Cristina Donà @ Serraglio, Milano – 1 dicembre 2017

Postato il Aggiornato il

Articolo di E. Joshin Galani, immagini sonore di Stefania D’Egidio

Un appuntamento “midollare” per me quello del 1 dicembre al Serraglio, si celebrano i 20 anni di “Tregua”, strabiliante album di esordio di Cristina Donà con la produzione artistica di Manuel Agnelli.

Vent’anni di carriera che vado a festeggiare con gran piacere. Ricordo perfettamente quando sentii la presentazione dei brani per radio, smisi di fare quello che stavo facendo per ascoltare totalmente presente. “Ma chi è???” mi chiesi… nel pur riconoscibile zampino di Agnelli, Cristina Donà non assomigliava a niente e nessuno, faceva vibrare con sane scosse telluriche musicali e vocali.
Un disco che ho divorato, goduto, cantato, e fatto conoscere agli amici.
Da lì in poi questo terremoto fu dirompente, ben presto la critica si accorse di Tregua e  consacrò questo album con diversi premi e riconoscimenti tra cui il Premio Tenco come miglior opera prima.
Dal quel 1997, altri otto album con cambiamenti di pelle, nessun appoggio a schemi collaudati o ai successi, piuttosto un incedere con propri tempi e con i propri cambiamenti, ed una costante: l’esplorazione di altre forme di sensibilità, poesia, rock e delicatezza.

Ho visto in vent’anni di carriera la trasformazione anche sul palco, dai primi live con i capelli sugli occhi e poche parole con gli spettatori, a dialoghi diretti tra il serio e il faceto, dove Cristina è diventata padrona degli spazi e della comunicazione che la lega al suo pubblico.
L’accompagnano sul palco i compagni d’avventura dei live d’epoca: Cristiano Calcagnile alla batteria (che ha curato anche gli arrangiamenti di questo live) e Lorenzo Corti alla chitarra, con loro Danilo Gallo al basso e Gabriele Mitelli alla tromba. Le canzoni scorrono nel preciso ordine dell’album “Tregua”.

La partenza, a palco vuoto, è un intro recitato “poca gentilezza, poca educazione… sole basso che allunga i suoi raggi, prova ad ascoltarlo… tu non dimenticare chi sei”.
Si parte con “Ho sempre me” la luce sul palco è quasi inesistente, le manipolazioni sonore dei suoni di Calcagnile accompagnano l’inizio del brano.
Ossatura originale invece per “L’aridità dell’aria”, e “Stelle Buone” che Cristina dedica ai presenti.
Sorprendentemente bravi tutti i musicisti, con i fiati che danno il tocco caratteristico ai nuovi arrangiamenti.
Da sempre acrobata nelle modulazioni della sua voce, eccola metterla in primo piano per “Labirinto” con un introduzione un po’ da film horror italiani anni ’70, che sfocia in una suite finale dal sapore onirico. La Donà balla, si muove a tempo di musica, ci regala i suoi bellissimi vocalizzi ed anche suoni dell’armonica a bocca o fischi in “Raso e chiome bionde”.

Il suono di una vecchia macchina da scrivere accompagna “Senza disturbare” e quella “E’ una formalità” ripetuta più volte mi riporta per un attimo a Ferretti: Cristina si ferma un attimo per sottolineare il testo della canzone, e come siano peggiorate le cose nel mondo del lavoro.
Una batteria che mi ricorda i Depeche Mode introduce “Ogni sera”, anche Cristina con la bacchetta scandisce alcune battute sul piatto.
E’ con lo scroscio del temporale che parte “Tregua” ultimo brano del disco omonimo, basso e chitarre trafiggono, fondendosi nel finale con “All apologise”, ad allargare amorevolmente la dedica a Kurt Cobain.
C’e spazio per altre canzoni, “The Trouman show” apre la seconda parte: “ti riprendono dappertutto è terribile questa cosa” dice Cristina al pubblico, cantando con voce caricaturale sottolineando il concetto.
E’ molto felice del successo del concerto, il Serraglio è al completo, scherza sulle incertezze della serata: “L’avete visto il teaser? Io ci metto un’ora a farlo anche se dura poco… ci sono stati pochi mi piace sul post e poi era prevista neve…”

Fa scegliere ai presenti le canzoni successive.
E’ presente tra il pubblico Davey Ray Moor (CousteauX) produttore di “Dove sei Tu” Terzo album di Cristina, che saluta e al quale dedica il brano omonimo.
Atmosfere dense durante l’esecuzione, ferma i musicisti che coprono le voci del pubblico per metterle in risalto in acustico. La partecipazione prosegue con “Universo”, si può permettere di giocare con ironia, interrompendosi per dare le corrette indicazioni sui cori.
Seguono “Goccia”, “Invisibile” , “Il mio Nome” ed il suo saluto: “abbiate cura di voi e dei vostri sogni”.

 

 

 

 

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