R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

Quando l’amore incontra il synth ed è in grado di raggiungere i cuori degli insensibili e degli insensati, allora si può parlare di miracolo musicale. Ma la musica non è quasi mai un miracolo che arriva dal nulla. Le capacità di chi scrive e di chi compone sono doni che si legano fra di loro dando vita al legame perfetto. Con Love Songs for Insensitive People, gli Heathens vogliono dimostrare tutto questo.

Il sestetto italiano formato da Mattia e Lorenzo Dal Pan, Matteo Valt, Francesco Dal Molin, Stefano Pettenon e Massimiliano Cappello, muove i primi passi dalle colline di Feltre per arrivare col terzo album a scalare quelle montagne che sembrano lontane e inarrivabili, le vette del successo. Il suono è raffinato, pacato nel suo cammino e nel suo incedere, quasi fosse una lullaby versione colonna sonora.

Il primo brano Best Wishes ha proprio questo impatto sonoro. Vuole incanalarci in un sogno.. In un lungo sogno dal quale apriremo gli occhi solo ad opera terminata. Sulle note di Run Away possiamo riconoscere le varie influenze che hanno trasportato gli Heathens verso questo interessante progetto, come ad esempio i The National, qualcosa dei Depeche Mode agli inizi degli anni 90, e i Babylonia versione Motel la Solitude. L’intro di Humans ricorda molto Miles Away di Madonna con un riff acustico iniziale, che fa spazio nel proseguo ad un vero e proprio assolo synth da paura. Incessante, una marcia di avvicinamento all’inconscio di ognuno di noi. Spiace dirlo per la tanto incensata musica leggera italiana, ma di questo sound ne avevamo maledettamente bisogno dai tempi biblici dei primi Subsonica.

L’insensata e insensibile voglia di stupire prosegue sulle prime note di Heartbeat, una sorta di tributo a Idioteque dei Radiohead, una chiara venerazione per l’operato di Thom Yorke che tanti ha ispirato e tanti ne ispirerà ancora. L’unico pezzo che differisce dalla maniacale cura con cui gli Heathens hanno imbastito la scaletta dei loro brani per creare una sequenza di emozioni rare, è When Morning Comes We Will Be There To Wait For It Without Thinking, un preciso riferimento al genere British indie rock ricalcando le orme dei Maximo Park e dei Foals. Un titolo decisamente lungo, magari nel tentativo di spodestare dal guinnes dei primati i 1975 con I Like It When You Sleep, For You Are So Beautiful Yet So Unaware Of It. Sarà una curiosità da chiedere a questi ragazzi veneti nei loro prossimi live.

Il disco presenta all’interno anche due brani italiani: Fil di Ferro con la voce poetica di Eugenia Galli e Sarebbe Bello, brano con cui si chiude il cerchio di questo album, uno fra i più interessanti fra le novità italiane.
Un album che di stampo e impronta italiana ha poco o nulla, se non la nazionalità di chi lo ha scritto; contemporaneo negli arrangiamenti e nel sound alternativo, libero da schemi e dettami imposti, gli Heathens stupiscono per la vena artistica internazionale che li contraddistingue dalla massa. Canzoni d’amore per gli insensibili, per coloro che finora non hanno aperto il loro cuore al nuovo che avanza. Perché si può essere romantici anche così.