Perturbazione @ La salumeria della musica, Milano – 26 Febbraio 2016

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Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Andrea Furlan

L’inizio di un tour non è mai il momento migliore per saggiare la salute di una band, considerati i comprensibili problemi di rodaggio, ma allo stesso tempo è fonte di irresistibile curiosità per i fan più affezionati, che non vedono l’ora di scoprire come il loro gruppo preferito si presenterà dal vivo, come suoneranno le nuove canzoni, quali brani vecchi saranno ripescati, ecc.
Per i Perturbazione vale tutto questo e molto di più, visto che ci sono stati cambi pesanti di line up e un discorso artistico in piena evoluzione negli ultimi anni.
Nel nostro caso eviteremo di ripeterci, essendo che “Le storie che ci raccontiamo” e relativa chiacchierata con la band sono state da poco pubblicate su Off Topic.
Diciamo solo che la voglia di esserci, per il passaggio milanese dei nostri, alla seconda data assoluta di questo tour, era davvero tanta.
Sorprende la scelta de “La salumeria della musica“, visto che il celebre locale è fuori dal normale circuito della band di Rivoli. Purtroppo l’affluenza, seppur non deludente, non è quella delle grandi occasioni e ormai bisogna rassegnarsi: nonostante Sanremo, nonostante un disco scintillante e privo di difetti come “Musica X”, la tanta attesa esplosione commerciale non c’è stata e, a meno di miracoli, sarà difficile possa verificarsi in futuro. Lo meriterebbero davvero però, visto che, “Le storie che ci raccontiamo”, è un disco riuscitissimo che potrebbe e dovrebbe scalare le classifiche, se solo fossimo in un mondo più giusto.

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Ad aprire c’è Andrea Mirò, che, come già annunciato, seguirà i Perturbazione in questa nuova incarnazione live. Appena quattro pezzi per lei, sola sul palco in compagnia della chitarra elettrica. Non ha bisogno di presentazioni, il suo valore è noto da tempo e anche se la sua proposta non può dirsi propriamente immediata, incanta con una scrittura di primo livello, affiancata da una grande interpretazione vocale.
I Perturbazione si presentano sul palco immediatamente dopo e sono le note della nuova “Ti aspettavo già” a scaldare l’ambiente. La successiva “Se mi scrivi” incendia ancora di più l’atmosfera. L’impressione è che a questo giro i nostri abbiano deciso di puntare tutto sull’immediatezza e il divertimento, con canzoni tirate, ideali per saltare e ballare.
Ne consegue che ad occupare gran parte dello spazio sono i brani degli ultimi due dischi e alcune incursioni nel vecchio repertorio in versione lievemente riarrangiata in chiave pop, come “Nel mio scrigno” o “Il palombaro”.
La resa sonora non è il massimo, purtroppo, e qualche inconveniente tecnico di troppo li penalizza forse eccessivamente. Ad un certo punto l’impianto audio salta del tutto e anche se la band dimostra di saper gestire la cosa alla grande, è evidente che un po’ la fluidità dello show ne abbia risentito.

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Da parte loro, i quattro Perturbazione sono una vera forza della natura, mettono in piedi il solito show divertente e musicalmente impeccabile a cui ci hanno abituati nel corso degli anni. Certo, è innegabile che siano cambiati: Cristiano Lo Mele è ora l’unico a portare il peso della chitarra e i fraseggi che impreziosivano quasi tutti i brani anche dal vivo adesso sono scomparsi, a favore di una ricerca maggiore dell’effettistica e delle partiture elettriche.
Come detto in precedenza, il fatto che in studio la band abbia deciso di vestire i suoi brani di Electro Pop non può non avere conseguenze sul palco, dove il tutto risulta più diretto e apparentemente meno ricercato. In realtà poi è un concerto quasi interamente suonato, ci sono poche basi e Andrea Mirò risulta preziosissima nell’alternarsi tra tastiera, chitarra e cori, riempiendo i buchi lasciati dalla dipartita di Gigi Giancursi ed Elena Diana, ma rinnovando notevolmente l’impostazione sonora.
La sezione ritmica risulta sempre impeccabile e quadrata. Tommaso Cerasuolo si rivela il solito mattatore assoluto, che conduce per mano il pubblico con mestiere e tanta passione, così che il suo carisma sopperisce ampiamente a qualche imprecisione vocale che ogni tanto affiora.
I pezzi nuovi rendono bene anche se ce ne saremmo aspettato qualcuno in più: alla fine ne risulteranno sei su dieci, che non sono pochi, ma se si pensa che sono stati lasciati fuori episodi potenzialmente irresistibili come “La prossima estate” o “Festa a sorpresa”, un pochino ci rode.
Ad ogni modo, i singoli “Dipende da te”, “Trentenni”, “Le storie che ci raccontiamo”, risultano coinvolgenti al punto giusto e confermano l’impressione espressa in sede di recensione, che questo sia un album che avrebbe funzionato soprattutto sul palco.

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“Musica X” è un disco profondamente diverso, ma in questa veste i brani di entrambi i lavori si amalgamano perfettamente e creano una continuità pressoché perfetta. È il caso del trittico “I baci vietati”, “Ossexione” e “Diversi dal resto”, presentato nella prima parte, che fanno cantare, saltare e divertire un pubblico decisamente caldo.
All’inizio si parlava di brani riproposti in veste nuova: tra questi il più inusuale è stato “Del nostro tempo rubato”, che da riflessione disincantata e anche un po’ amara sulla vita e sul senso del proprio lavoro, è diventato un country folk piuttosto disteso che ha spiazzato, ma che è forse riuscito a raccontare le stesse cose in maniera diversa.
La presenza di Andrea Mirò viene poi sapientemente utilizzata per i duetti: a parte “Cara rubrica del cuore”, che era più che lecito aspettarsi, la vera sorpresa risulta l’esecuzione di “A luce spenta”, un brano dal secondo disco “Canzoni allo specchio”, raramente proposto in passato, dove la cantante ha preso il posto che in studio fu di Rachele Bastreghi.
Anche qui, Tommy ha raccontato di come a quei tempi la sua voce suonasse diversa, molto più cupa, come effetto di un periodo non proprio sereno della sua vita. E mi ha confermato in un’impressione che avevo da inizio serata: è bello vedere le canzoni nascere, crescere, evolversi, trasformarsi nel corso degli anni e rendersi conto che possono sempre essere eseguite, anche se la persona che lo fa è diversa da quella che le ha scritte anni prima. Che è poi il senso di un disco come “Le storie che ci raccontiamo”, se ci si pensa; e l’impressione è proprio quella che il gruppo abbia voluto andare a raccontare un nuovo capitolo della propria storia anche sul palco, dove i vecchi brani sono stati suonati alla luce della nuova consapevolezza del presente.

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Nel finale, dopo una scatenata “Buongiorno buona fortuna”, arriva “L’unica” a ricordare i trascorsi sanremesi, ed è bello vedere come questo pezzo sia già diventato un classico, così riuscito da poter funzionare anche al di fuori dell’occasione che l’ha generato.
I bis, invocati a gran voce, si aprono con uno straordinario ripescaggio di “Giugno, dov’eri?”, cantata da Tommy col solo accompagnamento di Andrea Mirò alla tastiera. E’ stata una delle cose più belle del concerto, anche se molto lontana dal mood generale che i nostri hanno voluto dare nel corso della serata.
Si ritorna a saltare con “Il senso della vite” e con la nuova “Everest” (che funziona benissimo anche senza il pur ottimo featuring di Ghemon), prima che “Agosto” faccia invece scattare il solito emozionante coro collettivo. Passano gli anni ma non c’è niente da fare, rimane sempre il brano di gran lunga più popolare del repertorio dei Perturbazione, nessuno li lascerebbe andare via senza averla eseguita. È questo il momento scelto da Tommy per scendere dal palco e farsi la consueta passeggiata in mezzo al pubblico, un altro rito immancabile di ogni show dei piemontesi.

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Sembra finito tutto, ma non è così: sul palco ricompare Rossano Lo Mele, che saluta e ringrazia tutti, non senza ricordare in maniera simpatica che la vita dei musicisti professionisti non è proprio quel glorioso divertimento senza fine che molti si immaginano, ma riserva anche grandi fatiche e sacrifici. Ricompaiono gli altri quattro e c’è spazio per un ultimo brano: si tratta di “Musica X” e questa sera non ce ne poteva essere uno più indicato per concludere un concerto che ha parlato soprattutto il linguaggio del nuovo inizio.
Abbiamo cantato, abbiamo saltato, ci siamo divertiti tantissimo e credo fosse questo lo scopo che i Perturbazione si erano prefissati nel concepire il loro nuovo live. Rimane ancora qualche punto interrogativo, ma per il momento possiamo dire che la nuova storia che ci stanno raccontando sia iniziata nel migliore dei modi.

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