R E C E N S I O N E

Articolo di Manuel Gala


Se gli anni 90 sono stati per il popolo britannico un ricco menù dal sapore BRIT POP, la paura dei cuori beatlesiani e degli addetti ai lavori di ritrovarsi senza identità nel nuovo millennio stava pian piano diventando concreta con lo scioglimento di alcune delle band UK più famose. Chi avrebbe ereditato il dualismo Oasis/Blur? Chi avrebbe riempito le pagine musicali dei tabloid inglesi e del magazine New Musical Express? Nasce, agli albori degli anni 2000 nel Regno Unito, una nuova corrente indie rock destinata finalmente a portare note e sprazzi di freschezza sonora, di puro rock e genialità da far impazzire ancora una volta le arene e gli stadi.

Ecco comparire quindi la new generation delle band, dai Killers ai Franz Ferdinand, passando per i Kaiser Chiefs e gli eccentrici Bloc Party. Ed è fra queste crescenti aspettative che si collocano i Maximo Park, nome che prende spunto dal Maximo Gomez Park di l’Avana, dove si riunivano i rivoluzionari cubani. E di vera e propria rivoluzione si tratta quando nel corso del 2004 irrompe nella band la voce unica, ferma e monumentale di Paul Smith, il quale si carica sulle spalle la leadership di frontman, e lancia i Maximo nell’orbita del panorama musicale inglese.

Grazie alla loro prima etichetta discografica, la Warp Records, nel 2005 danno alla luce A Certain Trigger. Il debutto è da sogno: è loro il miglior album dell’anno per la rivista NME e nello stesso anno ricevono la nomination ai Mercury Prize Awards. La loro carriera inizia, anno dopo anno, a diventare importante e di un certo spessore arrivando a vantare 6 album in studio dal 2005 al 2017 e numerosi tour sold out. Ma poteva una band come i Maximo Park, leoni da palcoscenico, non pubblicare un album live? Detto… fatto! As Long As We Keep Moving (live at Vada Studios) uscito a fine febbraio.

La band di Newcastle, in cerca di nuovi stimoli e di nuova linfa vitale, propone 10 pezzi live ripercorrendo la carriera dai primi passi dell’esordio fino all’ultima fatica in studio Risk to Exit. Ed è proprio da qui che si parte col brano Get High (no I don’t), un pezzo che ricorda molto le sonorità di Alex Kapranos & Co. Da ascoltare e riascoltare a tutto volume trascinato da un riff grezzo e ruvido, martellante e provocante come da copione in stile indie. La scelta della scaletta è esclusivamente a gusto personale della band, in modo da poter spaziare fra i pezzi più pregiati ma meno conosciuti rispetto alle hit da concerto. Ecco comparire quindi la b-sides A19 dal sapore quasi “morrisiano” con hammond al seguito, e la voce di Paul Smith tirata a lucido per l’occasione che va a sfiorare tonalità vocali molto simili al primo Brandon Flowers targato The Killers.

I Maximo sfoderano tutta la loro armonia d’intenti e di capacità artistica nei brani successivi quali Limassol, Girls who play guitars e Books from boxes, unendo sagacemente il post punk revival e l’alternative rock in maniera naturale, senza troppi fronzoli o effetti sonori. Il rock fatto da musicisti che sanno cosa vogliono e dove vogliono arrivare. Una nota particolare per il pezzo top della live session, The National Healt, un brano dall’esecuzione quasi punk dove Smith si supera interpretando e re-interpretando se stesso così facilmente come bere un bicchier d’acqua.

Una prova di maturità non indifferente per i ragazzi buoni di Newcastle. Dopo 14 anni di onorato servizio, i Maximo Park superano la prova live a pieni voti, con la consapevolezza di essersi guadagnati i galloni di band indie post BRIT POP, senza far rimpiangere nulla e nessuno.