Woodoo Fest – Cassano Magnago, 21 Luglio 2016

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Articolo ed immagini sonore di Roberto Bianchi

Invogliato dalle incoraggianti recensioni delle edizioni passate, ho scelto di immergermi per la prima volta nel Woodoo Fest, allestito nell’area feste di Cassano Magnago. Un ottimo e ben organizzato contesto che offre l’occasione di ascoltare buona musica, degustare allettanti proposte della Street Food Parade e apprezzare le offerte delle bancarelle merceologiche presenti.
Arrivo in anticipo per curiosare un po’ e testare le offerte gastronomiche: c’è un ambiente rilassato con un’importante presenza giovanile, non ancora numerosa ma in costante crescita.

Sono stati allestiti due palchi: Il piccolo Wood Stage, che è collocato nel boschetto ai margini della recinzione, in un angolo forse troppo defilato e il Big Foot Stage, posto sotto la grande tendo-struttura sostenuta da archi di legno lamellare.
Le prime esibizioni sono previste sul Wood Stage. Alle 19,30 iniziano i Pagliaccio, band del biellese composta da Alessandro Chiorino (chitarra e voce), Marco Sgaggero (basso e cori) e Marco Massa (batteria). Propongono un fresco indie-pop arricchito da testi intelligenti che prendono spunto dal vivere quotidiano e sono alleggeriti da una brillante dose d’ironia; musicalmente mi riportano ai primi Statuto.
La scaletta della serata attinge prevalentemente dai brani dell’ultimo disco La Maratona: rimango particolarmente colpito da Avere 80 anni, perfetta fotografia sociale e dal gioiellino Amore Cieco, che racconta di una storia d’amore tra due ragazzi non vedenti. Bravi, simpatici e meritevoli!

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Dopo di loro sale sul palco Verano, al secolo Anna Viganò, già con Intercity e L’Officina della Camomilla.
La giovane artista, decisa nell’affrontare un coraggioso progetto solista, ha pubblicato da pochi mesi un mini album composto da cinque tracce, che spaziano tra indie pop, beat, cantautorato ed elettronica.  Con lei suonano Gaetano Polignano (batteria), Ilaria Baia Curioni (tastiere) e Riccardo Della Casa (basso e synth). Sul palco si presenta con la giusta grinta, abbinata a un’ammaliante presenza scenica. I testi sono prevalentemente autobiografici, intrisi di forti emozioni, figli di un momento evolutivo con importanti scelte e cambiamenti. Tra i brani proposti metto in evidenza Vivere di Noia (composta con Paletti), Ginger e Fred e Non Esiste Mai. Sono certo che sentiremo parlare a lungo di lei!

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I tempi sono stretti, quasi frenetici, il tendone del Big Foot Stage è ora molto affollato. Raggiungo la zona sottopalco riservata ai fotografi. I Selton sono pronti, si comincia! Il gruppo è composto da Daniel Plenz (percussioni e voce), Eduardo Stein Dechtiar (basso e voce), Ramiro Levy (chitarra, voce e ukulele) e Ricardo Fischmann (voce e chitarra). Di loro ricordo un importante disco tributo a Enzo Jannacci e Cochi e Renato.
Arrivano dal Brasile, vivono a Milano e si sono formati nel 2005 a Barcellona. Loreto Paradiso, pubblicato a metà marzo di quest’anno, è il loro quarto album: un’interessante miscela che include un pregevole indie-pop e ritmi brasiliani. I testi sono scritti in italiano, inglese e portoghese.
Impegnato nel reportage fotografico, cerco di sfruttare al meglio le capacità multi-tasking dedicando loro un attento e meritato ascolto! Dopo cinque brani devo abbandonare la postazione privilegiata, mescolandomi con il folto pubblico, che li segue con grande trasporto. Ci regalano una carrellata di trascinanti brani, tra i quali segnalo in particolare l’etnica Loreto Paradiso, la fresca Voglia D’Infinito e la ritmata Be My Life. Un’ora abbondante, ma molto scorrevole, che si è conclusa con i ragazzi scesi dal palco per eseguire un bis ”unplugged” in mezzo al pubblico.
L’efficientissimo staff organizzativo ha predisposto velocemente il Bit Foot Stage per lo show finale.

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Il tempo di una birra ed ecco che i Tre Allegri Ragazzi Morti salgono sul palco. Posso rimanere in prima linea per i primi quattro brani, immortalare le loro gesta da vicino e poi di nuovo in mezzo alla folla.
Davide Toffolo, Luca Masseroni ed Enrico Molteni si presentano con le abituali maschere bianche. Suonano insieme da venticinque anni con grande passione e divertimento. Con loro il fido Andrea Maglia alla chitarra e la ”new entry” Monique “Honeybird“ Mizrahi, istrionica presenza che offre voce, chitarre e charango elettrico.
Si comincia subito forte, il tema dominante è l’ultimo album Inumani, pubblicato lo scorso marzo. I nuovi brani, figli d’interessanti collaborazioni con Jovanotti, Vasco Brondi e Alex Ingram, sono intrisi di suoni che intrecciano molte influenze musicali; si passa con disinvoltura dal folk sudamericano al pop, al rock, al blues al funky. Monique non è una comparsa, è una co-protagonista che canta, suona e riempie il palco con una vitale presenza scenica: affascinante ed energica! La scaletta ovviamente non trascura i brani storici, che vengono riproposti con nuovi e interessanti arrangiamenti.
Sarebbe infinitamente lungo l’elenco dei brani in evidenza. Segnalo la ritmata In Questa Grande Città, la melodica Ad Un Passo Dalla Luna, l’indie-pop Persi Nel Telefono, e l’intensa Ruggero.
Dopo novanta e più minuti i TARM salutano i fan, ma è solo un arrivederci! Richiamati sul palco propongono il bis, o meglio: un vero e proprio set aggiuntivo di oltre quaranta minuti. La sorpresa arriva quando il gruppo è raggiunto dai Selton, che, opportunamente mascherati, intrecciano le loro qualità con quelle della band, ed esaltano il pubblico. I miei complimenti a questi musicisti che si sanno reinventare, e anche per questo hanno un notevole seguito.
Il Woodoo Fest continua, è passata la mezzanotte, ma i tanti presenti possono continuare la serata girando per le bancarelle, degustando birre, panini, specialità spagnole, affettati di qualità e ballando con le fosforescenti cuffie silent disco in testa. Non sono più un ragazzino, ma mi sono proprio divertito!

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