un disco di Benvegnù che come uno degli Scisma. E questo, nonostante i credits dei vari pezzi dicano anche del contribuito di Marco Tagliola e di Giovanni Ferrario, quest’ultimo già prezioso collaboratore durante i due dischi precedenti.
La title track potrebbe tranquillamente essere uscita dalle session di “Hermann”, come intenzione musicale ma anche come testo, anche se ovviamente si sente che c’è un’altra band ad accompagnare la voce di Paolo.
Anche la voce sarebbe un bell’argomento di discussione, tra l’altro. Sara Mazo è una delle cantanti più interessanti del panorama italiano, ha sempre avuto uno stile e una personalità spiccata, sempre con l’idea che fosse realmente una cosa a parte rispetto a tutto ciò che allora passava il convento.
Dire che gli Scisma abbiano avuto successo perché c’era lei, è senza dubbio riduttivo. Si è sempre trattato di un mix perfetto di canzoni vincenti e di un gruppo perfetto per suonarle, unitamente ad un produttore (Manuel Agnelli) che li ha valorizzati appieno. Ma la voce solista, senza quella non sarebbe stata la stessa cosa. Non a caso Michele Monina, in un post dello scorso anno, era arrivato a chiederle pubblicamente di tornare sulle scene, consapevole di quanto importante fosse stato il suo apporto al rock italiano degli anni ’90.
Per tutto questo, stupisce un po’ la scelta di relegarla in secondo piano, in queste nuove composizioni, che danno dunque l’impressione di non essere state scritte per lei, che la sua voce sia stata collocata in un secondo momento, quando erano già stati completati.

SCISMA 13 copia

Non è per forza di cose una critica: sono passati tanti anni, certe soluzioni potrebbero anche non essere più di moda (certe chitarre, soprattutto, oggi suonerebbero tremendamente anni ’90, appunto) e quindi è giusto che si voglia andare in una direzione diversa, inquadrando questa ripresa del discorso alla luce dei tempi odierni.
Ma passiamo alla cosa più importante: il livello complessivo delle canzoni è alto, anche se non tutto risulta imprescindibile: la title track parte col piede giusto e non si perde mai, risultando una delle cose migliori, nonostante il leggero effetto “deja vu”; “Neve e resina”, con Sara che qui è nelle vesti di lead singer, è una ballata interessante ma su questo genere Paolo ha scritto di meglio. “Metafisici” invece, risulta un po’ troppo auto citazionista, per poter convincere in pieno.
Ma per fortuna ci sono anche cose superbe: su tutti il singolo “Musica elementare”, che è un brano semplicemente perfetto e irresistibile e, questo sì, in pieno stile Scisma. Trascinante dall’inizio alla fine, con un ritornello che mi fa già immaginare il delirio che provocherà dal vivo, è anche una satira ironica e pungente che da un certo punto di vista riprende quello che Battiato aveva fatto con “Centro di gravità permanente”: scrivere canzonette orecchiabili e superficiali, ironizzando sulla loro semplicità, ma facendolo ad un livello tale di qualità da far pensare che, anche per fare questo, occorra essere artisti di primo livello.
Ottima “Darling Darling”, anch’essa nello stile di un divertissement a metà tra New Wave ed elettronica, ancora una volta con un refrain che farà sfracelli sotto qualunque palco decideranno di esibirsi.
Infine, la conclusiva “Stelle, stelle, stelle” è probabilmente l’episodio più interessante di tutto il lotto, quello che riprende maggiormente la vena sperimentale che si respirava a tratti nei solchi di “Armstrong”. Un pianoforte campionato fa inizialmente da sfondo ad un dialogo surreale tra Paolo e Sara, dove si parla di balere, di alligalli e del fatto che tra umani e automi non ci sia nessuna differenza. Poi parte una melodia leggera, triste, costruita essenzialmente su due note, con le voci di Paolo e Sara nuovamente insieme, per un brano che sembra interrogarsi sulla bellezza del creato, sulla realtà delle cose, sulla bellezza della vita, di tutta la vita, anche di questa reunion così inattesa (si sente Sara, nel finale in fade, dire che “No, io dodici anni fa non mi sarei mai immaginata che quindici anni dopo ci saremmo rincontrati…”): “È vero questo corpo? È vera questa vita? Gli alberi, le case, i deserti? Oh, such a perfect game. Se è tutto vero è bellissimo, non so perché”.
Gli Scisma sono tornati e adesso non è il tempo di interrogarsi sul senso di questo ritorno. Godiamoci “Mr. Newman” e godiamoceli dal vivo. Per ora, è già fin troppo bello così.


Tracklist:
01. Mr. Newman
02. Neve e resina
03. Darling, darling!
04. Musica elementare
05. Metafisici
06. Stelle, stelle, stelle

 

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