Dunk @ Serraglio, Milano – 17 marzo 2018

Postato il Aggiornato il

Articolo e immagini sonore di Stefania D’Egidio

I Dunk sono una band formata dai fratelli Ettore e Marco Giuradei, Carmelo Pipitone (Marta sui Tubi) e Luca Ferrari (Verdena); definirli un supergruppo sarebbe un po’ riduttivo, perché i supergruppi di solito ripropongono in una nuova salsa vecchi pezzi bolliti e ribolliti di alcuni dei loro membri.

I Dunk, invece, pur portandosi dietro il retaggio delle precedenti band, rappresentano l’unione perfetta di visioni diverse, nati solo con la voglia di suonare e sperimentare (non a caso il nome significa “inzuppare”) e di proporre al pubblico nuove cose. Con questo intento è stato pubblicato lo scorso gennaio l’omonimo album per l’etichetta Woodworm Label, contenente undici brani inediti, ed è iniziato un tour promozionale che sabato 17 marzo ha fatto tappa al Serraglio di Milano.
Con un locale gremito di gente, i Dunk sono saliti sul palco intorno alle 23.00; Ettore e Marco sui lati, più centrali Carmelo e Luca; luci soffuse, quasi al buio, mi è balzata subito all’occhio la mancanza di un basso, ciò nonostante il progetto già ad un primo ascolto mi è sembrato tra i più visionari degli ultimi tempi: si è spaziato dal cantautorato di italica tradizione alla psichedelia seventies, da morbidezze acustiche ai ritmi tribal progressive dei lunghi assoli, con un Luca Ferrari in grandissima forma a picchiare duro sulla sua batteria fino allo stremo delle forze.

I suoni hanno sprigionato un’energia primitiva che non ha fatto sentire la mancanza del basso, la sezione ritmica è stata da antologia, i momenti di psichedelia così esplosivi da puntare dritto al cuore, le chitarre corpose, il synth di sostanza, mi hanno fatto scattare subito e spontaneo il paragone con la PFM.
Il concerto è iniziato con Intro, una piccola perla di dolcezza, e proseguito con l’esplosiva Avevo voglia; successivamente, quasi a rispettare la tracklist dell’album, Mila, una ballad malinconica che crescendo  è terminata  con una sezione ritmica a spazzare via ogni incertezza.
Quindi è stata la volta di E’ Altro, primo singolo estratto da Dunk, un tappeto di suoni che rumoreggiando senza esitazioni hanno aperto la strada a Spino, poi Ballata 1, dove la leggerezza ha lasciato presto spazio all’inquietudine di Amore un’altra e Stradina, quindi Ballata 2, Radio, infine il vigore delle chitarre e il suggestivo ripetuto di Noi non siamo (“noi non siamo quello che ci manca”).
La performance si è chiusa con Capitale e con il mantra sussurrato e percussivo di Intermezzo.

 

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