R E C E N S I O N E


Articolo di Giacomo Starace

Dopo due anni da Of Shadows, Fabrizio Cammarata torna con un nuovo album, Lights, che sembra porsi in una posizione antitetica rispetto al precedente. Da un lato le ombre e dall’altro le luci. Tuttavia, entrambi gli elementi sono collegati, perché non esisterebbe l’uno senza l’altro. Sono quindi due facce del viaggio all’interno di se stesso che il cantautore palermitano ha intrapreso. Pensando a come si è articolata la carriera di Fabrizio, viene un po’ il tremore alle gambe: si incontrano nomi storici, come Damien Rice o Patti Smith o Ben Harper… soprattutto Rice viene in mente ascoltando Lights, caratterizzato da un folk molto intimo e profondo, grazie anche al lavoro del produttore Dani Castelar.

Pur distendendosi su melodie che risolvono in maggiore e testi concentrati sulle luci nascoste nelle cose della vita, la voce di Cammarata non può non comunicare una malinconia sottesa, che ne sporca il timbro o, per farla più semplice, comunica verità, linea guida degli undici brani e del messaggio dell’album. Per questo, a livello musicale non c’è nulla sopra le righe, nulla di estremo: è una musica che veicola il testo, facendolo arrivare dritto al punto. Cammarata si serve della sua grande cultura musicale (dal folk tradizionale alle incursioni nella world music, soprattutto messicana) per trovare il modo giusto per esprimersi e il risultato è notevole.

La lingua inglese dei testi fa assaporare un aroma internazionale, da un punto di vista estetico, ma aggiunge anch’essa un elemento in più alla sincerità dell’album: così come la musica, non ci sono artifici retorici, c’è unicamente ciò che Fabrizio vuole dirci. Già i titoli dicono molto, ad esempio il primo, ‘All is Brighter’, fa un po’ da premessa a tutto il disco, tutto è più luminoso. Il secondo brano ‘Run Run Run’, uno dei singoli usciti prima dell’album, suggerisce di fermarsi per poter guardare in faccia la nostra vita, perché sono i nostri demoni che ci mettono l’ansia di arrivare tardi. Interessante in questo senso la copertina: il volto di Cammarata che esce dalla sabbia, con gli occhi rivolti verso la fonte di luce, che non si vede direttamente, ma si percepisce nei punti più luminosi del viso e anche dalle ombre, perché non va censurato nulla, perché shadows e lights vanno insieme.

È un disco folk, contiene tutta la carnalità di un suono che non muore mai, che non mente mai, che a volte ti consola e a volte ti sbatte in faccia la realtà della vita, che ti racconta di amori cavalcantiani o ti parla di ‘Eileen’, ovvero della libertà scoperta in una relazione (citando Fabrizio: “Ho trovato ispirazione in una bellissima metafora di un poeta bengalese: l’amore è come un elefante che vuole essere legato a un palo con un sottile filo di seta. Può scappare quando vuole e senza fatica, ma non lo fa: sceglie il legame, ed è comunque libero”). Con la gentilezza della chitarra acustica Fabrizio ci accompagna nel processo di cambiamento dello sguardo, verso l’alto, emergendo dalla sabbia in cui siamo immersi quotidianamente e che ci invade i polmoni. C’è sempre bisogno di un amico che ci tenga di notte sul balcone a parlare, con una sigaretta accesa e la città che, dopo il rumore oppressivo della giornata, si ferma nel silenzio: Lights, di Fabrizio Cammarata

Tracklist:

01. All is brighter
02. Run run run
03. KV
04. Eileen
05. Under your face
06. Rosary
07. Blue
08. Cassipea
09. For my heartbeats
10. My Guitar At 4 a.m.