Laura Mvula @ Alcatraz, Milano – 9 Novembre 2017

Postato il Aggiornato il

Live report ed immagini sonore di Stefania D’Egidio

Per la prima volta in Italia sbarca sul palco dell’Alcatraz, per una serata targata JazzMi e Radio Monte Carlo, Laura Mvula, artista di Birmingham, in passato membro del gruppo jazzsoul Judyhouse e direttrice del Festival Black Voices and Lichfield.

Come solista pubblica il suo primo EP, She, nel novembre 2012 per RCA Records, l’anno successivo il primo album in studio dal titolo Sing to the Moon, un mix di gospel e psichedelia.
Il disco riceve diverse nomination: ai Brit Awards, al Mercury Price e al Q Awards, raggiunge la posizione #9 della UK Albums Chart e Laura si aggiudica il premio come miglior artista femminile e miglior artista R’n’B ai MOBO Awards.
Del 2016 il secondo album, The Dreaming Room, anticipato dal singolo Overcome, realizzato con il produttore Nile Rodgers, il Re Mida della musica pop.

Si presenta sul palco elegantissima, accompagnata da una band di quattro elementi (batteria,basso, chitarra e violoncello/percussioni), mentre lei suona le tastiere; colpisce subito per la raffinatezza della sua voce, quasi angelica, a ricordarci le origini gospel della sua carriera, che la accomunano a tutte le grandi interpreti del passato.

Di una bellezza conturbante e di una simpatia unica che rapisce i cuori anche di chi è venuto al concerto per pura curiosità, senza conoscerla più di tanto: scherza sui tacchi vertiginosi che indossa e, a un certo punto, se li toglie con una certa nonchalance, dicendo che “le persone piccole in fondo sono le migliori”; indossa una t-shirt con su scritto FEMINISM, non a caso la sua hit Phenomenal Woman è stata ispirata da Maya Angelou, scrittrice e attivista vicina a Malcolm X e Martin Luther King Jr., e ha dichiarato più volte di “ammirare le donne che con la loro vulnerabilità e la loro ridicola forza continuano comunque a spostare le montagne e a fare ogni giorno cose straordinarie”.

Balla scalza sul palco, spaziando dalla gospeldelia (termine coniato da Paul Lester del The Guardian per descrivere il suo genere), al jazz e all’afrofunk dei brani finali; per classe ed eleganza mi ricorda un po’ Skye Edwards dei Morcheeba e, sicuramente, viste le premesse, farà grandi cose in futuro, certa che sentiremo parlare ancora a lungo di lei.

La scaletta del concerto è la seguente:
– Overcome
– Let me fall
– Flying withoutyou
– People
– Sing to the Moon
– Bread
– FatherFather
– Diamonds
– She
– Bemyhusband
– Green garden
– See line woman
– Phenomenal woman
– Make me lovely

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...