Recensione di Cinzia D’Agostino

Ascolto questo disco in macchina, il luogo dove di consueto divoro musica e libero la mente mentre vado al lavoro. Il gruppo si chiama Il Terzo Istante e, a parte che questo album è stato prodotto da Andrea Franchi dei Benvegnù, non so nient’altro. Buffo il disco si intitola proprio “Estraneo”.
Lo trovo un esercizio molto interessante immergermi nelle novità, senza preconcetti né aspettative, un po’ come conversare con uno sconosciuto al quale finisci per farti raccontare i più reconditi segreti.
Faccio scorrere il disco senza interromperlo, lascio che la musica piano piano si impadronisca dell’abitacolo dell’auto, viaggio dopo viaggio ed ecco… la magia. Le note iniziano ad impossessarsi delle mie orecchie, dei miei sensi, il paesaggio del lago di Garda dove ora abito sembra entrare in perfetta armonia con la musica.

Il primo pezzo “Dissolversi” dà inizio al disco con un’atmosfera cupa e malinconica fino ad innalzarsi in un ritmo coinvolgente dove la batteria riesce a dare ancora più enfasi ad un testo che non lascia indifferenti “prendere in prestito le lacrime di altri quando le tue erano ormai evaporate quasi come se potessero aiutarti a sopportare le tue colpe infinite” .
Mentre ascolto questo disco, percepisco la familiarità di certe sonorità a me care, Radiohead, Giardini di Mirò, Perturbazione e persino un po’ di Verdena in “C’era una volta”. Ma è solo una piacevole percezione che ci ricorda da dove veniamo, perché in questo lavoro c’è uno stile nuovo e fresco dove il basso ti avvolge, la batteria ti sa scuotere inaspettatamente, la chitarra ti lacera dolcemente alternandosi a un piano che ridona malinconia e pathos.
La terza traccia “Scegliere” è secondo me quella da cui scaturisce maggiore potenza e tensione; come le acque chete che rompono i ponti, parte con un’ipnotica tastiera accompagnata da un lieve sapore elettronico fino a  trasformarsi in un rock coinvolgente di basso, chitarra e batteria che ti fa subito desiderare di vivere dal vivo.
Intanto che la macchina mi porta verso il lago che inizio a scorgere dall’alto baciato da deboli raggi di sole invernali, ecco che le note di “Materia Grigia” mi riportano al passato musicale di questo luogo e la voce profonda di Paolo Benvegnù che entra in punta di piedi, quasi a non voler rubare spazio, mi ricongiunge agli Scisma.
Poi arriva la perla dell’album “Sei dicembre”, una splendida ballata che per testo e musiche travolge letteralmente i sensi, dove il libero spazio alle interpretazioni può farti sentire la neve che candida si posa su di te o il ricongiungimento di due amanti “Cado leggero su te ormai stanco di resistere al calore che scioglie la mia superficie di ghiaccio e di malinconia”.
Ora con “L’avresti detto” e “Fai quello che devi” vengo catapultata violentemente nella realtà quotidiana, “tutto ad un tratto la verità che spunta fuori come un ratto” mi ricorda l’inadeguatezza a cui spesso siamo condannati. Ma è una presa di coscienza che non ci ingabbia.
In “Come ti senti ora” percepisco, più che in altri brani, la mano di Andrea Franchi, l’influenza inevitabile dello stile Benvegnù che impreziosisce un pezzo già di alto livello. L’atmosfera dark e travolgente di “Luna di sangue” è un elegante epilogo a questo meraviglioso “Estraneo”, lavoro psichedelico, ambizioso e arrangiato magistralmente. Emerge una forte personalità da questi quattro ragazzi torinesi che non vogliono ragionevolmente appartenere ad alcun modello attuale e forse proprio per questo, hanno la libertà intellettuale che serve per portarci finalmente un po’ di quella  purezza che la musica italiana di oggi ha bisogno di ritrovare.

Il Terzo Istante sono:
Lorenzo De Masi: tastiere e voce
Fabio Casalegno: chitarra
Luca Sbaragli: basso
Carlo Bellavia: batteria

Tracklist:
01. Dissolversi
02. C’era una volta
03. Scegliere
04. Materia Grigia (feat. Paolo Benvegnù)
05. Sei Dicembre
06. L’avresti detto?
07. Fai quello che devi
08. Come ti senti (ora)?
09. Luna di sangue