L I V E – R E P O R T


Articolo di Cristiano Carenzi

Blank Banshee rappresenta il maggior esponente della cultura vaporwave in campo musicale e venerdì 17 Maggio è tornato in Italia per la prima di tre date. Quella di Milano si teneva al Santeria ed è stata organizzata da Radar Concerti. Blank Banshee è un artista che reputo molto interessante, nei suoi tre album usciti per ora (“Blank Banshee 0”, “Blank Banshee 1” e “Mega”) non si è mai ancorato troppo ai suoni della vaporwave ma ha sempre inserito elementi recuperati da altri generi; nell’ultimo disco ha ripreso addirittura dei suoni affini alla trap. L’altra particolarità del produttore canadese è che fa parte degli artisti senza volto; non è il primo, anzi, negli ultimi anni soltanto in Italia abbiamo avuto I Cani, Liberato e Myss Keta mentre su scala mondiale ricordiamo sicuramente i Daft Punk e gli Slipknot. Così anche lui ha deciso di coprirsi il volto con una maschera che sembra quella di un robot, costituita da tanti quadratini di metallo riflettente che nel complesso è perfettamente in linea con la sua estetica.

Il set di apertura è lasciato a Tuna Display: giovane membro di Tataki Records che fa electro-vaporwave e ci regala una mezz’ora di musica tranquilla che spesso sfocia nell’ambient più puro. Il ragazzo si trova particolarmente a suo agio di fronte al synth e ad un certo punto campiona il suo stesso fischio in diretta per rendere il tutto più coinvolgente. A parte un leggero brusio di fondo il pubblico risponde in maniera ottimale. Pochi minuti dopo le 21 e 30, con una sorprendente puntualità sale sul palco Blank Banshee sollevando in aria il Pad che gli permetterà di realizzare il suo set. A parte per pochi secondi ad inizio e fine del concerto, non guarda mai in faccia il pubblico ma si scatena forsennatamente dietro ai suoi strumenti facendo trapelare la difficoltà di ciò che sta facendo. Il concerto è coinvolgente per tutti i cinquanta minuti spaccati di durata; mi aspettavo durasse qualcosina in più ma è una scelta assolutamente comprensibile.

È vero che se avesse semplicemente messo in play i tre dischi uno in fila all’altro sarebbe durato anche il doppio ma qui è tutto diverso; prendo ad esempio Ammonia Clouds, ovvero uno dei suoi brani più noti: durante l’esecuzione erano in play l’inizio e la fine del brano contemporaneamente, (oltre ad altri suoni riprodotti al momento da lui) quindi la durata è stata ridotta rispetto all’originale. Questo ha portato ad uno spettacolo inaspettato, completamente diverso dai lavori usciti dallo studio. La caratteristica che varia di più è che il live era molto più spinto e in più momenti la sua musica era techno allo stato puro. I dischi spesso raggiungono l’ambient e possono essere considerati rilassanti (a parte per un elemento caratteristico di cupa inquietudine); qui al contrario viene dato spazio alla parte più cattiva di Blank Banshee.

Essendo lui stato tutto il tempo in console bisogna comunque intrattenere il pubblico anche per quanto riguarda la parte visiva e a far questo ci pensano perfettamente i visual e le luci che sono variation per la durata del concerto e davano quel tocco vaporwave che lo ha sempre contraddistinto. Per le 22 e 30 sono fuori dal Santeria, contento di non avere fretta per raggiungere la metro più vicina e molto soddisfatto del concerto a cui avevo appena assistito.