R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

Se potessimo riavvolgere per un momento il nastro e tornare a Sheffield nel 2004, quando Oliver Sykes decise nella sua testa che era finalmente giunto il momento di mettere insieme la sua band, nessuno avrebbe mai scommesso un solo euro (o un solo penny visto che siamo in tema di brexit) di ritrovarsi, dopo 15 anni, a questo bivio.

I cambiamenti talvolta portano nuova linfa, nuovi stimoli e nuovi orizzonti. Ma è sempre così?

I BMTH tentano il salto nel vuoto dopo i fasti di Sempiternal del 2013 e soprattutto That’s The Spirit del 2015, album che li ha consacrati a livello mondiale con i singoli Throne e Avalanche.

Il percorso intrapreso dalla band è stata una lenta discesa sonora iniziata attraverso le fasi più acute e devastanti delle origini death ed emo, per virare poi su suoni più nu-metal e hard-rock. A questi livelli lo sa bene Oliver, che le corde vocali vengono messe a dura prova…e forse proprio il lento ma inesorabile calo della voce e delle performance live del frontman hanno influito sui cambiamenti della band. Ogni disco sembra essere tarato e settato sulle reali possibilità canore del leader dei Bring Me.

Ed ecco forse spiegato il cambio di rotta dei BMTH versione 2019.

Acclamato come uno degli album più attesi dell’anno, la band di Sheffield ha dato alla luce AMO, sesto album in studio della band. E il singolo Mantra, lanciato nelle radio ad agosto 2018, faceva ben sperare. Il pezzo è martellante, una sorta di spartiacque fra l’incalzante riff crossover da cantare a squarciagola e il classico singolo trascinante di un album rock.

Impossibile rimanere passivi di fronte al ritornello/mantra che entra in testa e gira fra le sinapsi senza via d’uscita, “Before the truth will set you free/Before you find a place to be”. Un inno per i fans di tutto il globo, “seguitemi… sono il vostro guru” (cit. Oliver Sykes).

Questo brano ha talmente messo d’accordo la critica che si è guadagnato la nomination ai prossimi Grammy nella categoria best rock song.

OK sono tornati finalmente i BMTH… ma… c’è sempre un ma.

Ci addentriamo nel nuovo album.

NihilistBlues è un cambio di rotta totale e radicale fatto di sonorità EDM ed elettropop da far sobbalzare il buon Steve Aoki. La celestiale voce di Grimes dà al brano qualcosa di etereo e di magico; traccia assolutamente di livello, se non fosse che stiamo parlando del gruppo metalcore numero uno al mondo.

Si continua con In the dark, brano alternative dalle sonorità pop e dalla voce ovattata con sprazzi di voci femminili campionate stile Alan Walker and Co.

Il secondo singolo estratto Wonderful life con il featuring di Dani Filth dei Cradle of Filth, è una delle hit dell’intero album col ritorno alle atmosfere dark e cupe, anche nel testo “nobody cares if i’m dead or alive” ma soprattutto nel sound, grezzo e ruvido.

Si prosegue molto velocemente in questo pallido viaggio fatto di brani trap, Why you gotta kick me when i’m down?, cori in stile Youth of The Nation dei POD, Mother Tongue e pezzi dal sapore estivo di pop commerciale nudo e crudo, Medicine.

Un ultimo sussulto lo troviamo in Sugar Honey Ice & Tea, pezzo garage/punk dove Sykes si cimenta in una delle rare estensioni vocali dell’intero album.

Lo shock è servito!

Fan di tutto il globo, la domanda è: AMO ancora i BMTH?

Nella vita ci sono album che arrivano dritti al cervello e altri dritti al cuore. Questo rimarrà eccome nella mente dei fans, ma probabilmente non scenderà nel loro cuore.