We Are Scientists @ Ohibò, Milano – 27 maggio 2018

Postato il Aggiornato il

Articolo e immagini sonore di Stefania D’Egidio

Dopo aver ascoltato ininterrottamente per quasi un mese Megaplex, l’ultimo album dei We Are Scientists, finalmente domenica 27 è arrivato il momento di vederli dal vivo al Circolo Ohibò di Milano.

In apertura i bravissimi The Backlash, band milanese dal sound british, che mescola britpop, shoegaze e psychedelic rock: il risultato è una miscela esplosiva da far invidia persino ai burrascosi fratelli Gallagher.
Chitarre sporche, basso distorto e loop incalzanti di batteria che, insieme alle linee melodiche del cantato, rendono l’antipasto della serata gustoso almeno quanto il piatto principale, in più i quattro hanno anche una bella presenza scenica, il che non guasta mai nel mondo dello spettacolo.
Cinque brani per entrare subito nel cuore dei partecipanti, si sentono solo commenti positivi in sala, cinque brani che faranno parte del loro nuovo album, che segue all’EP 3d Generation del 2014, e che sicuramente sarà tra le pubblicazioni più interessanti del prossimo autunno.

THE BACKLASH

Dopo la loro uscita di scena il palco sembra insolitamente vuoto, mi sarei aspettata, dopo aver ascoltato e riascolato Megaplex, sintetizzatori, drum machine e altre diavolerie del genere e invece i W.A.S. si presentano al pubblico italiano solo con chitarra, basso e batteria.
Fin dalle prime note si capisce che sarà una serata ad alto tasso punkrock, con la telecaster gialla di Keith che ruggisce come una tigre; cerco di sbirciare la setlist e mi accorgo che in realtà i brani dall’ultimo lavoro sono solo tre dei diciannove proposti, quindi con ampio spazio ai successi del passato, tratti da Whit Love and Squalor del 2005, da Brain Thrust Mastery del 2008 e Tv en Français del 2014.
Keith e Chris sono i veri mattatori della serata, tra un pezzo e l’altro danno vita a scenette da cabaret, con Andy che se la ride nelle retrovie e il pubblico che partecipa divertito.

Chi si aspettava suoni sintetici sarà rimasto deluso, gli assoli di chitarra sono da copione punk, i fraseggi veloci come fulmini, Keith si muove in lungo e in largo sul palco come un tarantolato: suona e salta, suona sdraiandosi sull’inferriata dell’Ohibò, suona persino con la chitarra sulle spalle, già dopo una manciata di canzoni trasuda da tutti i pori della pelle, le giugulari pulsano ad ogni acuto e nelle prime file c’è chi poga allegramente, perché è questo l’effetto che fanno i We Are Scientists, spargono allegria a destra e manca.
Il finale poi è di quelli da ricordare negli anni a venire: Keith che molla la sua Telecaster  in terra con il sustain tirato all’infinito e lui che si lancia tra il pubblico per ballare e cantare le ultime note, con una foga tale che quasi inciampa nel cavo del microfono.
Quando una band dà tutto sul palco e non si risparmia di fronte ai propri fans, stringendo mani e dispensando sorrisi che raddrizzano anche la più nera delle giornate, non si può non ricambiare che con un amore incondizionato.

La setlist della serata:
THE BACKLASH
01. My Wrong
02. Bright
03. Dreams in a Cage
04. Breakaway
05. Mindtrap

WE ARE SCIENTISTS
01. Your Light Has Changed
02. The Great Escape
03. Buckle
04. Chick Lit
05. I Don’t Bite
06. Now or Never
07. Return the Favor
08. It’s a Hit
09. Too Late
10. This Scene is Dead
11. Make it Easy
12. One In, One Out
13. After Hours
14. No Wait at Five Leaves
15. Rules Don’t Stop
16. Nobody move, Nobody Get Hurt
17. Dumb Luck
18. Nice Guys
19. Textbook

THE BACKLASH
THE BACKLASH
THE BACKLASH

 

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