Articolo di Iolanda Raffaele, immagini sonore di Wlad Alcaro e Matteo Branca

O li odi o li ami ed è così che ti metti alla prova e da lì scopri che non hai motivi per non farti coinvolgere dalla loro musica. Di chi stiamo parlando? Che domande, dei Calibro 35.
Andare ad un loro concerto è un’esperienza da fare almeno una volta nella vita e se una di quelle volte capita nella tua città allora devi esserci, non hai scuse.

Quali dovrebbero essere i motivi vi chiederete? Tra i tanti, sicuramente due: non sarà una semplice esibizione e, soprattutto, non sarà mai la stessa esibizione, ma qualcosa che di volta in volta si arricchisce e si carica di significato.
Chi crede che la musica sia solo fatta di parole, di frasi e ritornelli si sbaglia, con loro le note diventano protagoniste e il polistrumentismo è l’unica religione musicale capace di invadere per ore ed ore la scena.
Si accetta, dunque, di fare l’esperimento e di ascoltarli ancora una volta in una location tutta meridionale, anzi calabrese o meglio catanzarese, quella delle Officine Sonore dove la musica è padrona e parla i grandi nomi grazie all’entusiasmo di Fabio Ferlaino e della sua squadra.


Dopo la presenza del 2011 nel quartiere marinaro della città di Catanzaro e a Lamezia Terme nel 2013 e nel 2016, il 18 febbraio i Calibro 35 ritornano in occasione di Decade, sesto album in studio uscito per la label milanese Records Kicks il 9 febbraio.
A distanza di 10 anni dal loro debutto con “Calibro 35”, quei ragazzacci crescono, si reinventano e, dopo poco tempo dall’ultimo giro sullo spazio con “S.P.A.C.E.”, si impegnano a regalarci altri “sogni di gloria” con un sound maturo, più definito ed inevitabilmente riconoscibile.
Guidati dalla mente di Tommaso Colliva, gli “storici 4” Cavina, Gabrielli, Martellotta e Rondanini, affiancati dall’ensemble degli Esecutori di Metallo su Carta, fondato dallo stesso Enrico Gabrielli e da Sebastiano De Gennaro, riuniscono le loro esperienze, le loro precedenti vite e le mescolano a qualche novità strumentale come Dan Bau, Balafon e Waterphone, in un risultato davvero sorprendente.

Tutto è pronto e la serata può cominciare, o meglio lo spettacolo, perché questo sarà quello che tratterrà per molto tempo il pubblico, farà scattare centinaia di foto, immortalare istanti in lunghi video e condividere emozioni con chi “malcapitato” ha perso un altro incontro con la musica originale e lavorata.
L’apertura è particolare, è quasi un riscaldamento musicale, un allenamento dell’orecchio a quello che sarà ed è offerta dal rumorista e multi-percussionista Sebastiano De Gennaro, uno di quei grandiosi musicisti atipici che l’Italia vanta, capace di far “parlare” marimba, xilofono, glockenspiel in una serie di ritmi armonici e continui.
Da qui si entra nel vivo ed ognuno occupa il suo posto: Enrico Gabrielli, fiati ed organi; Massimo Martellotta, chitarre, synth e lap steel; Fabio Rondanini, batteria e percussioni; Luca Cavina, basso; Sebastiano De Gennaro, vibrafono, percussioni, elettronica e Beppe Scardino, sax baritono e clarinetto basso, tutti rigorosamente in giacca tra eleganza,fantasia e poliedricità.

Musica nel sangue e fuoco agli strumenti, così i nostri Calibro 35 con naturalezza e maestria ci fanno viaggiare lontano a partire dagli ottoni e i fiati di Pycheground, che nel nome ricorda l’omonimo brano del gruppo rock progressive Nuova idea, più noti come Psycheground Group.
Prosegue la strada il crime funk di “SuperStudio” con il suo ritmo pulsante ed incalzante tipico delle atmosfere cinematografiche anni 70’, mentre avanguardia e swing corrono nelle maglie serrate, lente e veloci, di Faster faster!.
Ogni canzone è un film che va in scena da un momento all’altro tra luci ed effetti speciali, portando con sé le inconsce influenze musicali di cui la band è intrisa come si nota nei tocchi di batteria, xilofono e chitarra di Pragma, che richiama alcuni collettivi quali i Jaga Jazzist e Budos Band, e nei toni più cupi, metallici e cadenzati di Modulor che guardano ad artisti della scena jazz e hip hop alternativo.
La giusta combinazione di strumenti e tempi popola ArchiZoom; contaminazioni e richiami alla musica contemporanea anche italiana emergono in Ambienti, invece Agogica lascia l’inquietudine e il lato oscuro dei racconti gialli, rispecchiandone tutto il lato travolgente, fatto di suspense e colpi di scena.

Polymeri ci conduce in atmosfere tribali, echi, fischi da foresta, mentre Modo ci travolge con le sue trame ipnotiche e conclude l’album Decade rinviando l’undicesima canzone al finale.
Lo scambio con il pubblico è soprattutto musicale, ma se c’è da parlare il compito è affidato certamente a Enrico Gabrielli che, con il suo sorriso tra il serio e il faceto, il suo “ciao ragazzi” e qualche battuta, spezza i silenzi e riporta all’attenzione.
Il 2015 riappare nei panni dell’album S.P.A.C.E. e sul palco restano i soliti 4 che recuperano l’impronta cinematografica e la fantascienza con le melodie più classiche di Ungwana Bay Launch Complex, dell’omonima S.P.AC.E. e di A future we never lived.
Non manca un omaggio a Paolo Renosto (Lesiman) e Romolo Grano con l’affascinante Macchine nello spazio e l’album Ritornano quelli di….Calibro35 con Piombo in Bocca.
La band si ricompone e torna grintosa con tutta l’adrenalina di Giulia Mon Amour, canzone dell’album Traditori di tutti, ispirato all’omonimo romanzo di Scerbanenco, che rievoca l’epoca dei Calibro 35 in versione banditi dal volto coperto e dimostra tutta la cultura e la voglia di sperimentare che non li ha mai abbandonati.

Non c’è spazio per le pause e dopo la classica uscita ed entrata sulla scena tra la gente che grida vendetta, Notte in Bovisa irrompe con il suo groove particolare e forte, mentre chiude il cerchio Travelers , avvolgente, intensa, che con il suo andamento calmo saluta un vero e proprio concerto della musica per la musica, in cui al di là delle sovrastrutture delle parole resta il suono e la sua potenza.
Morricone, Bacalov, Micalizzi, ma anche soul, afrobeat e jazz, i Calibro 35 dimostrano, quindi, di riuscire a contaminarsi in modo sapiente di tante influenze diverse e di saper provare e combinare linguaggi differenti, pur nella loro variegata composizione interna.
Sono diventati adulti, hanno trovato il loro equilibrio e Decade vuole essere proprio il suggello e la summa di prima fase importante della loro carriera.
I loro live sono sempre emozionanti e senza tempo, perciò, aspettando il prossimo album condividiamo con voi il ricordo di quella serata, sperando che ce ne siano presto delle altre da raccontare.

 

 

 

 

Photo credits:
1,2,3,9,10 Wlad Alcaro
4,5,6,7,8 Matteo Branca