Articolo di Giovanni Carfì

“…il cielo è esattamente nel centro del petto dell’uomo che ha fede”

Nuova stagione per “Grande Arte al Cinema” prodotta da Nexodigital, che ci invita all’anteprima del docufilm sulla vita di Salvador Dalí, il 24, 25 e 26 settembre.

Un racconto che segue in modo cronologico lo sviluppo dell’artista, facendoci entrare nei luoghi concreti e in quelli immaginari della sua esistenza; tra paure, ossessioni, eccentricità ed incontri, uno dei quali lo accompagnerà quasi fino alla fine dei suoi giorni, quello con l’amata Gala, sua musa.

7La regia è affidata a David Pujol, che ci porta alla scoperta di quei luoghi principali, indispensabili per capire le immagini e le suggestioni da cui Dalí trasse ispirazione.
I nostri ciceroni saranno la Direttrice del Museo Dalí, Montserrat Aguer TeixidorJordi Artigas, Coordinatore delle Case Museo Dalí.

Quando pensiamo a Salvador Dalí, la prima cosa che viene in mente probabilmente sono i suoi baffi, vezzo che ne caratterizzò l’immagine per gran parte della sua vita, personalmente ciò che mi colpisce nei quadri più famosi, sono questi elementi allungati, che poggiano su basi quasi troppo esili per il loro ipotetico peso, ed ecco che nelle prime immagini del film, troviamo proprio quello che è stato l’ispirazione per quegli elementi: rocce, facenti parte delle scogliere di Port Lligat, luogo fulcro di tutta la sua vita.

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Questo è un paese poco distante da Cadaqués, posto dove con la famiglia passava le estati, e dove da ragazzo scopre un piccolo capanno di pescatori. Questo diverrà il deposito per poter lasciare i suoi attrezzi da lavoro, e per avere così modo di esplorare la zona e ritrarne gli scorci. Qui iniziano i primi incontri fondamentali, e ci viene presentato il personaggio dalla mente “cerebro-paranoica” di Lidia, vedova del proprietario del capanno, donna che ammalia con le sue storie, apprese e reinventate attraverso i giornali con cui incartava il pesce. Sono gli anni germinali, nei quali il rapporto con la famiglia è ancora stabile, e lo stile di Salvador non è ancora ben delineato. La sorella ne sarà la modella, colpita e affascinata dal fratello, dove già nei primi lavori, traspare la plasticità e i particolari che caratterizzeranno il suo stile.

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Il film è diviso in capitoli, ognuno dei quali reca un titolo tratto da dichiarazioni di amici, o citazioni dello stesso Salvador, l’ambientazione ruota principalmente attorno allo stesso paesaggio che catturò l’immaginazione di Salvador, Port Lligat e la sua casa. In secondo piano troveremo New York e Parigi, dove attraverso foto e alcuni brevi filmati, viene raccontato questa sorta di esilio forzato; dagli eventi, dalla guerra civile spagnola prima, e dalla seconda guerra mondiale poi.
Il bivio, o forse la pietra miliare da cui tutto ha inizio, si ha nel 1929, quando inizia a frequentare e scoprire il movimento “surrealista”, e stesso anno in cui incontrerà Gala; la ritroveremo in numerosi dei suoi quadri, e in una posizione d’ombra rispetto all’eccentricità del suo personaggio, ma fondamentale per l’equilibrio stesso di Salvador e del suo progresso.

Viene raccontato il rapporto altalenante con la famiglia e i rapporti con essa; interrotti a causa delle scelte “sconsiderate” del figlio e a causa della presenza di Gala. Elementi che influiranno su Salvador, e spingeranno la sua stessa crescita artistica, partendo proprio dall’acquisto del capanno di “Lidia”, che lascerà il primo germe creativo paranoico, utile al proseguo della vita stessa di Salvador.

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Il fascino e l’ossessione viaggiano in parallelo nella mente di Salvador, che colloca nel suo mondo Gala, traendone ispirazione e ausilio. Gala era una ragazza russa, che riuscì a gestire ed organizzare con maestria, tutti gli aspetti commerciali e non di Salvador, lasciando a lui la possibilità di dedicarsi completamente all’arte. Ne fu il suo agente, ne consigliò i mercati, e trovò per lui gli acquirenti più facoltosi, fino ad arrivare a posizionare le opere di Salvador nei salotti bene parigini e newyorkesi.

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Con lo sviluppo della storia, si allarga anche il capanno iniziale, che man mano ingloba e definirà quella che sarà la dimora di Salvador e di Gala; da un locale di soli 22mq, nel corso degli anni quella stessa casa, nata con l’intento di non essere più grande del necessario, diventerà, grande, grottesca, e accoglierà artisti, giornalisti, ammiratori, che potranno interagire direttamente in quel luogo, divenuto studio, alcova, esposizione e teatro allo stesso tempo. La crescita della casa sarà il riflesso di ciò che succederà dentro e fuori, e con il passare degli anni anche la vita con Gala ne risentirà, ma sarà proprio una scelta visionaria e degna d’altri tempi a porre rimedio al loro amore. Le donerà un regalo particolare per ritrovare un po’ d’intimità, il castello di Púbol, una campana di vetro attraverso la quale ammirare la rosa rossa al suo interno, ma della quale non potrà sentirne la fragranza, in un gioco di rispetto e sottomissione totale, degno di altri tempi.

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Gli eccessi, le cene a base di rane, i balli, i pianoforti suonati in acqua, le uova, le pagnotte sui muri, sono sola una piccola parte degli elementi che troverete nella pellicola; ingredienti sempre contestualizzati e giustificati dalle parole dello stesso Salvador, in grado di spiazzare e inalterare il suo personaggio dentro e fuori, sempre. Verrà anche svelato ciò che lo ha portato ad eccedere, a vivere ogni momento con estrema lucidità, e con estrema gioia; una dimostrazione da dover restituire al padre e alla sorella, a causa di un evento tragico, dal quale doveva a tutti i costi scostare la sua persona.

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Si arriva velocemente ad un Salvador più anziano, che subirà una “stoccata finale”, così come riferito dal suo amico e confidente Antoni Pitxot, che lo assisterà nel periodo più buio della sua vita, quello in cui la morte porta via Gala. Sarà estremamente doloroso, si troverà per la prima volta da solo dopo una vita intera, e deciderà così di trasferirsi nel castello e successivamente a causa delle sue cagionevoli condizioni di salute, a Figueres. Qui nel corso degli anni, ha costruito il suo testamento artistico, il Museo Teatro, dal quale a pochi passi si ergono due torri: una è il campanile della chiesa dove riceverà i sacramenti, l’altra la Torre Galatea, ultimo luogo di ritiro e isolamento.

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Un film che racconta in modo lucido, uno dei personaggi più sfaccettati del secolo scorso, un uomo che cercava quella fede, quelle risposte che si celavano dietro a tutto ciò che poteva osservare, e che continuò a cercare attraverso una fervida curiosità nei confronti di matematica, fisica quantistica, e altre regole che potessero rispondere alla paura più grande di tutti: la morte e il suo significato. Non riuscirà a trovare completamente quelle risposte, ma riuscirà ad aggirare “la morte”, attraverso la creazione del suo stesso personaggio e della sua arte, che rimarranno volutamente immortali.