Sam Amidon & Guano Padano – Da Cantù un ponte gettato tra Italia e America

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Live report di Andrea Furlan Immagini sonore di Roberto Bianchi

Quella strana vecchia America.

Lui, Sam Amidon, cantautore estroverso, divaga dal folk tradizionale verso ardite sperimentazioni sonore, loro, i Guano Padano, indomiti esploratori dalla via Emilia al West, oltrepassano i confini della musica strumentale mixando spaghetti western, tex-mex e free jazz, entrambi con la mente ben aperta al nuovo e disponibili all’incontro. Due mondi apparentemente lontani che trovano invece molti punti in comune. Lo ha dimostrato il concerto di cui sono stati protagonisti a Cantù nell’accogliente club All’1&35circa di Carlo Prandini che ancora una volta ha messo in cartellone due nomi decisamente interessanti.

Alessandro “Asso” Stefana

Alle 22.15 precise ha avuto inizio la sfida sonora con un intro strumentale di qualche minuto con cui i Guano hanno preparato l’ingresso di Amidon, salito sul palco armato di banjo, utilizzato in maniera decisamente fuori dal comune. Il mood della serata è dettato da Juma, da The Following Mountain, album dello scorso anno di Amidon, che viene presentato in una incisiva versione ipnotica cadenzata dal ritmo ossessivo delle percussioni e gli interventi precisi e taglienti della chitarra di Alessandro “Asso” Stefana, un tappeto di suoni avvincenti su cui si staglia la voce del songwriter americano.

Sam Amidon

Il trentasettenne del Vermount è noto per il suo folk contemporaneo e d’avanguardia (e le tante collaborazioni che vanno da Bill Frisell a Glenn Hansard, da The Blind Boys Of Alabama a Marc Ribot), il cui punto di forza è la voce, proveniente da un altro tempo, disadorna come il country ancestrale degli Appalachi, fascinosa e incantata come quella di Nick Drake (più volte venuto a mente nel corso della serata). Una voce proiettata nel futuro grazie alle evoluzioni dei Guano Padano che la rivestono con una stratificazione spesso inaspettata di sonorità sorprendenti. Insieme ad Asso, è la potente e fantasiosa sezione ritmica di Zeno De Rossi alla batteria e Danilo Gallo al basso a tenere serrate le fila di arrangiamenti sviluppati con assoluta maestria e inventiva in un caleidoscopico divenire di atmosfere.

Sam Amidon

Sono i Guano i veri e propri artefici della serata, senza il loro prezioso apporto avremmo assistito ad un “normale” concerto come se ne sentono tanti, avremmo certamente apprezzato le doti di un bravo songwriter, solo davanti al microfono con i suoi strumenti, ma probabilmente niente di più del già conosciuto. Ciò che invece ha fatto la differenza è stato l’uscire dalla “comfort zone” degli ascolti abituali per essere proiettati in un territorio dove ad agni nota non sai cosa aspettarti. Una sfida, come dicevo prima, messa in atto dal variegato campionario di suoni estratti dai rispettivi strumenti di tre musicisti di grande esperienza e fantasia. Le canzoni di Amidon hanno acquisito così quello spessore cinematografico peculiare della cifra stilistica della band italiana dimostrando la veridicità dell’affermazione di Aristotele secondo il quale “il tutto è maggiore della somma delle parti”.

È stato uno show decisamente coinvolgente per chi come me che non si accontenta del già noto ma è sempre alla ricerca di musica viva e in costante evoluzione, che regali un ascolto stimolante e ricco di attrattiva.

Zeno De Rossi
Danilo Gallo

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