Appaloosa – BaB (Black Candy, 2016)

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front

Articolo di Sabrina Tolve.

Forse è un po’ tardi per parlare di BaB degli Appaloosa, ma non parlarne sarebbe altrettanto ingiusto, quindi, anche se in ritardo, eccoci qui.
Nato durante il tour europeo di Trance44 e concepito da Marco Zainello e Niccolò Mazzantini, Bab ci mostra un volto diverso, più deciso, oscuro e cattivo del gruppo livornese, rispetto al precedente album;
eppure c’è una linearità senza sosta a partire da The Worst of Saturday Night, distante dal già ottimo Savana.
Qui però c’è una maggiore complessità: al basso e alla batteria si sono uniti – ormai chiaramente e con totale convinzione, direi – i sinth, i campionatori e la drum machine.
Di fatto, già la copertina, creata dal finlandese Timo Ketola noto per i lavori compiuti con Opeth e Sunn O))), dà un’immagine netta di quel che sarà l’album: una corsa forsennata, frenetica, impetuosa, violenta. Un monolite eterogeneo di math-dance, industrial, punk, techno, scansionato qui e lì da sensazioni hip-hop, jungle, tribe.
Ritmi impavidi, sfuriate, echi lontani.
Non si può restare indenni.
L’album si apre con Supermatteron, e ci ritroviamo catapultati in una sorta di selva oscura di ritmi e visioni irruente.
Si passa alla oscura e opulenta Longimanus, si continua con la disturbante math-dance di Halle 9000. Ancora frastornati, ci avvolge Ketama Gold, misteriosa e conturbante.
Poi si torna a giocare durissimo con Mulligan  e Beefman,  forse il mio pezzo preferito dell’album: breve, cattivo, intenso. Quindi il gioiellino, Bab e Dani, stratificata, spessa, avvincente, claustrofobica. Creepy, più permissiva, dalle venature hip-hop e beat, permette di riprendere un po’ di fiato e respirare apertamente, prima di precipitare nella giungla sonora di Jungla Shuba. Si torna all’oscurità di Kripton 85 e la chiusa è la maestosa Imboschi: oltre cinque minuti di elettronica robotica che schizza dentro le vene.
Insomma, se Trance44 aveva una potenza evocativa non indifferente, BaB è il passo successivo, quello sicuro e anche un po’ arrogante – a buon diritto – che riesce a eliminare qualsiasi dubbio sulla qualità tecnica e sonora degli Appaloosa: quest’album è un coacervo di suoni, idee, ritmi, resi unificati da un filo logico furioso e virulento.
Alleluia.

Tracklist:
01. Supermatteron
02. Longimanus
03. Halle 9000
04. Ketama Gold
05. Mulligan
06. Beefman
07. Bab e Day
08. Creepy
09. Jungla Shuba
10. Krypton 85
11. Imboschi

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