R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

La lunga autostrada artistica degli Unkle passa dalle sponde del fiume Avon, fra le contee di Gloucestershire e Somerset, un percorso che parte da Bristol e arriva fino a Londra. È proprio su quest’asse geografica che nasce nella metà degli anni 90 il fenomeno TRIP HOP, la creazione di un genere che rappresenta il viaggio oltre la mente di chi ascolta. I padri fondatori furono i leggendari Massive Attack, il controverso Tricky e gli struggenti Portishead. Le influenze a cui ha portato questo movimento sono state molteplici, come gli artisti che ne hanno tratto spunto e uno di questi è stato sicuramente Dj Shadow. È da qui che parte la nostra “Lost Highway”.

Gli Unkle nascono nel 1994 attraverso la collaborazione storica fra James Lavelle ed il producer giapponese Kudo, proveniente dall’etichetta Major Force. Nel 96, con l’entrata del guru della musica hip hop americana Dj Shadow, il progetto prende vita e origina uno dei più bei dischi alternative della storia contemporanea. L’album Psyence Fiction, datato 1998, è un capolavoro di una bellezza disarmante, pieno zeppo di collaborazioni mai viste tutte in una volta nella scena UK: si va da Richard Ashcroft dei Verve a Thom Yorke dei Radiohead, passando per Mike D dei Beastie Boys e Jason Newsted dei Metallica. Da quel momento in poi, gli Unkle entrarono in scena girando il loro film personale fatto di serate, di club strapieni e di festival senza precedenti. Dopo 5 album, numerosi remix e svariati live, tornano con nuove idee e nuovi featuring pazzeschi nella loro ultima fatica dal titolo The Road: PART 2/Lost Highway, il secondo capitolo della trilogia The Road.

Non servono troppe parole ma pochi attimi di ascolto delle 22 tracce, e una rapida lettura delle star presenti: Tom Smith (Editors), Jon Theodore (Queen of the Stone Age), Mark Lanegan e Mick Jones (Clash). Un parterre de Roi per uno dei concept album più attesi dell’anno. Il leader e fondatore degli Unkle, James Lavelle descrive il suo nuovo lavoro come “un mixtape per un lungo viaggio, il viaggio della scoperta”.

La partenza è di quelle importanti con Requiem dove ritroviamo la voce cupa e introversa di Mark Lanegan, proseguendo poi con The Other Side, il timbro inconfondibile di Tom Smith degli Editors e la sublime armonia che si fonde fra voce e note. L’incedere nell’ascolto e le sonorità che si trovano sono definite e le voci eteree, con poco spazio alla sperimentazione. Ne sono un esempio i pezzi Only you, Days and Night e Touch me. La vera chicca made in Bristol è sicuramente Crucifixion/a Prophet, una ballata trip hop in salsa Tricky nella forma migliore.
Il pezzo più intenso, più vero e originale targato Unkle, dove le origini incontrano il nuovo, dove l’incessante incedere delle chitarre distorte si fonde con una batteria incalzante. Non c’è spazio per il respiro, non c’è spazio per la razionalità; in assoluto il miglior pezzo targato Lavelle dell’intero album.

Il lavoro degli UNKLE si chiude con 2 songs in ordinaria amministrazione come Powder Man, dove si percepisce in qualche modo la presenza di Neil Young, e Find an Outsider, classica ballata da Primal Scream in versione “Screamadelica”.

Nel complesso un ottimo lavoro, non memorabile, ma assolutamente di livello per chi ha fatto della musica la propria passione. James Lavelle si dimostra ancora una volta all’altezza della fama e delle sue collaborazioni da urlo, delle sue influenze trip hop e della smoderata devozione per quei Massive Attack che lo hanno forgiato… dalle sponde di Bristol fino a Londra.