I N T E R V I S T A


Articolo di Iolanda Raffaele

Un gruppo musicale che nasce da una tua idea già nel lontano 2006 e che ha subito varie evoluzioni fino ad oggi. Come è stato il vostro percorso musicale e che grado di maturità avete raggiunto?

Il nostro percorso è stato abbastanza disordinato e rocambolesco. Sono sempre successe cose straordinarie nel momento più inaspettato, non c’è mai stata una progettualità nel senso che io l’ho sempre avuta, però, alla fine gli eventi si incastrano come vogliono. Adesso abbiamo fatto quest’ultimo disco che si chiama Che effetto fa, che è proprio frutto di questo marasma e di questa incertezza e confusione totale in cui costantemente viviamo e vivo. Che effetto fa è pure la domanda che faccio a me stesso ossia che effetto farà questo disco.

Che effetto fa” è un terzo album di svolta e rivoluzionario in cui si fotografano situazioni sentimenti ed emozioni diverse e che arriva il 28 settembre 2018. Parlaci un po’ di questo lavoro di ben dieci tracce e del suo significato.

Io faccio sempre delle canzoni autobiografiche, parlo di me, di quello che sento e che provo, fotografo degli istanti, dei momenti, delle sensazioni, delle persone e dei personaggi che incontro durante la mia vita. Di solito cerco di spurgare tutta la negatività dentro le canzoni e reagisco sempre con molta forza agli ostacoli che la vita frappone tra te e i tuoi obiettivi. Nella musica questa cosa si sente molto, infatti, i nostri testi sono molto scuri e talvolta tristi, ma abbinati ad una musica molto ritmata, molto gioiosa, molto “maggiore” come si direbbe in gergo tecnico. Questo contrasto, perciò, dà vita ad una musica che è disperatamente eroica, secondo me. In questo disco abbiamo aggiunto molta elettronica e molti spunti sonori diversi rispetto a prima, quando eravamo molto più rock e le chitarre elettriche e distorte avevano un ruolo preponderante. Dal punto di vista concettuale questo disco risente anche molto della diaspora che c’è stata tre anni fa quando il gruppo si è completamente frammentato, quindi, sono rimasto solo io della vecchia formazione anche se questo è un gruppo alla Foo Fighters in cui se va via Dave Grohl loro finiscono, invece se vanno via gli altri il gruppo continua, quindi, anche i KuTso sono così. Nell’album c’è molta amarezza, ho accusato molto il colpo e l’ho riversato nelle canzoni, c’è una malinconia diversa, forse più matura, però anche più grave, ma c’è sempre la reazione che è la musica.

Tanti live, tour e palchi. Qual è il vostro rapporto con il pubblico?

Ancora non l’ho capito, per me il concerto è una festa, una festa condivisa in cui tutti quanti sono tenuti o chiamati a partecipare sia il pubblico che la band in un rapporto orizzontale. Non mi piace stare sul piedistallo e dire quello che penso. Mi piace che insieme viviamo un momento irrazionale, un momento sfogato. Nella musica e nei miei dischi c’è sempre questa volontà di baldoria eroica, perché per me ogni disco, ogni concerto è come se andassi a petto scoperto incontro la morte sorridendo, un po’ dannunziana come visione di ciò che è l’arte o la musica. La gente mi pare abbia capito tutto ciò, mi piace quando arrivano persone da me e, dai giudizi che danno della mia musica, capisco che hanno capito, che sono andati a fondo, che hanno voluto cogliere tutti gli aspetti di questo nostro progetto che non è soltanto divertimento, ma è anche introspezione, ragionamento, sentimento, insomma tutto quello che la musica dovrebbe dare.

Dopo l’Ep Aiutatemi, “Decadendo (su un materasso sporco)” del 2013 e “Musica per persone sensibili” prodotto da voi ed Alex Britti nel 2015. Da quest’ultimo brano è tratta Elisa con cui vi siete aggiudicati il secondo posto tra le nuove proposte del Festival di Sanremo nel 2015. Pensavate di raggiungere questo traguardo e da allora la vostra visione di Sanremo è cambiata o è rimasta uguale?

Non pensavo di raggiungere questo traguardo, perché non ho mai pensato a Sanremo, nel senso non puntavo a quello, a me interessa avere le persone ai concerti, vendere dischi o avere ora visualizzazioni, cioè far esistere il progetto. Sanremo è una grandissima vetrina, quindi, dico sì ad ogni vetrina, anche perché in qualunque contesto veniamo posti io interpreto sempre tutto a modo mio, non ho paura di nessun ambiente. Quando siamo andati lì a Sanremo è stata un’esperienza molto forte, perché è un frullatore in cui fai interviste dalla mattina alla sera, poi l’esibizione e dopo ricominci così, quindi, in una settimana fai la promozione di due anni. È un’esperienza molto forte, io sono andato molto determinato, un po’ perché non subivo il fascino di Sanremo, un po’ perché volevo ottenere il massimo da quello che la vita mi permetteva di fare, perciò sono andato un po’ con lo spirito dell’atleta, come se dovessi fare il salto in alto, ero concentrato sulla telecamera e sul fare la mia performance, così come l’avevamo preparata, quindi non mi sono goduto niente.
Ho cercato di eliminare l’aspetto emotivo per poter essere concentrato sullo sforzo concreto, magari se lo rifacessi andrei con molta più tranquillità e anche divertendomi. Sinceramente parlando, non guardo Sanremo, non lo seguo, lo seguo soltanto perché essendo stato a Sanremo c’è qualche radio che mi chiede il commento e quindi lo seguo, ma la musica non la cerco lì.

Qual è il tuo giudizio sulle radio, le web radio e le web radio universitarie?

Penso siano la linfa del nostro lavoro, perché la radio e i giornalisti, che sono oltretutto degli appassionati, sono i primi ad affezionarsi a qualcosa, quindi sono preziosi. Avere le porte aperte o il sostegno di chi lavora a livello di comunicazione è molto, molto importante per un artista, anche per sentirsi dire bravo almeno una volta.

Analizziamo qualche brano:Le suggestioni di fanta – letteratura di Manzoni Alieni

In quella canzone I Promessi Sposi sono un pretesto per parlare della mia reale passione e spinta emotiva che è l’universo, l’astronomia, l’astrofisica, la ricerca della vita in altri pianeti, ciò che ha a che fare con l’avanguardia dell’umanità e che mi appassiona più dell’arte stessa e su cui mi documento. Così ho preso spunto I Promessi Sposi per inventarmi I Promessi Sposi 2.0, ambientato su altri pianeti, inserendo nel ritornello “quando a scuola studiavo Manzoni francamente mi rompevo i coglioni”. La scuola, purtroppo, forse anche per come è strutturata, viene vista dai ragazzi come una tortura e quindi anche un’opera d’arte come I Promessi Sposi diventa solo una sofferenza, un compito da fare. Per scrivere questa canzone, ho dovuto rileggere I Promessi Sposi, ho fatto un’adeguata ricerca, ho studiato per poter dire cose che avessero anche un senso.

Le esigenze sociali e personali di un laureato disoccupato in Disoccupato

È la condizione un po’ di tutti, non riguarda solo i giovani appena usciti dall’università o dal liceo, ma proprio tutti fino ad età avanzate. Chi lavora nel mondo dei contenuti deve inventarsi il lavoro, inventare un modo per tirare fuori i soldi, altrimenti sei semplicemente un disoccupato.

Il featuring con il modello, attore ed influencer Giulio Berruti in Il segreto di Giulio.

Il segreto di Giulio è l’ultimo singolo che abbiamo fatto uscire da pochissimi giorni. La canzone inizialmente si chiamava E’ necessario che tu piaccia alle donne, che poi è il ritornello della canzone, perché quando ho scritto il pezzo il mio management, la mia casa discografica dell’epoca continuamente mi diceva che dovevo scrivere una canzone che piacesse alle donne, che dovevo rivolgermi ad un pubblico femminile perché siete voi che muovete il mercato musicale. Alla fine la mia reazione non è stata scrivere una canzone che piacesse alle donne, ma per piacere a loro si danno una serie di consigli e buoni motivi che vanno anche oltre la musica. Giulio Berruti, modello, attore di fiction, è un gran figo, da uomo ritengo che rientra perfettamente nel concetto di bellezza. Se vai sul vocabolario e cerchi la definizione di bellezza, esce Giulio Berruti. Ci siamo conosciuti quando facevamo la resident band del programma Bring The Noise su Italia1 e alla fine gli ho proposto di fare questo ruolo, questo gioco. Fortunatamente oltre ad essere bello e bravo è pure simpatico, ha tutte le qualità, e si è prestato a questa parte ironica in cui lui intona anche il ritornello.

Ci sono altri progetti che state curando oltre la promozione dell’album e il lancio delle canzoni.

A maggio abbiamo le prime date di quello che sarà il tour primaverile ed estivo, però, le comunicheremo a brevissimo sui nostri social, quindi cercate su facebook e su tutti i social K- u – t -s – o, lì troverete tutte le nostre date.

Tra un po’ siamo a maggio, un pensiero sul Primo Maggio in musica.

Il Primo Maggio l’abbiamo fatto due volte a Roma ed è stata un’esperienza bellissima, che mi ha emozionato molto di più di Sanremo perché lì stai davanti a duecentomila persone e le vedi tutte davanti a te. Quando abbiamo suonato noi è stato bello perché la gente ha risposto, noi abbiamo un modo di stare sul palco che coinvolge molto il pubblico, però non è detto che questa cosa venga sempre recepita. Sentire invece tante persone che tutte insieme cantavano un nostro pezzo, mi ha fatto sentire Freddie Mercury. Fa un bellissimo effetto ed è l’effetto che dovrebbe fare a tutti coloro che ascolteranno il nostro nuovo album.

Grazie per la tua simpatia e disponibilità e auguri per una lunga carriera