Levante @ Alcatraz – Milano, 16 maggio 2017

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Articolo di Simone Nicastro immagini sonore di Andrea Caristo

Non amo discutere sui social ma qualche volta mi capita. Una delle ultime occasioni si è verificata dopo alcuni commenti positivi ad un articolo denigratorio sulle persone frequentanti il Fuori Salone a Milano in cui si citava tra le loro varie colpe l’ascolto di una cantante “da hipster” quali Levante. Del resto ho notato negli ultimi mesi un accanimento particolarmente agguerrito nei confronti di Claudia, in arte Levante, come a voler identificare in lei tutto quello che non va nella odierna musica pop rock italiana (di estrazione indipendente) da parte di una certa critica e di quel tipo di pubblico sempre più pronto a sparare a zero su quanto non corrisponde ai loro parametri di giudizio/gusto.

Personalmente apprezzo Levante, la trovo interessante come autrice, come presenza scenica e soprattutto come vocalità. Ed è proprio su quest’ultima che trovo irragionevoli alcune posizioni “contro”: la voce di Levante è indubbiamente qualcosa di originale, potente ed evocativa. Negare questo, a mio avviso, è negare una evidenza. Dal vivo poi si rimane ancor più colpiti grazie ad un controllo magistrale e ad una capacità interpretativa da fuoriclasse. É la terza volta che vedo Levante in concerto negli ultimi anni. Questa sera l’Alcatraz è sold out e il palco è preparato per le grandi occasioni con visual differenti in continua rotazione sullo sfondo per ogni brano e il gioco di luci sempre pronto a valorizzare la figura della cantante e la band intorno.

Si inizia con un breve monologo da dietro le quinte sulle note di “Caos” e poi si parte davvero con le energiche “Le mie mille me”, l’hit di questo inizio 2017 “Non me ne frega niente” e “Le lacrime non macchiano”. Levante dimostra subito completa padronanza degli spazi a disposizione e ipnotizza tutto il pubblico con le sue movenze che risponde cantando, applaudendo e purtroppo registrando in continuazione con i cellulari le diverse esibizioni.
Si continua con una delle mie preferite in assoluto del suo repertorio “Ciao per sempre”, ogni volta disarmante nella sua semplice intensità, e subito dopo invece con una di quelle che proprio mal sopporto, “1996 – La stagione dell’amore”.

Si prosegue con un momento decisamente incantevole con le due ballate “Io ero io” e “Mi amo” e poi il primo recupero dal primo album con quel gioiellino pop leggero che è “Sbadiglio”, sostenuta da tutto il pubblico in coro. Di seguito sempre dal primo lavoro un’altra delle mie preferite, “Cuori d’artificio”, con il suo sali e scendi da pelle d’oca, per poi proseguire con due brani che mettono certo in evidenza la potenza vocale di Claudia ma per i miei gusti un po’ troppo scarni nella scrittura testuale e musicale: “Diamante” e “Lasciami andare”.
“Contare fino a dieci” riporta l’Alcatraz ad un clima più “bellicoso” giusto in tempo per introdurre il breve set acustico con Levante, voce e chitarra, ad inanellare di fila la delicata “La scatola blu” e la “consoli-ana” “Non stai bene” con un climax intimistico finale grazie all’abbandono quasi totalmente dei microfoni in favore di un canto collettivo di tutti i partecipanti in sala su “Abbi cura di te”, con la cantante a dirigere tutte le voci inserendo solo qualche vocalizzo sublime. Veramente molto suggestivo.

Siamo in dirittura d’arrivo e quindi si prende la rincorsa con l’energia elettrica di “Duri come me”, la giocosità melodica di “Memo” e la geometria rock di “Di tua bontà”.
Su “Alfonso” evidentemente è un delirio collettivo con telefonini superiori nel numero alle mani dei presenti (magia della tecnologia e di qualcos’altro) e poi in rapida successione le nuove canzoni in qualche modo più contigue all’inno precedente come “Io ti maledico” e Gesù Cristo sono io”, urlate in ogni singola parola. Si chiude infine il cerchio con nuovamente le note di “Caos”, questa volta però cantata con il suo testo originale.

In conclusione mi permetto solo alcune brevi considerazioni: 1) Non so se il problema sia di acustica o di volontà artistica ma ho trovato totalmente sbilanciati i suoni tra le tastiere e la batteria, forti e presenti, e le chitarre, flebili e nascoste. Nei concerti precedenti avevo apprezzato una attitudine più “sanguigna”. 2) Curioso escludere dalla scaletta il prossimo singolo con Max Gazzé “Pezzo di me”. 3) Nella dimensione live risulta sempre più evidente come Levante sia una artista superiore alla media, dotata e carismatica, con niente da invidiare ad artisti più affermati. Poi per il mio gusto personale mi auguro spinga di più il suo talento in alcune direzioni invece che in altre ma questo lo scoprirò solo in futuro. Per adesso tanti complimenti a Levante e grazie per l’ennesima bella serata.

Levante all’Alcatraz è una produzione Via Audio!


 

 

 

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