The Chameleons @ Ohibò, Milano – 13 maggio 2018

Postato il Aggiornato il

Articolo e immagini sonore di Stefania D’Egidio

Per chi non li conoscesse The Chameleons sono un gruppo postpunk inglese formatosi nei primi anni ’80, composti da Mark Burgess, cantante e bassista, Dave Fielding, chitarra ritmica, e Reg Smithies, chitarra solista. Nel 1987, dopo la morte improvvisa del loro manager, se ne erano perse le tracce, se non per sporadiche esibizioni live; domenica 13 maggio sono passati al Circolo Ohibò di Milano per riproporre il loro primo album Script of the Bridge, che all’epoca ottenne un ottimo successo di critica, tanto da essere paragonati ai The Cure ed essere citati tra i musicisti che hanno ispirato Interpol, Editors, White Lies e The Horrors.
La serata è stata aperta dagli italiani Soviet Malpensa; la prima cosa che mi ha colpita entrando nel locale è stata l’abbondanza di strumentazione sul palco: batteria, tastiera, pedaliere lunghissime, il tutto riflesso nella ricchezza del suono della band: difficile inquadrarli in un genere specifico, sezione ritmica corposa, con il basso che sprigiona un suono profondo, alla Gallup, i riff di chitarra ben articolati e arricchiti da suoni elettronici; peccato per l’audio non proprio perfetto che rendeva difficile distinguere le parole dei testi, ma comunque meritano un approfondimento di conoscenza.

SOVIET MALPENSA

Il tempo di portare via i loro strumenti che lasciano spazio agli attori principali.
Si parte subito alla grande con Don’t Fall, la Fender Jaguar di Dave è molto effettata, come da tradizione, con delay e chorus sparati al massimo, mentre dall’altra parte c’è Reg con la sua Gibson SG che lancia riff nudi e crudi; alla batteria un giovane musicista che suona la carica come se avesse tra le mani tamburi di guerra, il resto lo fa Mark con i suoi testi malinconici e il suo basso incisivo.
L’atmosfera è caldissima e non solo per la musica, il locale è così pieno che si suda solo a respirare, c’è gente arrivata addirittura dalla Russia, raggiungendo Milano dopo mille peripezie per assistere allo spettacolo.
La setlist segue fedelmente Script of the Bridge: a Don’t Fall seguono Here Today, Monkeyland e la più bella, a mio parere, Second Skin. Dodici tracce nella prima parte dello show per viaggiare indietro nel tempo e sognare un ritorno all’infanzia, quando tutto sembrava più facile, quando bastavano un giradischi e una chitarra per essere felici. Nel bis viene lasciato libero arbitrio al pubblico e così vengono scelte Tears, Swamp Thing e Nostalgia per concludere la serata.


Standing ovation al termine di ogni brano, i quattro sembrano quasi colpiti da tanto calore e affetto.
Esco dall’Ohibò con la convinzione che i Chamaleons siano una grande band e che avrebbero meritato una migliore sorte. Burgess avrebbe potuto essere un’autentica rockstar, ma coraggiosamente ha scelto di seguire la propria strada, libera da condizionamenti esterni. Tanto di cappello.

Setlist Soviet Malpensa:
Everest
Lucifer
Quasi tenebra
Pluto
Heaven
La scienza dei sogni

Setlis Chamaleons:
Don’t Fall
Here Today
Monkeyland
Second Skin
Up the Down Escalator
Lessthen Human
Pleasure and Pain
Thursday’s Child
As high asyou can go
A PersonIsn’tSafeAnywhereTheseDays
PaperTigers
View from a Hill
Tears
SwampThing
Nostalgia

SOVIET MALPENSA
SOVIET MALPENSA
SOVIET MAPLENSA

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.