R E C E N S I O N E


Articolo di Manuel Gala

“Senti, la distanza tra di noi, potrebbe aver richiesto un po’ di tempo… una volta eliminata questa differenza sei risultata come una dei miei amici… una volta ogni tanto le piccole cose mi fanno sorridere… “ (LONGSHOT trad.) Benedetto sia il Galles e benedetto sia il frutto della sua madre terra che ha dato alla luce la band indie rock numero uno al mondo. E non esagero! I Catfish and the Bottlemen sono quanto di più vero, raro, potente e graffiante esista sulla faccia del pianeta.

La barca nella tempesta rischia di affondare… per questo ci vuole un capitano con gli attributi per domarla. E Mr. Ryan Evan, detto Van McCan, è quanto di più rock ci sia nel blando panorama britannico da dopo gli Arctic Monkeys.
La band si forma nel 2007, ma solo nel 2014 debutta con l’album The Balcony, dritto in top 10 in UK. Due anni dopo riescono nel difficile compito di migliorarsi con la loro seconda opera rock The Ride, portandoli sul tetto del mondo e aggiudicandosi anche un BRIT Awards. Da numeri uno delle classifiche, percorrono il giro del mondo in 360 giorni, promuovendo in lungo e in largo il loro amore viscerale per ciò che li ha consacrati. Glastonbury, T in the Park, Lollapalooza sono solo alcuni dei più grandi raduni a cui hanno partecipato come headliner.

Nel 2019 I Catfish si presentano alle stampe col terzo capitolo della saga dal titolo The Balance, anticipato dal super singolo Longshot. Senza ombra di dubbio un pezzone da UK chart, fresco ed entusiasmante, finalmente qualcosa da cantare a squarciagola ad un concerto al ritmo di “listen the distance between us, could’ve took a while… one of our Longshot paid off”. Le canzoni dei Catfish suonano come degli inni rock da stadio, con riff precisi e messi nei punti giusti di ogni canzone dell’album. È impossibile non cantare, non muovere su e giù la testa per gli assoli eccellenti del chitarrista Johnny Bond, per come tiene in pugno il tempo Bob Hall con la sua batteria e come muove le sue precise dita Benji Blakeway sul basso.

Il secondo singolo estratto Fluctuate è il marchio di fabbrica che ha contraddistinto il quinquennio di successi di questa giovane grande band. Riff veloce, testo e ritmica serrata, fanno di questa perla musicale una delle canzoni più belle dell’intero lavoro. Non ci si ferma un secondo nell’ascolto… l’album ti travolge come le onde in tempesta senza possibilità di domarle.
2All, terzo singolo estratto, è un altro fenomenale tripudio rock che recita “and i share my love with all… all the people that come round”. Con questo connubio idilliaco fra testi e melodie, oggi i ragazzi arrivati in punta di piedi dal Galles, hanno un seguito di folle euforiche da guinnes dei primati se paragonato alla loro giovane età artistica.

Continuando la selezione dei pezzi troviamo Conversation, brano che sa molto di Oasis tempi d’oro (“non so scrivere come Noel Gallagher e quindi scrivo in modo diretto e senza fronzoli”). La rotazione dei pezzi è da perdere il fiato, da farsi risucchiare dentro al vortice di emozioni ascoltando in sequenza Sidetrack, Encore e Basically. Il finale è da urlo, non si possono avere pause, non ci si può proprio distrarre perché non se ne ha nemmeno il tempo. Tutto veloce e rapido, un succo 100% a base di ottimo british rock con il tris d’assi finale Mission, Coincide e Overlap.

Si arriva alla fine di tutto col cuore in gola e l’adrenalina alle stelle, con la gioia che scorre fiera nelle vene e l’orgoglio di poter ancora credere in qualcuno. Questa non è una semplice band da hit… questi sanno suonare e sanno colpire dritti laddove altri hanno fallito. Il rock non è morto ma vive! È fatto di piccole cose semplici che fanno sorridere e ti fanno ancora esclamare a gran voce : “It’s only (indie) rock’n’roll but I like it! ”.